lunedì 2 luglio 2007

Anche la grande danza domani al Miami International Piano Festival di Lecce

Il Miami International Piano Festival in Lecce si avvia a vivere le sue due più intense giornate: quelle conclusive. Domani 3 luglio, ultimo concerto pomeridiano (ore 19.00) al Teatro Paisiello di Lecce. Protagonisti saranno gli allievi del Conservatorio di Sainte-Geneviève-de-Bois, borgo parigino dove è sepolto Nureyev, gemellato con il Festival di Miami a Lecce. Il programma musicale dei giovani musicisti francesi Yseult Baumhauer, Florian Bellefin, Pauline Lorieux, Milèna Papadimitriou, accompagnati da Laura Ferulli e Vanessa Sotgiu, prevede l'esecuzione di brani di Glinka, Haydn, Raff. Nella seconda parte del concerto, si potrà assistere al recital di Angelo Arciglione che suonerà Debussy, Berio e Chopin. Alle 21.30, l'appuntamento sarà al Chiostro dell'ex Monastero dei Teatini per una serata all'insegna della grande danza con il Balletto del Sud che porterà in scena “Chopiniana” (o “Les Sylphides”). Lo spettacolo con le coreografie di Fredy Franzutti (nella foto) presenta una elaborazione del noto balletto del coreografo Micael Fokine su musiche del pianista polacco Frederic Chopin. La rivisitazione mantiene il gusto neoromantico dell'idea originale ma la arricchisce di diverse ispirazioni. Il colore bianco scelto per i costumi ricrea l'atmosfera della visione onirica, della cosiddetta “reverie romantique”, che è anche il sottotitolo dello spettacolo. “Le silfidi” e tutti gli “atti in bianco” del balletto classico hanno come comune soggetto la fragilità della figura femminile che chiede pietà e giustizia ma può anche tramutarsi in terribile vendicatrice, anima inquieta, fantasma delle nostre paure. “Chopiniana” prevede l'esecuzione dal vivo dei pianisti Misha Dacic, Ilya Itin e Jorge Luis Prats. Quest'ultimo non è nuovo alle collaborazioni con il balletto: ha avuto, infatti, il privilegio di collaborare con la più grande ballerina cubana, Alicia Alonso. Lo spettacolo vuole celebrare i 100 anni dalla prima rappresentazione di “Les Sylphides” al Teatro Marijnski di San Pietroburgo avvenuta il 23 febbraio del 1907. Nella seconda parte, sarà protagonista Maria Luisa Bene, sorella del compianto Carmelo. La Bene reciterà sonetti, lettere ed elegie tratti dall'universo leopardiano, che rappresenta la letteratura italiana coeva del grande compositore polacco.
“Chopiniana”, quindi, vuole essere un omaggio al Romanticismo Europeo nelle sue espressioni di musica, danza e poesia.
Info sul website: http://www.nireo.it/

L'ex minimalista Philip Glass strizza l'occhio ai romantici tedeschi


C'erano almeno duemila persone assiepate sabato scorso intorno a quel meraviglioso palcoscenico naturale apprestato dagli organizzatori del Primitivo Festival a Castel del Monte (nella foto). Un concerto che aveva dunque tutti (ma proprio tutti) gli ingredienti per essere "Evento" a tutti gli effetti. A condire il tutto, una meravigliosa luna piena incastonata come un abbacinante diamante in un cielo stellato di rara bellezza. Al centro del palco Philip Glass con il suo pianoforte, una brava e bella violoncellista, Wendy Sutter e il percussionista David Cossin al suo fianco. Il concerto è durato circa un paio d'ore. Alla fine, vi garantisco, mi sono pentito di esserci stato e vi dico il perchè. Adoro il Glass degli anni Settanta e Ottanta (quello per intenderci di "Einstein on the Beach", di "Company" e del "Concerto per violino e orchestra"). Speravo di ritrovarlo in questa magica serata e in questo straordinario contesto (in uno dei posti più belli del globo terrestre), ma mi son dovuto ricredere, ascoltando un appannato pianista, l'ombra del Glass che avevo ascoltato al Petruzzelli di Bari una ventina d'anni fa, che strizzava l'occhio e l'orecchio ancora a Schubert, Mendelssohn e Schumann. Avrà probabimente preso sul serio - ho pensato tra me e me - il pezzo apparso su "Repubblica - Bari" qualche giorno prima, nel quale gli si dava niente di meno che l'epiteto (sic) di "Beethoven dei nostri giorni".
Ragazzi, andiamoci piano, perchè di sciocchezze è davvero pieno il mondo!
Iniziamo col dire che il più grande Ludwig della Musica suonava decisamente meglio di Glass il pianoforte.
E poi...vogliamo paragonare "solo" le nove sinfonie, le 32 sonate per pianoforte e almeno gli ultimi straordinari Quartetti per archi di Beethoven con tutto quello che ha scritto (per carità, con indubbio merito) il signor Glass in questi ultimi trentasette anni? A Voi seri appassionati di musica dell'anno di grazia 2007 "l'ardua" sentenza. Finiamola, una volta per tutte, di fare paragoni impropri, per non dire balordi, tra Ludwig van Beethoven e Philip Glass, tra Franco Battiato e Richard Wagner, tra Lucio Dalla e Giacomo Puccini.
Non se ne può proprio più!
Naturalmente solo in pochi, sono andati via prima della fine del concerto. Tanti invece quelli che hanno applaudito con calore e convinzione Glass e i suoi due eccellenti musicisti. Mi auguro solamente che almeno una decina di costoro abbia provato almeno un po' di curiosità e sia corsa dopo a casa ad ascoltare magari anche solo un "pezzettino" della Quinta o della Nona Sinfonia del geniale Ludwig per cogliere la differenza che c'è con il..."Beethoven di oggi" :-)

