venerdì 6 maggio 2011

"Grande successo a Torino per il concerto dell'OSN Rai con la violoncellista argentina Sol Gabetta" di Paolo Cairoli


"Auditorium Rai di Torino gremito e incantato, ieri sera, dalla giovane violoncellista argentina Sol Gabetta (nella foto), che con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Juraj Valčuha ha interpretato il Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore op. 107 per violoncello e orchestra di Dmitrij Šostakovič. L’entusiasmo del pubblico è stato ricambiato da Sol Gabetta con uno straordinario fuori programma: il brano “Dolcissimo”, da “The Book” per violoncello del compositore lituano Peteris Vasks. E alla straordinaria gamma di timbri che Sol Gabetta riesce a tirar fuori dal suo prezioso strumento – un Guadagnini del 1759 messole a disposizione dalla Fondazione Rahn – si è sommata la sua voce. “E’ un intervento vocale, quello scritto da Vasks, che porta la tridimensionalità nella musica, sorprendendo ed emozionando l’ascoltatore” ha detto la bella e brava Sol nell’intervallo del concerto, in diretta ai microfoni di Radio3, aggiungendo “questo era il mio debutto con l’Orchestra Rai ed è andato benissimo: quando c’è armonia tra un’orchestra e il suo Direttore principale, come in questo caso, il terzo elemento che arriva, il solista, si inserisce benissimo. E poi mi ha fatto molto piacere suonare con musicisti che conosco personalmente da anni e con i quali ho suonato molta musica da camera”.
Moltissimi anche i messaggi degli ascoltatori collegati in diretta su Radio3, entusiasmati da un concerto che è stato ripreso dalle telecamere Rai, e che sarà trasmesso nell’ambito del programma “La musica di Radio3”." Paolo Cairoli

