lunedì 3 settembre 2007

La Filarmonica di Israele diretta da Zubin Mehta suona a Torino, Milano e Bari

La Filarmonica di Israele, blasonata orchestra fondata nel 1936 da Bronislaw Huberman (uno tra i più noti violinisti del secolo scorso) è da un paio di settimane in Europa per una significativa tournèe di concerti. Dopo le applaudite esibizioni dei giorni scorsi al Festival di Salisburgo e al Festival di Lucerna, la prestigiosa compagine israeliana, diretta in passato da maestri del calibro di Toscanini, Bernstein, Giulini e attualmente da Zubin Mehta (nella foto) che la sta guidando con successo in questo giro europeo, sarà questa sera all’Auditorium del Lingotto di Torino per inaugurare la prestigiosa rassegna di Settembre Musica e domani a Milano, dove come si sa, da quest’anno parte una bella collaborazione proprio con la manifestazione torinese curiosamente denominata MITO; manifestazione che darà vita in entrambe le città a numerosi concerti - da non perdere per chi può... - durante tutto il mese di settembre. Saranno due i programmi offerti per l’occasione dall’Orchestra Filarmonica Israeliana. Il primo a Torino, prevede la Sinfonia n. 9 “Grande” di Franz Schubert in accoppiata con la sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonìn Dvorak, il secondo domani sera a Milano al Teatro alla Scala, con la Settima Sinfonia di Gustav Mahler.Questo secondo programma sarà possibile poi ascoltarlo anche a Bari, unica data per l'Italia meridionale, dove giovedì 6 settembre alle 21 presso lo Spazio 7 della Fiera del Levante l’orchestra israeliana sarà ospite della Fondazione Petruzzelli. Un concerto che apre a tutti gli effetti la nuova stagione 2007-08 della Fondazione barese, che dovrebbe anche essere l’ultima prima del definitivo ritorno (speriamo bene) al Teatro Petruzzelli, finalmente restaurato, nel dicembre del 2008. I biglietti per l’atteso evento musicale di giovedì a Bari sono quasi tutti esauriti. Per informazioni rivolgersi quanto prima al botteghino del Teatro Piccinni: 080.5212484.

lunedì 30 luglio 2007

Buone vacanze!


Cari amici dell'Orecchio di Dioniso, è tempo di vacanze anche per me. Porgo perciò, oltre agli auguri di rito, un ringraziamento grandissimo a tutti voi per avermi seguito ed incoraggiato in questo primo anno di lavoro "on line".

A settembre il progetto naturalmente continuerà...

Vi aspetto, come sempre, numerosi.

A presto.

venerdì 27 luglio 2007

Francesco Libetta suona stasera al Castello Svevo di Bari

Cosa c'è di più romantico di un pianoforte a coda suonato sotto le stelle in una presumibilmente calda serata d'estate? Francesco Libetta, pianista salentino di fama internazionale, dopo i successi del "suo" Miami Festival leccese proverà a farci sognare con un raffinato repertorio legato ai compositori pugliesi della celeberrima settecentesca Scuola napoletana. L'appuntamento è per questa sera nel Castello Svevo di Bari (alle 21.00. Box Office presso i negozi Feltrinelli Libri& Musica - infotel. 080.5240464 e Centromusica - infotel. 080.5588049). Da non perdere.

giovedì 26 luglio 2007

Pavel Berman suona le Partite per violino solo di Johann Sebastian Bach al Festival "RITRATTI" di Monopoli