venerdì 29 giugno 2007

Il prossimo 4 luglio il Conservatorio di Bari ricorderà Gioconda De Vito

Il 26 luglio 2007 ricorrerà il centenario della nascita di Gioconda De Vito, celeberrima violinista di fama internazionale e docente di violino all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Nata a Martina Franca, la De Vito fu la prima docente di violino e viola dal 1925 al 1934, presso il nascente Istituto Musicale “Niccolò Piccinni” di Bari, fondato da Giovanni Capaldi. Il maestro Corrado Roselli per una così significativa occasione ha proposto ed organizzato per conto del Conservatorio barese una giornata dedicata alla commemorazione di questa famosa artista pugliese di origine e inglese di adozione, che ha onorato, con la sua luminosa carriera di insigne violinista e straordinaria didatta, il nome di Bari, della Puglia e dell’Italia nel mondo.
Non mancherà in tal senso l’omaggio più bello e cioè quello di alcuni dei migliori allievi di violino del Conservatorio, diplomandi o appena diplomati, che eseguiranno delle composizioni tratte dal repertorio della celebre violinista. L’incontro che si terrà il prossimo 4 luglio presso l’Auditorium della Biblioteca Nazionale di Bari (in via Pietro Oreste, 45) inizierà alle 18.00 con i saluti del maestro Marco Renzi, direttore del conservatorio barese e della direttrice della Biblioteca, Dott.ssa Angela Adriana Cavarra.
A seguire, oltre alle esibizioni dei giovani violinisti, lo stesso Corrado Roselli ricorderà con un’esaustiva prolusione la vita e la personalità artistica della leggendaria Gioconda.