giovedì 5 maggio 2011

"Un Premio dedicato a Vito Maurogiovanni" di Enzo Quarto*



"L’urgenza più significativa del nostro tempo è saper riannodare i fili spezzati del racconto della vita tra le generazioni. Un'urgenza da cui non possono tirarsi fuori tutti gli uomini e le donne di buona volontà, qualunque professione essi compiano. Trasmettere ai giovani il bagaglio di esperienza di vita è molto di più che un impegno civile e sociale per un comunicatore, é un obbligo morale, qualunque sia la forma del comunicare.
Ricordare Vito Maurogiovanni, cantore popolare della tradizione barese, e cercare di adempiere al compito di legare le generazioni nel racconto del cammino della vita, attraverso la condivisione delle esperienze e dai valori etici che hanno accomunato persone, identità territoriali, popoli interi per secoli e secoli, è l’intento unitario che L’UCSI di Puglia (Unione Cattolica Stampa Italiana) ha voluto attuare con il progetto di un Premio dedicato a Vito Maurogiovanni nelle scuole di Bari e provincia, dal titolo “Come eravamo”.
Ed è in una pagina quella rubrica che Vito Maurogiovanni ha tenuto per anni su La Gazzetta del Mezzogiorno, che troviamo una spiegazione chiara di questo percorso. Sotto il titolo “Ringraziamenti per i miei lettori”, Vito oltre a ringraziare, tra gli altri, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, “che ha letto i miei scritti dedicati ai tempi in cui fu a Bari”, riportò uno stralcio di una lunga lettera che aveva ricevuto dal Direttore Generale dell’ANSA, Paolo De Palma, che così scriveva:
“da tempo seguo con interesse, non disgiunto da sentimenti di commozione, le ricordanze di anni lontani, ma non troppo, che lei raccoglie sulla Gazzetta. Il giornale, così, permette a noi anziani di riandare ai nostri ricordi; alla generazione dei nostri figli di riascoltare, come eco della voce dei loro padri, avvenimenti, storie, curiosità di cui sentirono parlare da bambini; ai nostri nipoti, i giovani di oggi, di riproporre valori che, se pur attualmente in gran parte obnubilati, riescono poi alla fine a mantenere intatta la loro suggestione, la loro attualità; la gioventù di oggi, riscoprendoli, potrà essere protagonista di vita in una società del domani, fatta di ordine, di responsabilità, di culto della storia e delle tradizioni”.
Non si può vivere pienamente e coscientemente senza il racconto delle generazioni. Molti mali della nostra contemporaneità derivano da questo filo spezzato nella storia del novecento.
L’immenso dramma di due guerre mondiali con decine e decine di migliaia di morti in pochi anni, più di ogni cosa ha spezzato il racconto. I nostri nonni, i nostri genitori hanno dovuto fare i conti con una violenza subita che non aveva eguali nella storia dell’umanità. Non mi riferisco ovviamente solo alla bomba atomica, di per sé devastante, ma ai lutti che non sono mancati in ogni famiglia nella vecchia Europa, come in Asia, In Africa ed anche nelle Americhe. Un dolore troppo forte da raccontare fino in fondo ai propri figli, che invece si voleva segnati dalla spensieratezza, dalla gioia di vivere.
Ma il passato con cui non facciamo i conti è destinato sempre a ritornare irrisolto. Per moltissimi anni i sopravvissuti all’olocausto, per esempio, non hanno parlato della loro atroce esperienza di morte nei campi di concentramento nazisti. Solo negli ultimi dieci-quindici anni questo è avvenuto con regolarità e libertà, fino ad arrivare alla cosiddetta “Giornata della memoria”. Così le nuove generazioni hanno ripreso a conoscere il dolore dell’umanità del novecento.
Il desiderio di rimozione, pur legittimo per la tanta sofferenza della guerra, dei nostri nonni e dei nostri genitori ha consentito terreno fertile all’inutilità dell’edonismo che dagli anni cinquanta in poi si è affermato con una nuova etica della libertà che ha letteralmente “ubriacato”, fino al nichilismo, le nuove generazioni, consentendo loro di pensare che ogni cosa fosse legittima e degna di essere vissuta.
La liceità dei comportamenti degli anni cinquanta e sessanta, nasce, dunque, anche dal racconto spezzato tra le generazioni. “Tutto nuovo. Ciò che è vecchio non serve”. Eppure l’umanità per millenni ha vissuto con un concetto ben diverso: “Tutto ciò che è servito continua a servire ed è la base per nuove scoperte”.
La società cosiddetta avanzata dell’occidente opulento, in particolare, si é messa alla ricerca del nuovo in assoluto, come unico principio etico di vita. Un nuovo da produrre, da incentivare, da essere motivo delle nostre stesse esistenze, si pensi alla predominanza delle tecnologie, divenute presto iperteconologie, non più strumento ma fine stesso del vivere quotidiano, dimenticando che l’uomo è nella sua essenza relazione, conoscenza, confronto con i suoi simili.
Di qui molti malesseri psicosomatici che affliggono l’umanità globalizzata priva di certezze semplici quanto consolidate nei valori essenziali della vita.
Ma la relazione, la conoscenza, il confronto si imparano, grazie appunto al racconto della vita tra le generazioni, che dia stimoli di pensiero e di agire verso il futuro con fiducia, forza, come solo le radici forti di un albero possono dare alle gemme e alle giovani foglie.
Ecco. Con il concorso “Come eravamo” nelle scuole, condiviso con la Famiglia Maurogiovanni, il Comune e la Provincia di Bari e l’Ufficio Scolastico per la Puglia, vogliamo riaprire il confronto con il già vissuto di chi ci ha preceduto perché ci arricchisca nei sentimenti e nella cultura, perché questi siano la forza per i giovani di guardare con serenità e fiducia al domani, partendo dalla consapevolezza di una vita degnamente condivisa nei suoi valori intimi e sociali con i nostri nonni, i nostri padri, le nostre madri.
Un Premio dedicato a Vito Maurogiovanni, dunque, per cercare nelle tante manifestazioni delle tradizioni popolari del nostro territorio che egli ha saputo così bene raccontare, con viva poesia, le ragioni di un racconto rinnovato che sappia dare stimoli a tutti. Presto sarà noto il bando del premio, che si concluderà in questa prima edizione nella tarda primavera del 2012, e che speriamo possa trovare partecipi molti gruppi di studenti delle scuole di ogni ordine e grado di Bari e provincia."


* Enzo Quarto (Presidente UCSI-Puglia)- articolo pubblicato dalla rivista "ContrAppunti"

mercoledì 4 maggio 2011

Il 6 maggio Gianluca Martinenghi dirige musiche di Palumbo, Milhaud e Mendelssohn con l'Orchestra del Petruzzelli


Venerdì 6 maggio alle 21.00 al Teatro Petruzzelli, il maestro Gianluca Martinenghi dirigerà l'Orchestra Sinfonica della Fondazione Petruzzelli nel Concerto per fisarmonica ed archi del compositore contemporaneo Vito Palumbo (fisarmonica: Francesco Palazzo), il Concertino d’hiver per trombone e archi di Darius Milhaud (trombone Bartolomeo Mercadante) e la Sinfonia n. 4 “Italiana” di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Biglietti in vendita al Botteghino del Teatro Petruzzelli e on line su: www.bookingshow.com /

Infopoint: 080.975.28.40

Prende il via a Lecce la IV Edizione di “MusiCultura”, rassegna di concerti-conferenza per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia


Prende il via la IV Edizione di “MusiCultura”, rassegna di concerti-conferenza per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, promossa dal Conservatorio “T. Schipa” di Lecce, in collaborazione con gli Assessorati alla Cultura della Provincia di Lecce e dei Comuni di Brindisi, Lecce, Matino e Specchia, sotto l’egida dell’Assessorato al Mediterraneo Pace e Attività Culturali della Regione Puglia e del Comitato Pugliese per il 150° Anniversario dell’Unità Nazionale, e con il sostegno di alcuni sponsor del territorio. Il ciclo di sette manifestazioni si snoda dal 5 maggio al 25 giugno, con tre appuntamenti presso il Teatrino del Convitto Palmieri di Lecce, due presso la sala da concerto dell’ex Convento di Santa Chiara di Brindisi, e altri due, rispettivamente, presso il Convento dei Francescani Neri di Specchia e il Palazzo dei Marchesi del Tufo di Matino. Ideata e curata con passione e impegno sin dalla prima edizione dalla musicologa salentina Elsa Martinelli, docente presso il Conservatorio di Lecce, la rassegna è stata interamente concepita sui temi dell’identità e dell’unità nazionale, sui valori del Risorgimento e sulle figure dei suoi massimi protagonisti, visti attraverso la musica e i suoi repertori vocali e strumentali evocativi dei moti di rivolta e di conquista della libertà del territorio italiano, ma anche di altre aree geografiche che vissero la “primavera dei popoli”: la vicenda ungherese è sottolineata da apposito programma musicale teso a celebrare, con l’occasione, anche il bicentenario della nascita di Franz Liszt. Tra i musicisti che si alterneranno sulla scena di “MusiCultura” 2011 si segnalano le performance degli apprezzati pianisti leccesi Roberto Corlianò e Vincenzo Rana, del flautista Luigi Bisanti, del chitarrista brindisino Francesco Silvestro, del baritono romano Maurizio Picconi e del giovane soprano Luciana Distante, e per gli ensemble, del Coro di voci bianche “Sull’ali del canto” e dell’Orchestra Giovanile del Conservatorio di Lecce, rispettivamente diretti da Tina Patavia e Paolo Ferulli. Tra i relatori, la giornalista altamurana Bianca Tragni e lo studioso e saggista barese Riccardo Riccardi. Sul piano drammaturgico il gioiese Osvaldo Angelillo cura la regia dell’atto unico di Mario Fratti, dal titolo “Garibaldi”, affidato ad un manipolo di attori della sua compagnia. Nelle diverse serate, tra inni e canti risorgimentali, pagine celeberrime della vocalità verdiana e donizettiana, brani virtuosistici di Mercadante, affidati di volta in volta alle esibizioni e alla cura di altri artisti emergenti e qualificati studiosi, esperti e docenti del DAMS di Roma e dell’Università del Salento, la presentazione di libri a tema risorgimentale, affiancati anche dall’esposizione di cimeli da biblioteca privata e di preziosi esemplari di chitarre storiche provenienti dalla “Collezione Spada” di Montemesola. (Ingresso libero – Info: elsamartinelli@libero.it).

martedì 3 maggio 2011

Mirco Ceci presenta a Casa Giannini il suo primo compact disc dedicato a Fryderik Chopin


Domani, mercoledì 4 maggio, presso CASA GIANNINI (in
via Sparano, 172 BARI -
Ingresso libero / Ore 18,30 /
Infotel 0805246864),
i critici musicali Nicola Sbisà e Fiorella Sassanelli presentano il pirmo compact disc "THE LATE CHOPIN" del giovane e già affermato pianista Mirco Ceci (nella foto).
Nato in una famiglia di musicisti e formatosi sotto la guida di Emanuele Arciuli, che sarà tra l'altro presente all'incontro, si è esibito in Italia e all'estero, da solista e in formazioni cameristiche. Dopo aver vinto numerosi premi in concorsi di categoria, nel 2007 ha vinto il prestigioso Concorso Pianistico "Premio Venezia", che gli ha offerto l'occasione di suonare al Teatro La Fenice di Venezia, nell'ambito dell'Expo e a Saragozza e Londra.

lunedì 2 maggio 2011

Gli appuntamenti di maggio al Teatro alla Scala di Milano


Smeraldi, rubini e diamanti. Il mese di maggio al Teatro alla Scala di Milano brilla dei colori di "Jewels", il balletto che vedrà il ritorno sul prestigioso palcoscenico meneghino di grandi étoile: Roberto Bolle, Leonid Sarafanov, Polina Semionova, Alina Somova, Guillaume Côté.