E’ partita il 23 luglio scorso a Monopoli la terza edizione del Festival RITRATTI, proposto dall’ Ensemble ’05 di Antonia Valente, la compagine musicale “a geometria variabile” che unisce giovani musicisti di talento, molti dei quali tuttora studenti, al fianco di artisti dalla esperienza già affermata in campo internazionale e ospiti di prestigio nel ruolo di “tutor” , che offrono ogni anno la propria collaborazione artistica nella realizzazione di concerti creati, diretti e curati con questa formula inedita di lavoro.Hanno partecipato alle produzioni dell’Ensemble nelle precedenti stagioni, in qualità di “tutor” dell'Ensemble, i violinisti Antonio Anselmi e Marco Rogliano, il pianista François-Jöel Thiollier, i bandoneonisti Marcelo Nisinman e Per Årne Glorvigen, l’attore Paolo Panaro, la cantante argentina Rosa Dominguez e altri ancora.Ogni estate l’Ensemble produce con crescente successo il proprio Festival “RITRATTI”, proponendo monografie dedicate ai compositori e alle scuole nazionali: produzioni di spicco delle scorse edizioni in particolare quelle su Paganini, Schumann e Brahms, sulla musica ungherese, su Rachmaninov e Babažanjan, oltre all’allestimento in forma di concerto dell’opera-tango “Maria de Buenos Aires” di Astor Piazzolla con grande successo in Puglia ed Abruzzo. Sulla scorta del successo ottenuto con gli spettacoli musicali prodotti nel 2006 e nel 2005, le nuove produzioni prenderanno vita ancora una volta nella quinta scenografica degli spazi del Chiostro di San Martino: il primo “ritratto” sarà monografico e dedicato ai Concerti per pianoforte e orchestra di Fryderyc Chopin nella versione da camera con quartetto d’archi: solisti due giovani ma già solidamente affermate interpreti della tastiera: Beatrice Rana, pianista quattordicenne già grande interprete della tastiera e Viviana Lasaracina, straordinario giovane talento della nostra Regione, entrambe allieve nella classe di Benedetto Lupo al Conservatorio di Monopoli, già vincitrice di importanti riconoscimenti. Pavel Berman (nella foto), violinista russo, italiano d'adozione e figlio del grande indimenticabile pianista Lazar Berman, sarà il “tutor” d’eccezione di quest’anno, e anche il protagonista del secondo “ritratto” di questa sera, dedicato alle “Partite” per violino solo di Johann Sebastian Bach: il virtuoso si esibirà sullo Stradivari “Maresciallo Berchet” da poco affidatogli dalla Fondazione Pro Canale di Milano, e appartenuto a David Oistrakh.Terzo “ritratto" dedicato a musica dalle Due Americhe, con la proposta della Bachiana Brasileiras n.5 di Heitor Villa-Lobos per voce e 8 violoncelli; il balletto americano Appalachian Spring di Aaron Copland nella sua versione per piccola orchestra e danzatori, ospiti la compagnia di danza Qualibò e ancora una volta la videoart di Gianfranco Pacella; infine, una nuova produzione sulla musica di Astor Piazzolla, con il Doppio Concerto per bandoneon, chitarra e orchestra d’archi, solisti Massimo Felici e Per Arne Glorvingen, musicista norvegese già ospite nelle riprese invernali dell’Ensemble ‘05 di “Maria de Buenos Aires” in Puglia ed Abruzzo. Conclude il ciclo di concerti 2007 un appuntamento dedicato al compositore francese Maurice Ravel in un concerto-spettacolo realizzato in collaborazione di ARTEGIANATA di Giancarlo Pacella, con tecnologie multimediali che riporteranno alla luce documenti filmati e fonografici legati al milieu culturale della Francia alle soglie del ventesimo secolo. E’ importante sottolineare anche che, come ogni anno, diciannove dei venticinque musicisti coinvolti nel festival sono giovani prevalentemente pugliesi nei primi anni di attività professionale, che realizzano un progetto forse unico per qualità ed interesse nel panorama musicale della Regione.

Martina Franca e il suo Festival ricordano Gioconda De Vito

Questa sera alle ore 20.00 nell’ambito del Festival della Valle d’Itria il prof. Corrado Roselli del Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari nel Chiostro di Sant’Antonio a Martina Franca illustrerà, attraverso una ricca relazione (condita da preziosi ascolti ed immagini), la biografia della grande violinista martinese Gioconda De Vito, di cui ricorre proprio quest’anno il centenario della nascita. Dopo Cremona e Bari, è giunto dunque finalmente il momento anche per Martina e il suo prestigioso Festival di ricordare la celebre artista amata da Toscanini e Furtwangler. Il prossimo 29 luglio (Palazzo Ducale, alle 21) ci sarà poi l’atteso concerto sinfonico a lei espressamente dedicato dall’Orchestra Internazionale d’Italia diretta da Massimiliano Caldi, con solista la giovane violinista Fanny Clamagirand. Infotel: 080.4805100.

mercoledì 25 luglio 2007

I Maestri Cantori di Norimberga inaugurano oggi il Festival di Bayreuth

Se Lucerna possiede il festival di musica classica più importante al mondo e Salisburgo, nonostante qualche defaillance negli anni successivi alla mitica "Era Karajan" continua a rappresentare, oltre che la patria del Genio per antonomasia (Mozart, naturalmente), la meta estiva sognata da tutti i melomani ed appassionati di musica, Bayreuth con il suo storico festival è invece l'isola felice, con la sua mitica Festspielhaus dei wagneriani o di chi volesse diventare tale.
A me è capitato nel 1983 di "approdare" in quell'isola felice a Bayreuth. Lì ho potuto in compagnia di mio padre avere il previlegio di ascoltare e vedere tre grandi opere del celebre compositore tedesco: "Parsifal", "Tristan und Isolde" e i cosiddetti "Meistersinger". Ad appena vent'anni ho vissuto emozioni inenarrabili, ho davvero potuto scalare l'Everest della Musica. Tornato di passaggio nel 1994, undici anni dopo, in compagnia di mia moglie ho fatto di tutto per cercare un paio di biglietti per il Parsifal wagneriano diretto dal compianto Giuseppe Sinopoli, ma non c'è stato niente da fare. Biglietti esauriti da mesi. La storia si ripete ormai da anni. Entrare nel Tempio del leggendario Richard è un'impresa. Le richieste arrivano da ogni parte del mondo. per consolarmi e consolarvi vi segnalo però la diretta su Rai Radio Tre (e non finiremo mai di ringraziare abbastanza!) dei principali allestimenti di quest'anno. A cominciare proprio dai Maestri Cantori di Norimberga, che apriranno il festival questo pomeriggio alle 16. Se potete, inforcate la cuffia e ad occhi chiusi ascoltate, ascoltate, ascoltate e...sognate di essere lì nel "Tempio" musicale eretto e inaugurato nel 1876 da Richard Wagner.
Il sito di Radiotre offre anche il libretto tedesco con la traduzione a fronte in italiano. Che si può volere di più? Una diretta tv magari...
Per il momento, buon ascolto!