giovedì 28 giugno 2007

Il mitico Philip Glass suona sabato a Castel del Monte

Il prossimo 30 giugno a Castel Del Monte, nei pressi di Andria, sarà di scena il celebre pianista-compositore americano Philip Glass, che propone in anteprima assoluta uno spettacolo costruito su alcuni dei suoi lavori più noti, nonchè su alcune nuove composizioni. La grande novità di questo progetto sta nel fatto che tali lavori vengono eseguiti in una formula assolutamente inedita, ovvero in trio con Wendy Sutter al violoncello e David Cossin alle percussioni (già componenti dei Bang on Can, il prestigioso ensemble statunitense che da sempre si cimenta con il grande repertorio contemporaneo statunitense). Nato a Baltimora (Maryland, USA, 31 gennaio 1937) il compositore Philip Glass è unanimamente considerato tra i capofila del minimalismo assieme a Terry Riley, Steve Reich, La Monte Young, John Adams.Dagli anni '80 ha preferito prendere le distanze dal termine, mantenendo nel suo stile una forma iterativa ma ampliando al massimo le possibilità espressive offerte dalla tonalità, in modo da accogliere sempre più suggestioni dalle culture musicali extraeuropee. Un interesse del resto già manifestato all'inizio della carriera grazie alla collaborazione con il musicista indiano Ravi Shankar.
Tra le sue opere compaiono numerosi componimenti musicali di vario tipo, con una certa predilezione per le forme sceniche (teatro, danza, performance) e le colonne sonore di diversi film e documentari. Celebre, in quest'ultima categoria, la serie di film realizzati da Godfrey Reggio a cavallo tra il 1983 e il 2003 e basati su profezie degli indiani Hopi, nota come "Trilogia Qatsi": lo stesso Glass ha portato in tournée anche in Italia concerti live in cui il suo ensemble esegue le musiche direttamente sulle immagini dei film (prima esecuzione integrale: Torino, Settembre Musica, Auditorium "Giovanni Agnelli" del Lingotto, settembre 2005)
Ha poi collaborato con vari artisti del calibro di Brian Eno e David Bowie , e di quest’ultimo ha anche adottato il tema di "Heroes" per comporre l'omonima sinfonia. Glass nasce a Baltimora da genitori immigrati ebrei provenienti dall'Ucraina; il padre possiede un negozio di dischi con una ricca offerta di opere - spesso invendute - di compositori di musica moderna (Paul Hindemith, Béla Bartók, Dmitrij Šostakovič) e musica classica (i quartetti per archi di Ludwig van Beethoven e i due trio per piano di Franz Schubert) che il giovane Glass arriverà a conoscere molto presto. Da bambino studia il flauto presso il Peabody Conservatory of Music e a 16 anni si iscrive alla University of Chicago, dove studia matematica e filosofia. Frequenta successivamente la Juilliard School dove si dedica principlamente alle tastiere; tra i suoi insegnanti di composizione figurano Vincent Persichetti e William Bergsma. Nell'estate del 1960 studia con Darius Milhaud e compone un concerto per violino per una compagna di studi, Dorothy Pixley-Rothschild.
A Parigi studia composizione con Nadia Boulanger (dal 1963 al 1965) analizzando gli spartiti di Johann Sebastian Bach ("Il clavicembalo ben temperato"), Wolfgang Amadeus Mozart (i concerti per pianoforte) e Beethoven. Riferendosi a quegli anni nella sua autobiografia - "Music by Philip Glass", (1987) - Glass racconta che la musica eseguita ai concerti del Domaines Musicale di Pierre Boulez non lo appassionava (fatta eccezione per i lavori di John Cage e Morton Feldman), mentre era molto impressionato dagli spettacoli messi in scena da Jean-Louis Barrault al teatro Odéon e dai film della nouvelle vague francese, di registi come Jean-Luc Godard e François Truffaut.
Dopo aver lavorato in Francia con Ravi Shankar alla colonna sonora del film Chappaqua, Glass nel 1966 viaggia attraverso il nord dell'India, dove entra in contatto con la comunità dei rifugiati tibetani. Diventa buddista e incontra il quattrodicesimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, nel 1972.
Dal lavoro con Ravi Shankar e dalla percezione delle proprietà ipnotiche dei ritmi indiani nasce lo stile compositivo di Philip Glass. Tornato a casa, rinnega i suoi lavori precedenti, scritti con uno stile moderatamente moderno simile a quello di Darius Milhaud, Aaron Copland e Samuel Barber, e inizia a comporre pezzi austeri basati su ritmi compulsivi. Tra questi primi lavori di taglio minimalista figurano le musiche per una commedia di Samuel Beckett (Comédie, 1963) ed un quartetto d'archi (No.1, 1966). Ricevendo poca attenzione dagli esecutori e dagli spazi di esecuzione tradizionali, Glass forma un gruppo nei tardi anni '60 a New York con i suoi ex compagni di studi, tra cui Steve Reich e Jon Gibson, iniziando ad esibirsi all'interno delle gallerie d'arte. Queste gallerie rappresentavano l'effettivo punto di contatto tra il minimalismo musicale ed il minimalismo nelle arti visive, oltre alle amicizie personali tra gli artisti che, avendo interessi artistici simili, supportavano l'attività musicale di Glass e Reich e spesso preparavano i poster per i loro concerti. Il primo concerto della "nuova" musica di Philip Glass è una serata alla Jonas Mekas's Film-Makers Cinematheque nel 1968. In questo concerto vengono inclusi “Music in the shape of a square for two flutes” (un omaggio a Erik Satie, eseguito da Glass e Gibson) e “Strung Out for amplified solo violin”, eseguito dalla violinista Pixley-Rothschild. Gli spartiti sono appesi alle pareti ed i musicisti devono spostarsi durante l'esecuzione. La risposta è entusiasta, anche se il pubblico consiste principalmente di artisti e appassionati di arti visive e performance art, già molto ben disposti verso l'approccio riduzionista di Glass. Oltre all'eseguire la propria musica, Glass lavora come tassista, gestisce con Steve Reich una compagnia di traslochi e fa da assistente allo scultore Richard Sierra. In questo periodo conosce e stringe amicizie con