Si continua su toni sgargianti con il pianismo di Lang Lang, per un concerto con la Filarmonica della Scala diretto da Semyon Bychkov e per un altro appuntamento che lo vedrà in coppia con il jazzista Herbie Hancock, diretto da John Axelrod.

Da non perdere, inoltre, le repliche di Quartett, l’opera in Prima mondiale di Luca Francesconi nel visionario spettacolo di Alex Ollé della Fura dels Baus, e la splendida voce del mezzosoprano Angelika Kirchschlager sul palcoscenico della Scala per un recital di canto.

Aldo Ciccolini incanta e commuove il pubblico del Petruzzelli


Un grande quanto graditissimo ritorno al Petruzzelli, quello del celeberrimo pianista napoletano, naturalizzato francese, Aldo Ciccolini. Mancava da alcuni anni nel capoluogo pugliese e grazie alla Camerata Musicale Barese è tornato nel Petruzzelli ricostruito. Lo ricordo personalmente una decina d'anni fa al Kursaal Santalucia in coppia con il pianista Francesco Lotoro eseguire i concerti di Bach nella stagione del Collegium Musicum di Rino Marrone. Più di recente a Barletta, dove si è esibito in uno strepitoso recital organizzato dall'associazione "Amici della Musica M. Giuliani" diretta da Pasquale Iannone. Considerato che questo straordinario artista ha ormai raggiunto la bellezza di quasi 86 anni e ha conosciuto ed incontrato nell'arco della sua vita Maestri del calibro di Alfred Cortot, Arturo Benedetti Michelangeli, Wilhelm Furtwaengler, Dimitri Mitropoulos, Ernest Ansermet, Carlos Kleiber, per citarne solo alcuni tra i più rappresentativi, egli si può giustamente definire uno degli ultimi Apostoli della grande Storia del pianoforte e dell'interpretazione musicale del Novecento.
Ciò che colpisce ancora oggi nel suo modo di suonare è l'incredibile naturalezza espressiva sapientemente coniugata con una rara quanto rigorosa profondità ermeneutica. Le sue dita non sembrano poi conoscere l'inesorabile scorrere del tempo, tanto sono ancora allenate, agili, puntuali sulla tastiera. Eppure gravi problemi di salute hanno provato ad intaccare nell'ultimo periodo la tempra di quest'uomo eccezionale, fortunatamente senza riuscirvi.
Nella prima parte, il suo Mozart con le Sonate in La maggiore K.331 (quella con il notissimo tempo di "marcia alla Turca") e in Si bemolle maggiore K.333 è stato un susseguirsi di perlacee emozioni, tanto erano terse, trasparenti, commuoventi la linea del canto e la sua relativa armonia. Nella seconda parte, tutta dedicata a Franz Liszt, che proprio quest'anno celebra il suo bicentenario, la scelta del Maestro è andata su pagine poco note, almeno al grande pubblico, come alcuni pezzi dalle "Harmonie poetiques et religieuses" e le due parafrasi d'opera su Aida e Morte di Isotta. Adesione completa al testo, coinvolgente, trascinante espressività pur nell'oggettiva difficoltà tecnica che queste pagine serberebbero anche al più giovane e solido dei pianisti odierni, sono stati solo alcuni degli ingredienti che hanno affascinato il numeroso pubblico presente in teatro, tra cui si potrebbero citare (a iosa) allievi ed ex allievi pugliesi, che tanto gli devono per i suoi preziosi insegnamenti. Alla fine un trionfo vero, autentico, generosamente suggellato da alcuni raffinati bis. Lunga vita a questo grande Maestro!

La celebre pianista russa Lilya Zilberstein chiude domani la splendida stagione della IUC di Roma


Domani alle 20.30 si chiude la splendida stagione in abbonamento della IUC-Istituzione Universitaria dei Concerti: è in programma all'Aula magna della Sapienza Università di Roma un recital della celebre pianista russa Lilya Zilberstein (nella foto), con musiche di Brahms, Taneev e Rachmaninov.
Ancor prima di diplomarsi all'Istituto Gnessin di Mosca, la Zilberstein ha raggiunto la notorietà internazionale con la vittoria al Concorso "Ferruccio Busoni" di Bolzano nel 1987. Dall'anno seguente ha iniziato le sue tournées internazionali, durante le quali ha avuto occasione di suonare con artisti del calibro di Claudio Abbado (con cui ha anche inciso un cd dedicato a Rachmaninov), Marta Argerich e Maxim Vengerov. Incide con la più prestigiosa etichetta discografica del settore classico, la Deutsche Grammophon. Dal 1990 vive ad Amburgo.
La prima parte del concerto è dedicata a Brahms, con i tre Intermezzi op. 117, pagine di rassegnata dolcezza, immerse in una struggente luce crepuscolare, e le giovanili Variazioni su un tema di Paganini op. 35, brillanti e virtuosistiche, considerate tra i pezzi più difficili di tutto il repertorio pianistico.
Nella seconda parte la pianista affronta due compositori della sua terra, con Preludio e Fuga in sol diesis minore op. 29 di Taneev e i sei Moments Musicaux op. 16 di Rachmaninov, di cui è unanimemente considerata tra le maggiori interpreti.