martedì 24 luglio 2007

La castigata Salomé francese di Richard Strauss in scena al Festival della Valle d'Itria


Era un’occasione unica quella dell’altra sera al Festival della Valle d’Itria di Martina: ascoltare dopo un secolo esatto dall’ultima esecuzione la Salomé di Richard Strauss, ispirata al celebre testo del grande drammaturgo Oscar Wilde nella lingua originaria dell’edizione originale. Non dunque la “solita” Salomé in tedesco, che peraltro in Puglia non si è purtroppo a tutt’oggi mai allestita, ma una partitura dimenticata negli archivi dell’Istituto Richard Strauss di Monaco di Baviera e ritrovata verso la fine degli anni Ottanta. Ritrovamento che ha poi permesso una parziale versione da concerto nel 1989 al Festival di Montpellier, utilizzando però la stessa orchestrazione concepita per il teatro tedesco. Va detto, come ha più volte ricordato Sergio Segalini, direttore artistico del Festival della Valle d’Itria, che la cosiddetta versione in lingua francese che per molti anni ha girato l’Europa e in particolare la Francia deriva da una pedissequa traduzione dal tedesco e non ha nulla a che vedere con l’edizione proposta qui che invece risale al 1907, quando l’opera fu data prima in forma privata in un piccolissimo teatro a Parigi, e poi nello stesso mese al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles. Circa due mesi dopo invece la Salome in tedesco venne diretta per la prima volta a Parigi allo Chatelet dallo stesso autore. L’edizione francese originale di Wilde sparì dunque dalle scene, mentre circolarono come detto altre edizioni francesi, ricavate sempre da traduzioni dal tedesco. Ecco perché a Martina si trattava, in effetti, di una prima ripresa mondiale dopo quella del 1907 a Bruxelles.
Detto questo però, vi dico subito che la Salomé francese non è assolutamente paragonabile alla Salome tedesca e costituisce a pieno titolo (quasi) un’altra…opera. Infatti, e non solo per una questione meramente linguistica, l’edizione francese è diversa anche da un punto di vista squisitamente orchestrale e musicale. L’orchestra appare infatti snellita, mancano rispetto all’edizione tradizionale il quinto e il sesto corno, la seconda arpa e l’heckelphon (e cioè il cosiddetto oboe baritono). In verità a Martina, anche l’organico complessivo degli archi era, per esempio, inferiore a quello che in genere si adotta (ed in teatri per giunta al chiuso) in Austria, Germania, Inghilterra e Stati Uniti, dove l’opera straussiana è assai più “frequentata” rispetto all’Italia. Ci chiediamo: una scelta voluta o, almeno in parte, forzata dai costi che un organico maggiore avrebbe comportato? Una risposta a tale quesito non sarebbe di poco conto, dato che ascoltando l’opera l’altra sera, ai più, è parso che proprio il necessario volume sonoro dell’ orchestra fosse carente.
Nell’insieme, d’altro canto, l’operazione di recupero di questa versione francese della Salomé è comunque meritoria e si inserisce nel contesto di un festival che si caratterizza, come pochi altri nel mondo, per l’ostinata ricerca di titoli dimenticati del repertorio teatralmusicale o, al contrario, di titoli già celebri in edizioni o versioni però ancora sconosciute al grande pubblico.
Questo progetto se da un lato può portare a riscoperte significative, come è stata, almeno per certi versi, la riproposta in tempi moderni dell’Achille in Sciro di Domenico Sarro, dall’altro può invece restare un discorso limitato nei confini di una certosina ricerca filologica che interessi solo pochi eletti.
Ecco dunque perché - a prescindere dalla valenza comunque positiva di un’operazione del genere - va sempre messa in conto la risposta del botteghino.
A Martina, in fin dei conti, Segalini ha vinto anche la sfida della Salomé francese, perchè è riuscito a fare il tutto esaurito nelle due recite previste (stasera, a proposito, si replica sempre alle 21, con diretta su Rai Radio Tre). Lo spettacolo, a scanso di equivoci, non è però piaciuto a chi scrive. La regia di Alexander Edtbauer (sui bozzetti per le scene e i costumi di Karen Hilde Fries) non mi è infatti sembrata all’altezza di un’opera così straordinaria e complessa come Salome.
A parte il minimalismo - ormai imperante - che imperversa come un insistente filo rosso in tutti gli allestimenti più recenti di Martina, qui mancava pure una regia credibile o che perlomeno avesse una coerenza di fondo. Non starò qui a raccontarvi la trama dell’opera, perché mi pare cosa superflua, trattandosi di un racconto biblico, prima che di un testo drammaturgico (quello di Wilde, per l’appunto) ad essa ispirato, celeberrimo. Sta di fatto, che la scandalosa Salomé straussiana con tanto di primo spogliarello assoluto nella storia del teatro moderno (si pensi al sempre attesissimo momento della “danza dei sette veli”) si sia trasformata in una vicenda ambientata presumibilmente nei primi anni del Novecento. Erode ed Erodiade, sembrano due ricchi psicopatici ubriaconi, Salomè in versione bionda-gelida-cinica Lolita (incontentabile sì, ma poi anche imbranatissima nel danzare ed alleggerirsi da quei miseri sette veli). E quando poi alla fine ti aspetteresti di vederla nuda, o almeno in topless e tanga, resti deluso dalla calzamaglia color carne che ne nasconde le preziose virtù. Insomma, una Salomé così priva di sensualità, così castigata nelle movenze, così poco demoniaca, non mi era capitata mai. Per non dire poi dell’incomprensibile, e per certi versi ridicolo, finale con il redivivo Jokanaan che avanza sul palco con la sua testa in mano e lasciando la stessa nelle mani di Salomé si allontana poi, quasi passeggiando, dalla scena.
Del resto a parte il credibile Erode di Leonardo Gramegna, ho notato nel corso di tutta l’opera un diffuso immobilismo in quasi tutti i personaggi. Dal punto di vista musicale fortunatamente le cose sono andate meglio, perché Massimiliano Caldi è un giovane, capace direttore d’orchestra e ha avuto se non altro il merito di optare per una lettura almeno coerente con il contesto e il materiale umano a disposizione; d’altro canto, va detto, che se Salomé diventa nella versione francese un’opera grandemente attutita, se non snaturata, nel suo lato barbarico, nei suoi eccessi più primitivi, o nella forza espressivamente accecante e “violenta” della sua musica…che Salomè è?
Direi che è semplicemente un’altra opera. Punto e a capo. In questa visione di edulcorato pseudo-impressionismo, si è trovata a suo agio l’Orchestra Internazionale d’Italia che, a parte qualche comprensibile imprecisione, ha offerto complessivamente una buona prova. Nel cast vocale, un po’ al di sotto delle aspettative della vigilia, hanno brillato oltre al già citato Erode di Gramegna, anche Sofia Soloviy (una Salomé tanto scenicamente impacciata, quanto vocalmente abile e generosa) e la vulcanica Erodiade di Francesca Scaini. Apprezzabile soprattutto il finale dell’opera, dove finalmente, quasi per incanto, sono venute a galla sonorità più smaglianti e consone allo stile del Signor Maestro Richard Strauss.