altri artisti della scena di new York, tra cui Sol LeWitt, Nancy Graves, Laurie Anderson e Chuck Close. Dopo alcune divergenze con Steve Reich fonda il proprio Philip Glass Ensemble (mentre Reich fonda il gruppo "Steve Reich and Musicians") in cui entrano le tastiere, i fiati (sassofono e flauto) ed una voce di soprano. Inizialmente il lavoro continua ad essere rigorosamente minimalista, diatonico e strutturato ripetitivamente, come in "Two Pages", "Contrary Motion" e "Music in Fifths" (un omaggio a Nadia Boulanger che trovò delle "quinte nascoste" nei suoi lavori di studente). Col tempo l'austerità viene meno, la musica sempre più complessa e drammatica, come in "Music in Similar Motion" (1969) e in "Music with Changing Parts" (1970). La serie culmina nell'esecuzione della durata di quattro ore "Music in Twelve Parts" (1971-1974), inizialmente concepito come un'unica composizione con dodici parti strumentali e successivamente evoluto in una composizione ciclica che riassume l'opera si Glass e la trascende - nella parte finale la voce soprano canta un tema dodecafonico. Glass continua il proprio lavoro con due serie di opere sturmentali, "Another Look at Harmony" (1975) e "Fourth Series" (1978-79), mentre è la sua musica per le produzioni teatrali a diventare più famosa. La prima opera è una collaborazione con Robert Wilson, una composizione che successivamente Glass identificherà come la prima di una trilogia di ritratti: "Einstein on the Beach" (composta nel 1975 ed eseguita per la prima volta nel 1976), centrata sulla figura di Albert Einstein, in cui figurano il suo gruppo, un violino solista, un coro e gli attori. Il Washington Post lo recensisce con parole entusiastiche. Glass continua a produrre musica per opere teatrali componendo nel 1980 l'opera "Satyagraha", incentrata sui primi anni di vita del Mahatma Gandhi e sulle sue esperienze in Sudafrica. L'opera è anche un punto di svolta per Glass, che scrive per la prima volta dopo 15 anni per un'orchestra sinfonica, anche se le parti principali rimangono riservate a delle voci soliste e al coro.
La trilogia si completa con "Akhnaten" (1983-84), ritratto del faraone Akhenaton, una potente composizione vocale e orchestrale cantanta in accadico, ebreo biblico e antico egiziano. Alla parte cantata si alterna un attore che recita antichi testi egiziani nella lingua del pubblico. I violini spariscono e l'orchestra assume "un suono basso e scuro, che caratterizza l'opera e si adatta molto bene al suo soggetto" (da Music by Philip Glass, 1985).
Nello stesso anno Glass collabora con Robert Wilson alla stesura di un'altra opera, "the CIVIL warS", che debutta all'Opera di Roma. I lavori di Glass pre il teatro in questo periodo includono molte composizioni per la compagnia teatrale Mabou Mines, che ha co-fondato nel 1970, che consistono principalmente in musiche per scritture e adattamenti della prosa di Samuel Beckett, quali "The Lost Ones" (1975), "Cascando" (1975), "Mercier and Camier" (1979), "Endgame" (1984) and "Company" (1984). Backett approvò l'adattamento fatto dalla compagnia di "The Lost Ones", ma disapprovò in maniera veemente la mesas in scena di "Endgame" all'American Repertory Theatre di Cambridge per la regia di Joanne Akalaitis. I quattro brevi pezzi composti per "Company" per quartetto d'archi, destinati ad essere seguiti negli intervalli del dramma divennero successivamente un brano da concerto per orchestra d'archi e vennero anche pubblicati separatemente. A partire dalle composizioni di opere e musiche per il teatro, Glass - specialmente a cavallo tra gli anni '80 e '90 - scrive sempre più per ensembles più accessibili, come i quartetti d'archi e le orchestre sinfoniche, ritornando così in qualche modo verso le radici stilistiche dei suoi studi compositivi. Con questa direzione, i lavori per orchestra e da camera risultano essere scritti con una vena più lirica e poetica. Nei suoi lavori Glass arriva ad impiegare antiche forme musicali come quella della ciaccona, come ad esempio nel "Satyagraha" e nei movimenti lenti del suo "Violin Concerto" (1987) e della "Symphony No.3" (1995). Vi sono inoltre richiami a stili musicali storici (il barocco, il classico, il primo romanticismo e la musica classica di inizio del XX secolo), senza che tuttavia Glass abbandoni la propria cifra stilistica individuale, né a farne un mero pastiche.
Il "Violin Concerto" consiste di tre movimenti quasi neo-barocchi, su cui vengono cantati testi scritti nella lingua di Akhenaton. Nel 1992 il concerto viene eseguito dalla Vienna Philharmonic Orchestra condotta da Gidon Kremer. Ad esso fanno seguito una trilogia Sibeliana ("The Light", "The Canyon", "Itaipu", 1987-1989), "The Voyage", commissionata dalla Metropolitan Opera e altre due sinfonie da tre movimenti ("Low" nel 1992 ed una seconda nel 1994). Glass descrive la sua "Symphony No.2" come uno studio in politonalità comparabile alle musiche di Arthur Honegger, Darius Milhaud e Heitor Villa-Lobos, ma il tono dissonante, oscuro e meditabondo del pezzo evoca maggiormente le sinfonie di Dmitrij Šostakovič.
Centrali nella sua produzione di musica da camera del periodo sono gli ultimi due quartetti d'archi di una serie di cinque scritti per il Kronos Quartet (1989 e 1991) ed il pezzo "Music from The Screens" (1989). Questi lavori mostrano un aspetto molto diverso della produzione di Glass. Con la "Symphony No.3" (1995), commissionata dall'orchesta da camera di Stoccarda, riemerge uno stile orchestrale più trasparente, raffinato ed intimo (rispecchiando la simile evoluzione del lavoro di Steve Reich). Nei quattro movimenti della sinfonia Glass tratta un'orchestra di 19 archi come un'ensemble da camera esteso e sembra evocare il primo classicismo (le sinfonie per archi di Carl Philipp Emanuel Bach e le prime sinfonie di Franz Joseph Haydn), nonché il neoclassicismo di Igor Stravinskij, Béla Bartók e Ravel.