"Teatro Petruzzelli: il futuro è già oggi" di Antonio V. Gelormini*


"Va dato atto a Giandomenico Vaccari, Sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, della caparbietà (da oggi “(gian)domenicana”) nel perseguire il lungimirante obiettivo di caratterizzare il suo mandato di Direzione Artistica, nel delicato momento della rinascita del Politeama barese, all’insegna della coerente modernità del Nuovo Teatro Petruzzelli.
E quindi, di accompagnarne la programmazione tradizionale con una serie di scelte coraggiose, per fare del Petruzzelli “una grande vetrina della musica contemporanea italiana ed internazionale”.
L’intero progetto, culminato con la prima mondiale, de “Lo stesso mare” del maestro Fabio Vacchi, (il compositore di musica contemporanea italiano più eseguito nel mondo e ora “Composer in residence” al Petruzzelli), tratto dall’omonimo romanzo di Amos Oz, con la regia di Federico Tiezzi, la direzione d’orchestra di Alberto Veronesi e le scenografie di Gae Aulenti, corona un percorso impervio e proietta il Teatro, la sua Orchestra e la stessa giovane Fondazione in una dimensione internazionale insperata solo due anni fa. Per cui, è stata già anticipata dal Presidente e Sindaco, Michele Emiliano, la richiesta al CdA di riconferma dell’incarico in scadenza.
All’evento barese non ha voluto mancare lo scrittore israeliano, famoso per il suo altrettanto caparbio impegno per la Pace, che non ha smesso di ringraziare il compositore bolognese, per aver realizzato il sogno dell’autore. Un lavoro che “avrebbe voluto fare il musicista mancato Oz, ma che non avrebbe saputo fare meglio”.
Il mare, il deserto, il giardino. Tre elementi della più intima identità ebraica, uno per ogni atto dell’opera, che fanno da sfondo a una quotidianità israeliana molto più universale di quanto in troppi ancora non vogliono riconoscere. Un Eden, una culla di pescatori e una landa di sabbia, per celebrare l’amore e la vita in tutte le loro declinazioni. Perché anche il deserto diventa vita, quando si decide di abitarvi per amore di un figlio asmatico, come è successo allo stesso autore quando decise di stabilirsi nel Neghev.
Tre simboli dei regni canonici della Natura: animale, minerale e vegetale che si fanno incubatori di vita e ingredienti della più autentica identità mediterranea. Così lo stesso mare bagna Tel Aviv e Bari, ed è lo stesso sale ad arricchire sapienze e sapori di antiche radici comuni. Lo stesso vento a contaminare i profumi di giardini lontani tra loro e, attraverso il lamento delle diomedee, a rimandarci echi mediorientali di affascinanti e sconosciuti arabeschi musicali. Così come, nel silenzio più assoluto del deserto, sarà emozionante percepire il suono delicato di un flauto che accompagna il volo di un bruco fattosi farfalla, il borbottio vellutato di un fagotto che accarezza le angosce di spiriti mai rassegnati, o l’agrodolce acuto di un violino che sostiene l’esile filo di una speranza.
Nell’efficace, funzionale e “futurista” sintesi scenografica di Gae Aulenti, la sezione di umana realtà quotidiana, raccontata in prosa e poesia ma pensata in musica e danza da Amos Oz, si scompone come in un quadro di Picasso, di Braque o di Mondrian. Per andare oltre gli stereotipi del passato e nella modernità reinventare nuove forme di linguaggio, anche musicale, più in sintonia col contesto e le prospettive “digitali” delle nuove generazioni.
Trattandosi di una “opera nuova”, sarà necessario rivederla e soprattutto riascoltarla più volte, ma questa è la cifra del lavoro di Fabio Vacchi, della regia di Federico Tiezzi e dell’interpretazione fedele di Alberto Veronesi con l’apprezzatissima Orchestra del Petruzzelli, di cui è altrettanto “contemporanea” la nomina a direttore stabile.
Una e trina anche la narrazione, che si fa protagonista maieutica di una rappresentazione polifonica, policromatica e poli-caratteriale. Una sorta di scomposizione del coro classico del teatro greco, col narratore 1 (un eccellente Sandro Lombardi) unico elemento fisso incastonato nella scenografia, a cui si alternano gli interventi non solo vocali di Giovanna Bozzolo e Graziano Piazza, che porta in scena nientemeno che lo stesso scrittore Amos Oz.
Una rete che cede e si tende per ammortizzare e rimandare il caleidoscopio di vocalità e di temi musicali che, nell’azione scenica introspettiva, ruotano ancora attorno a una “triade” di tonalità Soprano. Dove ai tempi evanescenti della morte-Nadia (Sabina Macculi) ed alle esitazioni confuse e spregiudicate di Dita (Yulia Aleksyuk), fa da contraltare il carattere più forte e maturo di Bettin Carmel (Chiara Taigi) sottolineato da un timbro decisamente più corposo. Lo scoglio a cui ancorare le nevrosi, le ansie e le paure di Albert Danon (Julian Tovey), il protagonista a corto di spirito d’iniziativa.
Guidati dal faro del compromesso e utilizzando, col medesimo ritmo intermittente, le gomme metaforiche dell’ascolto e della perseveranza, le stesse da sempre usate da Amos Oz nel suo impegno per la Pace, il miracolo è avvenuto. Le prime linee di confine cominciano ad essere meno marcate. L’universalità del gioco di scena e dei linguaggi musicali rendono meno evidenti le distinzioni tra prosa e poesia, opera e tragedia, vita e morte, autore e personaggi, deserto e giardino. Un buon auspicio per ben altre linee di confine, diventate addirittura muri di vergogna.
“Ponimi a sigillo sul tuo cuore” canta Nadia nel secondo atto, traendo dal Cantico dei Cantici una delle più belle dichiarazioni d’amore mai pronunciate. La stessa che Bari ha voluto estendere a Fabio Vacchi ed Amos Oz con la consegna del Sigillo della Città. Grazie a loro e a tutti gli attori del progetto “Lo stesso mare”, possiamo dire anche al Petruzzelli “Il futuro è già oggi”. Ha la forza del moderno, il coraggio della gioventù e tutte le controversie dell’amore. Bari imparerà presto ad amarlo!"
ANTONIO V. GELORMINI