venerdì 20 luglio 2007

Van Westerhout e Puccini in dittico per l'Agimus a Mola di Bari





Martedi 24 Luglio ore 21.00 Piazza XX Settembre
"opera.....sotto le stelle"
“Doña Flor" (1896) -
Atto unico di A.Colautti – Musica di N.v.Westerhout
(nel 150° anniversario della nascita di Niccolò van Westerhout - Mola di Bari 1857 – Napoli 1898) /
" Gianni Schicchi" (1918),
Atto unico di G.Forzano - Musica di G.Puccini.

Interpreti:
Rossella Ressa - Camillo Facchino - Giovanni Guarino -
Antonio Catarcio - AntonioMasotti -
Damiana Mizzi - Angelo De Leonardis -
Madia Biasi - Rosanna Saladini -
Sebastiano Giotta - Carlo Monopoli -
Annamaria Bellocchio - Valeria Romanazzi -
Roberto Galanto - Antonella D'Elia - Valentina Patella - Maria Pasqualina De Stradis - Francesco Di Palma - Francesco De Donatis -Vincenzo Aversa. Direttori: Enrico Zullino e Giuseppe LaMalfa.
Regia: Giovanni Guarino /
Scene: Anna Chiara Castellano Visaggi /
Orchestra del Conservatorio "Nino Rota" di Monopoli.
"Dramma lirico in un atto di Arturo Colautti, Dona Flor fu composta da Niccolò van Westerhout per il Teatro Comunale di Mola di Bari che porta il suo nome. L'opera andò in scena il 18 aprile 1896. Seguirono altre recite : una seconda a Mola, otto al Teatro Piccinni di Bari e tre al San Carlo di Napoli. L'opera è stata poi ripresa in forma scenica per l'ultima volta nel 1952 al Teatro Petruzzelli di Bari . Tutto il lavoro scorre senza soluzione di continuità, cinque scene su un unico sfondo scenografico, precedute da un Preludio strumentale. La vocalità, a tratti aspra e spesso declamata sino al "parlato", non disconosce, anzi ricerca, la fluidità e la limpidezza del fraseggio "partenopeo", coniugandosi con sviluppi di matrice wagneriana e richiami evidenti allo stile verdiano.
La Doña Flor, atto unico per certi versi inconsueto e geniale, rappresenta il riflesso struggente della personalità del nostro Niccolò. Dopo 55 anni dalla sua ultima rappresentazione (1952 - Teatro Petruzzelli di Bari), riportarla in luce in occasione del 150° anniversario della nascita del compositore, sicuramente stimolerà un lavoro di rivalutazione critica di un'opera troppo frettolosamente dimenticata ma che, negli ambiti che le appartengono, può ben figurare accanto ad altre le cui sorti sono state più fortunate. A formare poi un "dittico" inconsueto quanto stimolante, ci sarà il celeberrimo "Gianni Schicchi", atto unico del grande Giacomo Puccini, che non ha certo bisogno di alcuna presentazione. Prenotazioni presso l'Associazione A.G.I.MUS “Giovanni Padovano”/ Infotel. 368568412 - 3492856438 - a.g.i.mus@alice.it