Sin dalla fine degli anni '80 Glass scrive sempre più frequentemente pezzi per pianoforte solo, a cominciare da un ciclo di cinque pezzi (1988) per un adattamento teatrale della "Metamorfosi" di Franz Kafka e proseguendo con il suo primo volume di "Études for Piano" (1994-95). I primi sei études furono originariamente commissionati dal pianista e direttore d'orchestra Dennis Russel Davies. Negli anni tra il 1993 ed il 1996 Glass compone un altro trittico di opere basato sulla prosa e sui film Jean Cocteau ("Orphée" (1949), "La Belle et la Bête" (1946) ed il racconto "Les Enfants Terribles" (1929) adattato a film nel 1950 dallo stesso Cocteau e da Jean-Pierre Melville) che è anche un omaggio musicale ai Les Six, un gruppo di compositori francesi associati a Cocteau. "Orphée" è sia concettualmente che musicalmente ispirata all'opera Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck ed il tema della morte di Euridice si intreccia con la vita privata di Glass, essendo l'opera stata scritta un anno dopo l'inattesa morte della moglie Candy Jernigan, nel 1991. "(...) si può solo immaginare che il dolore di Orfeo debba aver echeggiato quello del compositore" (K. Robert Schwarz, Minimalists, 1996, p.164).
"Les Enfants Terribles" (1996, per voce e tre pianoforti), per essere concepita per un ensemble di pianoforti, è debitrice ad un altro lavoro fondamentale del XVIII secolo: il concerto per quattro clavicembali (o quattro pianoforti) in la minore di Bach, BWV1065. E forse non è una coincidenza che il concerto di Bach fosse parte della colonna sonora del film del 1950 così come l'opera di Gluck fece da colonna sonora al film "Orphée" di Cocteau del 1949.

Molte colonne sonore sono state scritte da Glass, a cominciare (1981-83) da quella per il "Koyaanisqatsi" di Godfrey Reggio, continuando con "Mishima: A Life in Four Chapters" (1985) di Paul Schrader e "Kundun" (1997) di Martin Scorsese. Ha fatto anche una breve apparizione come attore nel film "The Truman Show" (1998). "The Hours" (Stephen Daldry, 2002), "Taking Lives" (2004), e "The Fog of War" (Errol Morris, 2003) sono tra i film più famosi in cui la colonna sonora contiene pezzi di Glass, sia di repertorio che nuovi. La colonna sonora di "Diario di uno scandalo" (2007) ha ricevuto la nomination agli Oscar.