*(Fonte: FACEBOOK)

Su Rai 5 da Firenze va in onda l’Aida di Verdi, con la regia di Ferzan Ozpetek e la direzione musicale di Zubin Mehta



La grande musica è ancora su Rai5. L’ “Aida” di Giuseppe Verdi, con la direzione musicale di Zubin Mehta, la regia di Ferzan Ozpetek e le scene del Premio Oscar Dante Ferretti, che inaugura il 74° Festival del Maggio Musicale Fiorentino 2011, sarà trasmessa martedì 3 maggio alle ore 21.30.
Protagonisti dello spettacolo Hui He (Aida), Marco Berti (Radames), Luciana D’Intino (Amneris), Ambrogio Maestri (Amonasro), Giacomo Prestia (Ramfis), l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino.
L’opera è proposta con i sottotitoli in italiano. La regia televisiva è affidata a Emanuele Garofalo.
L’opera andrà in onda in lieve differita.

sabato 30 aprile 2011

Stasera al Marrucino di Chieti prende il via la quarta edizione del Chamber Music Festival con Antonio Tinelli e il Quartetto Archimede



Prenderà il via domani, sabato 30 aprile 2011, alle ore 21.00, presso il Teatro Marrucino di Chieti la 4ª Edizione del “Chamber Music Festival” di Chieti che, sotto la direzione artistica del M° Giuliano Mazzoccante, vedrà l’esibizione, nei 6 appuntamenti che si snoderanno tra aprile e giugno, di straordinari interpreti mondiali della Musica da Camera.

Questa edizione, inoltre, che rientra nel Cartellone del “Maggio Teatino”, sarà interamente ospitata all’interno del prestigioso Teatro Marrucino di Chieti, uno dei più importanti dell’intero centro Italia, grazie al grande sostegno ricevuto dal Sindaco di Chieti Umberto Di Primio, dalla Fondazione Carichieti e da altre importanti Istituzioni e Sponsor che, con il loro supporto, hanno unanimemente riconosciuto e deciso di valorizzare il grande livello espresso dalla rassegna nel corso dei suoi primi 3 anni.

Il primo appuntamento di domani vedrà l’esibizione della formazione composta da Antonio Tinelli (nella foto) e dal Quartetto Archimede interpreti di musiche di Mozart e Rota.
Il M° Antonio Tinelli è vincitore di oltre 30 premi nei principali concorsi Nazionali ed Internazionali.