L' Achille in Sciro di Domenico Sarro: un gioiello ritrovato al Festival della Valle d'Itria

“Achille in Sciro fu rappresentato per 14 sere di seguito. Da allora il (San Carlo) grandioso teatro napoletano entrava di prepotenza nella storia dell’opera europea, e sarebbe dovuto entrare nella stessa storia anche il tranese Domenico Sarro: invece questi fu presto dimenticato dopo la morte, sette anni dopo la magica inaugurazione, e questo oblìo è surato fino al presente, meritorio recupero da parte del Festival di Martina Franca”. Così conclude il suo saggio sull’Achille in Sciro di Sarro il noto musicologo barese Dinko Fabris. Saggio di particolare interesse che apre il sostanzioso volume del programma generale della 33esima edizione del Festival della Valle d’Itria. Festival che si è per l’appunto inaugurato ieri sera proprio con l’opera che diede un luminoso incipit alla storia di un grande, grandissimo teatro come il San Carlo di Napoli.
Va subito detto che l’Achille in Sciro del “dimenticato” Domenico Sarro si è rivelato al primo ascolto, almeno in tempi moderni dopo un colpevole oblio di 170 anni, una piacevolissima sorpresa. L'omonimo libretto del grande Metastasio era già stato musicato una volta: l’anno prima a Vienna dal compositore veneziano Antonio Caldara. Ispirata da pura fantasia l’opera metastasiana che si volge interamente all’interno della reggia di Licomede nell’isola di Sciro, racconta i tormenti di Achille, l’eroe dell’antica Grecia, che per sfuggire al triste destino di guerriero, viene obbligato dal padre a rifugiarsi, travestito da donna, nell’isola di Sciro. Ed è proprio in quest’isola, mentre sboccia l’amore tra l’eroe e la principessa Deidamia, che Achille viene riconosciuto dall’astuto Ulisse, nonostante il travestimento, ed invitato a guidare gli eserciti nella guerra contro Troia. Una storia che si sviluppa fra sentimenti privati e gloria militare con il classico lieto fine dell’opera seria tardo barocca.
A Martina Franca l’allestimento all’interno del bellissimo Palazzo Ducale è firmato da Davide Livermore su scene di Santi Centineo e costumi dello stesso Centineo e Fabio Ceresa. La direzione musicale è affidata a Federico Maria Sardelli (in foto), specialista del Barocco italiano (tra i migliori direttori vivaldiani in circolazione), alla guida dell’ottima Orchestra Internazionale d’Italia. Interpreti: Marcello Nardis (Licomede), Gabriella Martellacci (Achille), Maria Laura Martorana (Deidamia), Francisco Ruben Brito (Ulisse), Massimilano Arizzi (Teagene), Eufemia Tufano (Nearco), Dolores Carlucci (Arcade). Il Coro Slovacco di Bratislava è preparato dal M° Pavol Procházka.
Si era detto alla vigilia dell’esecuzione che le peculiarità più intriganti dell’Achille in Sciro di Sarro (del quale gli stessi concittadini tranesi hanno poca memoria, se si eccettuano una strada e una meritoria associazione a lui intitolate: troppo poco davvero!) fossero i grandi recitativi accompagnati dei protagonisti e l’inserimento di importanti parti corali.
Onestamente, debbo dire, che dei recitativi accompagnati, già questa mattina ho perso un po’ il ricordo, mentre i pur smaglianti interventi corali dell’eccellente Coro di Bratislava sono stati francamente meno corposi di quelli che mi aspettavo, prima di leggere il libretto. L’opera che ha dunque soprattutto nei recitativi e nelle lunghe arie con il da capo, che si succedono con intrigante continuità, i suoi punti di forza si fa seguire con estremo interesse. La musica di Sarro risente indubbiamente di quella a lui precedente. E non esiterei ad individuare, oltre che nel suo Maestro e zio, Francesco Durante, anche in Vivaldi, Caldara ed Haendel, alcuni dei modelli ispiratori. Le lunghe e davvero raffinate, per la maggior parte almeno, arie che si sono succedute nei tre atti dell’opera (per una durata che ha sfiorato le 3 ore e venti di musica) si son fatte apprezzare anche grazie alla superba cura nella concertazione offerta dal bravissimo Federico Maria Sardelli, capace di padroneggiare perfettamente le sottili dinamiche della partitura e di insinuare - impresa non da poco - nella “moderna” Orchestra Internazionale d’Italia sublime leggerezza e urgenza ritmica, tipiche degli ensemble barocchi più aggiornati. Tra i cantanti di un cast ben assortito, spiccava l’eccellente vocalità e presenza scenica di Maria Laura Martorana (nel difficilissimo ruolo di Deidamia), che ho personalmente trovato assai maturata rispetto all’incerta “Proserpine” paisielliana del debutto martinese (2003); credibile in scena e vocalmente sicura nel ruolo di Achille anche Gabriella Martellacci. Entrambe godono nell’opera di Sarro di alcune pagine di assoluto pregio musicale, oltre che virtuosistico. Di discreto livello le prove di Marcello Nardis (Licomede), Ruben Brito (Ulisse), Eufemia Tufano (Nearco) e Dolores Carlucci (Arcade). Non particolarmente brillante invece, a fronte – va detto - di una tessitura anch'essa di ardua e, a tratti, mostruosa agilità nel registro acuto, la prova del sopranista Massimilano Arizzi (Teagene) in quello che fu proprio nel 1737 al San Carlo il ruolo del celebre castrato Mariano Niccolini, detto il Marianino.
Cosa dire della regia di Davide Livermore, in tandem con il fido scenografo e costumista Santi Centineo? Sposta con naturalezza l’azione scenica dalla mitologia greca originaria agli anni Trenta del Novecento, ma soprattutto con pochi mezzi scenici reali a disposizione: una piattaforma-palco in pendenza, collocata su fluorescenti tubolari “marini” e un divertente gioco virtuale di linee geometriche, disegni di navi, figure guerresche, attraverso un proiettore di luci laser puntato sulle addormentate finestre del Palazzo Ducale. Ebbene, Livermore e Centineo (insieme a Ceresa per i costumi) con così poco, riescono a costruire una regia di minimale, essenziale efficacia narrativa; e dove il cantante-regista torinese si fa talora prender la mano, come spesso gli capita anche in altre ben più provocatorie regie di questa (penso a quella insuperata data a Bari del Barbiere di Siviglia di Rossini, in "salsa" almodovariana), e mette sul più bello i personaggi dell'opera a ballare…
Qualche timido “buuu” e rari fischiettini (in verità più di sbarazzina approvazione che d'immeritata contestazione) son venuti fuori alla fine per Livermore, mentre applausi scroscianti hanno salutato le prove degli interpreti, Martorana e Sardelli in testa. Si replica solo sabato alla stessa ora, mentre domenica prossima, sempre a Martina Franca, c’è già febbrile attesa per la Salomé di Richard Strauss nella praticamente sconosciuta versione in lingua francese. Da non perdere.