Oltre a lavorare in ambito classico, per il teatro e per il cinema, Glass ha avuto molti contatti con gli ambienti del rock, dell'ambient music, della musica elettronica e della world music. nei primi anni '70 tra i suoi estimatori si annoveravano Brian Eno e David Bowie, colpiti ed influenzati dallo stile poco ortodosso di Glass. Anni dopo Glass, entrato in amicizia con Bowie, orchestrerà alcuni pezzi di Bowie e Eno inclusi negli album "Low" e "Heroes" (scritti a Berlino nei tardi anni '70) trasformandoli nelle proprie prima ("Low", 1992) e quarta ("Heroes", 1996) sinfonia.
Glass ha collaborato anche con cantautori quali Paul Simon, Suzanne Vega e Natalie Merchant, nonché con autori di musica elettronica (Aphex Twin).

La contrapposizione di due stili iniziata con gli "Études" e con "Les Enfants Terribles" riemerge nella colonna sonora del film di Godfrey Reggio "Naqoyqatsi" (2002), nell'opera da camera "The Sound of a Voice" (2003) e, in misura minore, nella serie di concerti scritti a partire dal 2000 e nelle tre sinfonie centrate sullo scambio tra voci e coro e orchestra. Due sinfonie abbastanza simili, la "Symphony No.5" (1999) e la "Symphony No.7" (2004) sono basate su temi religiosi e meditativi, mentre la "Symphony No.6 - Plutonian Ode", commissionata dalla Brucknerhaus Linz e dalla Carnegie Hall in onore del 65° compleanno di Glass, nasce come collaborazione con il poeta Allen Ginsberg per voce recitante e piano (gli stessi Ginsberg e Glass), basata sulla sua omonima poesia. nel primo e secondo movimento di questa opera Glass esplora melodie complicate e dissonanti, solo per tornare col terzo movimento ad una sorta di musica ipnotica ed estatica dal risultato sorprendentemente fresco.
Negli anni di composizione di questa sinfonia Glass si sposa con Holly Critchlow, conosciuta quattro anni prima.
La sua prima opera su grande scala da otto anni, "Waiting for the Barbarians", è basata sul romanzo di J. M. Coetzee col libretto a cura di Christopher Hampton ed ha debuttato nel settembre 2005. Solo due mesi dopo, nel novembre 2005, debutta alla Brooklyn Academy of Music di New York la "Symphony No.8".

Continuano i grandi concerti del Miami International Piano Festival a Lecce


Il Miami International Piano Festival in Lecce arriva oggi al suo “giro di boa”. Lo fa proponendo al pubblico leccese il concerto di un enfant prodige americano del pianoforte. Alle 19.00, infatti, il palcoscenico del Teatro Paisiello ospiterà il recital del dodicenne Conrad Tao, nato ad Urbana, Illinois, nel 1995.
Conrad ha mostrato il suo talento per la musica sin da piccolissimo, quando è stato visto suonare delle canzoni per bambini a 18 mesi d’età. Ha iniziato lo studio formale del pianoforte a 3 anni, si è esibito in pubblico per la prima volta a 4 e ha tenuto un recital ad Orlando in Florida all’età di 7 anni. A 8 anni ha tenuto il suo concerto di debutto con la Utah Chamber Music Festival Orchestra suonando il concerto per pianoforte di Mozart in La Maggiore, K414. Conrad ha vinto il concorso pianistico Julliard Pre-College Gina Baucher e il concorso “Prokofiev Concerto” nel 2006 ed ha già dato saggi della sua bravura anche come compositore, tanto che è stato il più giovane vincitore del prestigioso premio della BMI per giovani compositori nell’emisfero occidentale. Conrad ha vinto nel 2004, 2005 e 2006 il premio ASCAP Morton Gould Young Composer e la sua sonata per 2 pianoforti è stata eseguita alla cerimonia di premiazione del 2004. Tao è, inoltre, un pluri-premiato violinista ed è assegnatario di strumenti da parte della Stradivari Society da tre anni. Attualmente suona un violino del 1750 di misura 7/8 di Nicola Gagliano.
Per il suo primo concerto al Festival di Miami a Lecce (Conrad suonerà con l’orchestra il 2 luglio e avrà il pianoforte n. 1 nella serata finale del 4 per 16 pianoforti), Tao ha scelto un ricco programma musicale: nella prima parte eseguirà Sonata in Fa min. K.466 (L.118) e Sonata in La magg. K.39 (L.391) di Domenico Scarlatti, la Sonata n. 21 in Do magg. ("Waldstein") Op. 53 di Beethoven e Gargoyles, Op. 29 di Liebermann. La seconda parte, invece, sarà all’insegna di Chopin (Nocturne Op. 15 n. 2; Nocturne Op. 62n. 1; Ballade n. 3 Op. 47) e della Rhapsodie espagnole (Folies d'Espagne et jota aragonesa) S. 254 di Liszt. Conrad chiuderà il concerto proponendo due brani dalla sua composizione “Seven”, intitolata così perché scritta all’età di 7 anni.
In serata, sempre al Teatro Paisiello, con inizio alle 21.30, sarà di scena la musica da camera in un recital elegante e sofisticato che vedrà come protagonisti il violino e la viola di Igor e Vesna Gruppman, accompagnati al pianoforte dal pianista russo Ilya Itin (che terrà l’atteso concerto solistico di sabato 30 giugno).
I coniugi Gruppman, che si esibiscono spesso in Duo, sono stati soprannominati “gli arcangeli del violino”.
Acclamato dalla critica per la bellezza e la ricchezza del suo stile, il fraseggiare elegante, l’energia, la passione e il virtuosismo, Igor Gruppman gode di una carriera di solista, direttore, primo violino e musicista da camera. Ha lavorato con direttori quali Solti, Rostropovich, Colin Davis, Eschenbach, Gatti e Haitink e attualmente è primo violino alla Rotterdam Philarmonic Orchestra, direttore principale dell’orchestra di Temple Square a Salt Lake City e direttore artistico dell’orchestra da camera del Concerto di Rotterdam. Ha fondato e dirige il Gruppman International Violin Institute con il fine di selezionare e far crescere i giovani talenti del violino di tutto il mondo, usando le più recenti tecnologie di videoconferenza.
Sua moglie Vesna eccelle sia come violinista che come violista ed è stata la prima a vincere sei volte consecutive il National Violin Competition nella nativa Jugoslavia. Le sue registrazioni di musica solista e da camera hanno vinto premi prestigiosi da parte di riviste internazionali quali il Gramophone Magazine, American Record Guide e Classical disCDigest. Attualmente Vesna Gruppman svolge l’attività di co-direttrice nel Gruppman International Institute presso il Conservatorio di Rotterdam.
Il programma musicale del concerto dei Gruppman con Itin prevede la Sonata per 2 violini e pianoforte di Martinu, la Sonata n. 5 per violino e pianoforte “Primavera” di Beethoven, 6 Duo per due violini di Bartók, la Suite per 2 violini e pianoforte di Moszkowsky e, in chiusura, Primavera e Inverno da “Quattro Stagioni di Buenos Aires” di Piazzola.
Per informazioni http://www.nireo.it/