La più che ventennale attività artistica annovera concerti tenuti in Europa ed Estremo Oriente. Da solista collabora con orchestre quali l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, la Kiev RTV Festival Orchestra, l’Orchestra Filarmonica “George Enescu” di Bucarest, l’Orchestra Internazionale d’Italia, Gli Archi del Cherubino e l’Orchestra Milano Classica.

Attivo nell’ambito discografico tra l’altro ha inciso musiche di S. Mercadante, e, in prima assoluta mondiale, musiche di R. Malipiero, S. Calligaris e R. Gervasio (Iktius, DAD Records, VDM Records/RaiTrade). Il CD con le Sonate e il Trio di Johannes Brahms, prodotto dalla Phoenix Classics e distribuito dalla Ducale Dischi, è stato recentemente premiato con 5 stelle dalla rivista nazionale di settore “Musica”.

È di prossima pubblicazione il CD inciso per la Camerata Tokyo in formazione trio al fianco del leggendario Karl Leister e del pianista Giuliano Mazzoccante. E’ docente titolare della cattedra di clarinetto al Conservatorio di Musica “E.R. Duni” di Matera e tiene regolarmente corsi di perfezionamento e masterclass in Italia e all’estero.
Il “Quartetto Archimede”, nato nel 1999 e composto da Enzo Ligresti e Corrado Genovese (violini), Gaetano Adorno (viola) e Benedetto Munzone (violoncello), ha fra le sue principali finalità la divulgazione del più significativo repertorio musicale da camera.

La ricerca artistica dell’ensemble si muove su un fronte musicale ampio, da Haydn e Boccherini a Webern e Shostacovich, passando attraverso tre secoli di repertorio cameristico, con l’aggiunta di rare incursioni nel repertorio contemporaneo. Sono ospiti regolari di vari festival musicali europei e di prestigiose associazioni concertistiche, hanno suonato oltre che in Italia anche in Francia, Austria, Albania, Croazia, Germania, Macedonia, Slovenia, Belgio, Kosovo, Spagna e prossimamente terranno una tournee in America Latina.

È di prossima pubblicazione un doppio CD integralmente dedicato alla musica da camera di Franz Schubert insieme al violoncellista Rocco Filippini.

venerdì 29 aprile 2011

Straordinario quanto meritato successo ieri per LO STESSO MARE, in prima mondiale al Teatro Petruzzelli


Quando tre anni fa l'allora fresco sovrintendente della Fondazione Petruzzelli Giandomenico Vaccari mi confidò davanti al Kursaal Santalucia il progetto di commissionare un'opera nuova al compositore Fabio Vacchi, tratta dal romanzo "Lo stesso mare" del celebre scrittore israeliano Amos Oz, rimasi francamente un po' perplesso. La ricostruzione e soprattutto la riapertura del Petruzzelli erano sogni che sembravano ancora lontani se non proprio irrealizzabili. Come si poteva già pensare ad un progetto così ambizioso e presumibilmente costoso senza riavere ancora il Teatro? Lo presi per matto. Oggi, dopo che quel sogno da lui fortemente coltivato e voluto si è realizzato, anche attraverso uno spettacolo memorabile, non posso che chiedergli pubblicamente scusa e dirgli bravo (e naturalmente fortunato) Giandomenico che ci hai SEMPRE creduto!
Confesso poi, che tre anni fa non conoscevo nulla o quasi di Amos Oz; mentre della musica di Fabio Vacchi, almeno fino a qualche settimana fa avevo un'idea piuttosto vaga e superficiale, avendo ascoltato a Roma nel 2002 "Terra comune", il brano per orchestra che il compositore aveva scritto per l'inaugurazione della Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica. Ascoltare a distanza di anni questa sua opera (e che opera!), oltre ad alcuni pezzi cameristici assai significativi, è stata per me un'autentica sorpresa nel senso più emozionante del termine. Il romanzo "Lo stesso mare" è pur nella sua polifonica complessità, almeno a detta di molti critici ed esperti di letteratura, un grande capolavoro.
Realizzare dunque da quel capolavoro un'opera lirica contemporanea che ne restituisse appieno la bellezza e la coivolgente, straordinaria emozione era impresa tutt'altro che agevole. A giudicare dalla profondità del risultato e dalla notevolissima eco che questo evento ha suscitato in tutta l'Italia culturale e musicale che conta (c'erano ieri in teatro direttori artistici, musicologi, critici e giornalisti di chiara fama), c'è solo da essere strafelici per il Petruzzelli e per Bari. La Fondazione lirico-sinfonica più "piccola e povera d'Italia", come ha detto qualche giorno fa in conferenza stampa il sindaco Michele Emiliano, "sta compiendo miracoli, uno dietro l'altro". La regia di Federico Tiezzi, il cast esemplare, la stupenda orchestra del Petruzzelli, magistralmente preparata da Alberto Veronesi hanno fatto il resto. Andate a vedere e sentire "Lo stesso mare" di Vacchi e Oz: non ve ne pentirete!