giovedì 19 luglio 2007

A Trani per l'AIRC "Incanto d'estate: l'opera che non si dà arie"

"INCANTO D'ESTATE - L'OPERA CHE NON SI DA' ARIE", è il titolo del concerto che si terrà, venerdì 27 luglio (alle 21), sul piazzale antistante la Cattedrale di Trani, promosso dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, Comitato della Puglia. Il concerto sarà presentato dal noto regista e conduttore televisivo Michele Mirabella e impreziosito dalle esibizioni di cantanti lirici del calibro di Teresa Di Bari, Aldo Caputo (nella foto), Miroslava Yordanova e Mauro Bonfanti. L'Orchestra Filarmonica "Umberto Giordano", sarà diretta dal Maestro Fabrizio Maria Carminati. Info: Sede Airc - Puglia 080.521.87.02 oppure sul website http://www.coratolive.it/incanto

Torna Jazz & Dintorni nella suggestiva Masseria Spina di Monopoli

Dopo il grande successo invernale, torna Jazz & Dintorni, nove appuntamenti che da oggi e sino al 31 agosto animeranno l’estate monopolitana con cabaret, musica jazz, cubana, pizziche e tarante dal mondo. La rassegna ideata e pensata da Marina Lanave e Leonardo Amoruso sarà ospitata nella suggestiva location della Masseria Fortificata Spina a Monopoli (Bari). Negli ambienti del XVI secolo. Si parte oggi, 19 luglio, con il Davide Santorsola Trio, special guest saranno Nicola Stilo (flauto) e la vocalist Cinzia Eramo (nella foto). Venerdì 20 luglio il periodico indipendente Testi&Umori, diretto dall'amico Raimondo Cucciolla, presenta Cabaret d’Autore con il poliedrico Roberto Sassetti, comico, attore e cabarettista. Il 21 luglio protagoniste saranno le calde e avvolgenti note caraibiche: boleros, sones, cha cha cha, baladas, guarachas inediti e cover degli autori più conosciuti della Musica Cubana, per Romance Santiaguero, Musica Tradizionale Cubana con Juan Miguel Queipo - Prima Voce e Percussioni, Alejandro Morcate - Seconda Voce e Chitarra, Monchi Carbonell - Chitarra Tres e Voce, Diosvany Hernandez Marino -Tromba e Voce. Romance Santiaguero ha presentato la sua musica in diversi festival di livello internazionale. Inizio alle 22.00. Ingresso € 15, € 12 (per i soci). Infotel: 080.802396 – 339.3122960.