mercoledì 27 giugno 2007

Mottola Danza in Musica

"E' già partita lo scorso 25 giugno e proseguirà per una settimana la rassegna “Mottola Danza in Musica”, organizzata dal Centro di Formazione Musicale “F. Leuzzi” e dal Centro Studi Danza Royal Ballet, che avrà luogo a Mottola presso Piazzale Di Vittorio, con la direzione artistica di Giuseppe Salatino.
La rassegna, alla sua prima edizione, vedrà protagonisti circa 200 ragazzi, allievi delle due scuole, provenienti da Mottola e paesi limitrofi.
“Essi rappresentano una delle eccellenze produttive per la cultura e nostro compito è promuovere queste esperienze legate alla valorizzazione dei giovani” - ha commentato il direttore artistico - “Una politica che ha portato buoni risultati, secondo i dati delle passate esperienze, con l’obiettivo di diffondere la pratica artistica attiva valorizzando la musica e la danza come fattore di crescita individuale e sociale, stimolo all'intelligenza e alla creatività. Di qui dunque l'idea di dar vita a questa rassegna, coinvolgendo i nostri ragazzi in una settimana di socializzazione artistica tra allievi musicisti e allievi ballerini figli della stessa terra.” Nel corso delle serate del 25, 26 e 27 si esibiranno gli allievi dei corsi di canto e strumento musicale del C.F.M. Il 28 giugno andrà in scena il musical Disney’s Greatest Hits. In un' atmosfera che condurrà gli spettatori nel mondo dei classici Walt Disney's, da Pinocchio a Cenerentola, dalla Bella e la Bestia alla Sirenetta, da Pochaontas a Mary Poppin's, si esibiranno con coreografie le allieve di danza moderna del Royal Ballet, con interpretazione canora dal vivo dei cantanti del C.F.M. A questo progetto, hanno lavorato l'insegnante e coreografa Dalila Bochicchio e l' insegnante di canto Anna Gentile del C.F.M. La serata vedrà la partecipazione di più di cento comparse tra ballerini e cantanti.
La serata del 29 giugno sarà dedicata al Concerto degli Allievi del C.F.M., a cura del M° Pietro Luigi Orsini: i ragazzi potranno accostarsi alla musica leggera e jazz, affiancati da professionisti in diverse formazioni.
Sabato 30 sarà nuovamente in scena il Royal Ballet, che proporrà un balletto sulle musiche del “Lago dei Cigni” di Peter Ilyich Tchaikovsky, con le coreografie di Dalila Bochicchio e l’esibizione delle allieve dei corsi di danza classica. Ospite della serata, il giovane violinista prodigio Gabriele Ceci, vincitore del prestigioso premio nazionale di violino “Bruno Zanella”.
L'ingresso ad ogni spettacolo è libero. Per i posti a sedere è possibile richiedere inviti gratuiti presso la segreteria artistica della rassegna telefonando al numero 0998862879. L'apertura al pubblico è fissata per le ore 21.00 di ogni serata con inizio di spettacolo previsto per le 21.30."