giovedì 28 aprile 2011

Il tributo a Fabio Vacchi dell'Accademia dei Cameristi


Da ieri mattina Fabio Vacchi è diventato il primo compositore "in residence" di una Fondazione lirico-sinfonica italiana, quella del Petruzzelli di Bari. Lo sarà sino al 2016, impegnandosi a scrivere almeno una composizione all'anno. Una consuetudine, quella del "compositore in residence" diffusa in numerosi teatri e festival europei e americani, ma non in Italia, dove c'è ancora molta, troppa resistenza nei confronti della Musica di oggi, come ha confidato ai giornalisti lo stesso compositore ieri mattina, durante la significativa conferenza stampa di presentazione della sua opera "Lo stesso mare" che va in scena tra poche ore in prima mondiale nel Politeama barese.
Da alcune settimane il notissimo compositore bolognese è a Bari per seguire di persona le prove dell'opera in teatro. Complice la sua prestigiosa presenza si sono pertanto susseguiti una serie di incontri, in vari luoghi del capoluogo pugliese (Casa Giannini, la Libreria Feltrinelli e lo stesso Foyer del Petruzzelli) e si è avuta anche l'occasione di ascoltare alcuni dei suoi lavori cameristici più interessanti.
In particolare, martedì sera presso la Vallisa di Bari è stata eseguita, nell'ambito della splendida stagione dell'Accademia dei Cameristi, "Orna buio ciel" per violino, violoncello e pianoforte, scritta da Vacchi in occasione del 75° compleanno del maestro Luciano Berio (il titolo infatti è l'anagramma del suo nome). Si tratta di una breve composizione a struttura "circolare" che ben evidenzia le eccellenti qualità artistiche di un creatore di suoni e suggestioni, oltre che profondo conoscitore del "mestiere" e di tutta la grande storia della musica globalmente intesa. Esemplare la lettura offerta dai tre ammirevoli musicisti impegnati nel concerto: Mariarosaria D'Aprile al violino, Nicola Fiorino al violoncello e Francesco Basanisi al pianoforte. Di rilievo anche le interpretazioni degli altri due pezzi in programma: l'arduo, bellissimo Mythes - tre Poemi per violino e pianoforte del polacco Karol Szymanowski, dove la giovane D'Aprile ha sciorinato appieno la sua strepitosa tecnica violinistica, accompagnata peraltro da un'encomiabile espressività, anche grazie all'ottimo supporto di Basanisi al pianoforte; infine, nella seconda parte, è stato Franz Schubert a farla da padrone con uno dei suoi sublimi capolavori cameristici: il celebre Trio per violino, violoncello e pianoforte in si bemolle maggiore D.898. Di rara bellezza all'ascolto l'intima quanto godibile intesa raggiunta in questa immortale pagina schubertiana da D'Aprile, Fiorino e Basanisi, soprattutto nel meraviglioso "andante un poco mosso". Successo caloroso e meritato.

mercoledì 27 aprile 2011

Domani al Petruzzelli va in scena in prima mondiale LO STESSO MARE di Fabio Vacchi e Amos Oz


Dopo quella di Milano dello scorso 18 aprile, si è tenuta questa mattina anche a Bari nel foyer del Teatro Petruzzelli, un'affollata conferenza stampa (la foto è di Carlo Cofano) di presentazione dell'opera "Lo stesso mare", composta su commissione della fondazione lirico-sinfonica barese, da Fabio Vacchi sul libretto dello scrittore israeliano Amos Oz, tratto dal suo celebre romanzo edito in Italia da Feltrinelli.
L'opera va in scena in prima mondiale domani nel Politeama barese (con repliche il 30 aprile, alle 18.00, ed il 2 maggio alle 20.30).
All'incontro di stamane con i giornalisti erano presenti, oltre al sindaco di Bari Michele Emiliano e al sovrintendente Giandomenico Vaccari, lo stesso Vacchi, lo scrittore Amos Oz, il regista Federico Tiezzi, la scenografa Gae Aulenti, la costumista Giovanna Buzzi, il direttore letterario della Feltrinelli, Alberto Rollo il direttore d'orchestra Alberto Veronesi, nuovo direttore stabile dell'Orchestra della Fondazione Petruzzelli (la notizia è stata ufficialmente comunicata dal sindaco Emiliano) e l'intero cast dell'opera.