mercoledì 18 luglio 2007

L'integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven a Barletta (21 - 23 luglio)


Pasquale Iannone (nella foto), Roberto Corlianò, Giuseppe Buzzanca, Vincenzo Maltempo, Luca Donati, Ovidiou Balan, saranno i protagonisti del “Barletta Piano Festival”, manifestazione che dal 21 al 23 luglio, nella Piazza d’Armi del Castello Svevo della città della Disfida proporrà, per la prima volta in Puglia, l’integrale dei concerti per pianoforte ed orchestra di Beethoven insieme alla Fantasia per pianoforte, coro ed orchestra op.80, sempre del grande compositore tedesco, eseguita da Pasquale Iannone, con la collaborazione del coro Florilegium Vocis diretto da Sabino Manzo. Protagonista dell’intera manifestazione, oltre agli artisti citati, sarà l’Orchestra Filarmonica Mihail Jora di Bacau, una delle più prestigiose istituzioni musicali rumene, già nota al pubblico pugliese per la partecipazione a numerosi eventi musicali della nostra regione.
Il Barletta Piano Festival è organizzato dalla Associazione Amici della Musica Mauro Giuliani, presidente Francesco Caporale, e si svolge con il Patrocinio e la collaborazione del Comune di Barletta. Direttore artistico è Pasquale Iannone.
I concerti, come detto, si svolgeranno tutti nella Piazza d’Arme del Castello Svevo di Barletta, nei giorni 21, 22 e 23 luglio con inizio alle 21.15.
Il programma prevede il 21 luglio, il Terzo Concerto per pianoforte ed orchestra, l’Ouverture di Leonora III e la Fantasia per Pianoforte, Coro ed Orchestra, op. 80 con il pianista Pasquale Iannone.Il 22 luglio, il Secondo Concerto, con il pianista Giuseppe Buzzanca e il Quarto Concerto, con il pianista Roberto Corlianò. A seguire, il 23 luglio, ci sarà l'esecuzione del Primo Concerto, con il pianista Vincenzo Maltempo e del Quinto Concerto con il pianista Luca Donati.

martedì 17 luglio 2007

Il fenomeno Cafiso suona a Mola di Bari per l'Agimus Festival

Domenica 22 luglio ore 20.45- Chiostro S.Chiara - Mola di Bari
FRANCESCO CAFISO (sax) - RICCARDO ARRIGHINI (piano).
Si tratta indubbiamente di uno dei talenti più precoci nella storia del jazz mondiale: già a nove anni, infatti, matura esperienze con musicisti di fama internazionale, dimostrando un’incredibile musicalità ed una sorprendente capacità d’improvvisazione. Poco più che adolescente Francesco Cafiso (nella foto) ha ricevuto dalla nota rivista giapponese di musica jazz Swing Journal il NEW STAR AWARD, premio riservato ai talenti internazionali emergenti . Subito dopo è stato votato come migliore nuovo talento italiano da una nota rivista Musica Jazz. E' ospite dei più importanti festival jazz del mondo.
Al suo fianco il pianista toscano Riccardo Arrighini che, parallelamente alla sua autonoma attività artistica e didattica, dal 2003 ha instaurato con Cafiso un’ottima intesa professionale ed artistica sfociata nell’incisione del doppio cd “Tributo a Michel Petrucciani” (premiato dal prestigioso mensile americano Downbeat), del cd “Cafiso qtet & string” e del cd “Happy Time”.
Info: http://www.francescocafiso.com/

lunedì 16 luglio 2007

Il Festival della Valle d'Itria: un ponte tra la Puglia e l'Europa

Dici Martina Franca e pensi al suo prestigioso Festival della Valle d’Itria, nato nel 1975 e giunto alla trentatreesima edizione. Si tratta certamente della manifestazione musicale pugliese più originale ed importante. Quest’anno il festival partirà il 19 luglio con l’ “Achille in Sciro” di Domenico Sarro (diretta a partire dalle 21 su Rai Radio Tre), opera in prima rappresentazione in tempi moderni, che inaugurò nel lontano 4 novembre del 1737 niente di meno che il Teatro San Carlo di Napoli.
Questa mattina alla presenza, tra gli altri, del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dell’Assessore al Mediterraneo Silvia Godelli, del Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, del presidente del festival Franco Punzi e del suo direttore artistico Sergio Segalini (nella foto), si è tenuta presso la Regione Puglia la consueta conferenza stampa di presentazione.
Ha subito preso la parola Punzi, atteso di lì a poche ore a Roma dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la consegna di una meritatissima medaglia d’oro, quale benemerito della cultura e dell’arte. “Il festival si svolgerà regolarmente – ha esordito Punzi – e gode di ottima salute, anche se come sempre le incertezze, soprattutto nel mondo teatrale e musicale, non mancano mai.” Il Presidente del Festival ha inoltre sottolineato la crescita internazionale della manifestazione martinese, che si colloca ormai come uno dei maggiori poli di attrazione culturale e artistica. Preannunciate, inoltre, da Punzi future prossime collaborazioni con la Fondazione Petruzzelli di Bari (ndr: era presente all’incontro con la stampa il Sovrintendente Giandomenico Vaccari) e con teatri di tradizione come il Giordano di Foggia. Silvia Godelli, dal canto suo, ha messo in luce la valenza fondamentale nel contesto pugliese del Festival martinese, capace di mettere in rete un territorio anche più vasto grazie ad una politica mirata nel decentramento territoriale dell’offerta di spettacoli, sempre di altissimo livello. Florido ha invece auspicato una maggiore attenzione del Festival di Martina Franca per le giovani generazioni. Il Presidente-Poeta della Regione Puglia Nichi Vendola ha forgiato una bella metafora di forte sapore contadino per il festival della Valle d’Itria: “Il Valle d’Itria – ha detto – riesce ogni anno a togliere alle nostre radici il fango dalle sue perle, con un’idea che è diventata autenticamente paradigmatica per il nostro territorio. Va espressa dunque gratitudine a Franco Punzi e Sergio Segalini non solo per la straordinaria capacità organizzativa, ma soprattutto per saperci regalare un crescente entusiasmo per le loro proposte.” Il maestro Sergio Segalini ha poi illustrato con la sua innata leggerezza e simpatica ironia il programma del Festival di quest’anno. Oltre all’atteso “Achille in Sciro” di Domenico Sarro, compositore tranese di nascita e napoletano di adozione e formazione (come, del resto, tanti altri nostri straordinari musicisti emigrati nella capitale musicale dell’epoca: basti pensare, per citarne appena tre, al barese Niccolò Piccinni, al tarantino Giovanni Paisiello e al brindisino Leonardo Leo), ci saranno altre tre opere, tutte ripescate dal baule, o meglio ancora, dal cappello a cilindro del “prestigiatore” Segalini, come si è lui stesso autodefinito. Spicca una “Salomé” di Richard Strauss (22 e 24 luglio) nell’edizione originale francese data per la prima volta al Petite Théatre di Parigi nel 1907 – ricordiamo che la lingua originale del meraviglioso testo di Oscar Wilde è il francese e non l’inglese - che non è mai praticamente andata più in scena, perché, come ha ricordato lo stesso direttore artistico del festival, si è sempre preferito, anche in Francia, allestire una Salomé sì in lingua francese, ma con la partitura e il testo pedissequamente tradotto dalla versione tedesca. Niente quindi di più falso. Nel ricco programma che vi invito caldamente a consultare sull’eccellente sito del festival c’è poi spazio per un intrigante dittico verista con due ennesime chicche, come la “Marcella” di Umberto Giordano (centenario della prima rappresentazione) in coproduzione con il Teatro Giordano di Foggia e il Teatro di San Severo e l’ “Amica” di Pietro Mascagni (4 e 6 agosto), un Oratorio per il Santo Natale di Leonardo Leo in accoppiata con la Cantata “Il Disinganno” di Giacomo Tritto (3, 5, 7 e 8 agosto). Non mancherà a Martina, città natale della grande violinista, un concerto in omaggio a Gioconda De Vito nel centenario della nascita (29 luglio). Insomma, un festival che come le ultime edizioni hanno confermato, “parla” sempre di più…pugliese. Un festival al quale per diventare ancor più prestigioso di quello che è già, manca ancora un contenitore tecnologicamente avanzato. L’Atrio del Palazzo Ducale è luogo suggestivo e possiede inoltre una buona acustica (nonostante sia all'aperto), ma è talora vulnerabile ai capricci del clima e di qualche stravagante banda musicale, che ogni tanto passa nelle vicinanze a "disturbarne" le esecuzioni…
Non vi ho detto nulla ancora degli artisti e degli interpreti che animeranno le splendide serate martinesi. Ne riparliamo dopo l’Achille in Sciro di giovedì, che vedrà l’attesa direzione musicale, alla testa dell’Orchestra Internazionale d’Italia di un giovane maestro che personalmente stimo tantissimo, come Federico Maria Sardelli e la regia di un autentico personaggio, talora (e a torto) un po’ troppo discusso, dell’attuale teatro musicale italiano: Davide Livermore. Con tanti registi ignoranti di musica che girano i palcoscenici teatrali di mezzo mondo, il cantante-regista Livermore, almeno da questo punto di vista, direi che è molto più di una semplice e rassicurante garanzia di qualità.