martedì 26 giugno 2007

Preziosi strumenti antichi domani all'asta a Genova

Valentina Peter mi segnala: "Giovedì scorso alle ore 9.00 nelle Sale della Casa d'Aste Rubinacci in Genova è iniziata la mostra degli strumenti musicali che saranno posti all'asta mercoledì 27 giugno alle ore 15.30. Trattasi di 188 lotti che comprendono strumenti ad arco (violini, viole e violoncelli) e relativi archetti, strumenti a fiato, strumenti a pizzico (chitarre, mandolini, liuti), strumenti a tastiera, manoscritti e libri, strumenti etnici e quadri di iconografia musicale. Tra gli strumenti ad arco spiccano importanti autori del '900 (violini di Capicchioni, Sgarabotto, Michetti, Curletto e viole di noti autori napoletani del '700 ed '800). Tra i circa 40 archetti, quelli più importanti sono tutti certificati. Verrà poi, per la prima volta in Italia, posta in vendita una collezione di flauti della scuola francese dalla fine '800, di cui due del capostipite Louis Lot, sino alla fine del '900 con autori quali il barese Alfredo Gardelli e Muramatsu per un flauto in oro. Tra le chitarre spiccano i nomi di Vinaccia, Calace, del fiorentino Ballerini (1880 c.) e del francese Roudhloff (1815). Tra i mandolini - importanti quelli del primo Novecento - spicca quello di Antonio Maraffi, Milano 1770, che è uno dei quattro originali sopravvissuti, ma l'unico a non essere ancora conservato in un Museo. Un esempio di iconografia musicale è poi una copia settecentesca del quadro del 1691 di Pierre Mignard, con una ispirata Santa Cecilia. Ad organizzare il tutto l'unico specialista del settore, il maestro Giovanni Antonioni, che con passione dal 1987 opera per raccogliere e scoprire tanti piccoli e grandi tesori, testimonianze della nostra storia musicale offrendo il tutto a specialisti, commercianti, strumentisti e collezionisti. Oltre ad un catalogo a colori, chi fosse interessato potrà visionare tutto il materiale sul sito http://www.rubinacci.it/ e partecipare all'asta con offerte segrete oppure, direttamente, tramite telefono."

Recital di Gulsin Onay al Miami Piano Festival a Lecce

Ancora un’altra giornata all’insegna della grande musica, quella di oggi al Miami International Piano Festival in Lecce.
Alle 19.00, la pinacoteca del Museo Castromediano ospiterà il concerto per flauto e pianoforte di due giovani talenti salentini, Nicola Morello e Anastasia Barba che eseguiranno Le Merle noir di Messiaen. La seconda parte dell’appuntamento pomeridiano vedrà, invece, al pianoforte l’inglese James Rhodes, che proporrà la Sonata n. 21 in Do magg. ("Waldstein") Op. 53 di Beethoven e di Chopin il Notturno in Si magg. Op. 62/1 e Polacca-Fantasia.
Alle 21.30, al Teatro Paisiello, il Festival di Miami a Lecce presenta un’interprete “suprema e piena di fantasia”: la pianista turca Gülsin Onay (nella foto).
che ha mostrato il suo talento pianistico sin dalla giovanissima età. Ha intrapreso i suoi studi musicali a tre anni e a sei si è esibita per la prima volta per la radio turca. Allieva prediletta di Ahmed Adnan Saygun, si è diplomata a 16 anni al Conservatorio di Parigi vincendo il prestigioso “Premier Prix du Piano”. La Onay ha vinto premi in concorsi internazionali prestigiosi come il “Long–Thibaud” a Parigi e il “Busoni” a Bolzano e ha tenuto concerti in oltre cinquanta paesi in tutti i continenti. La critica ha lodato le sue interpretazioni di Rachmaninoff e l’ha riconosciuta come un’eccellente interprete di Chopin. Ciò le ha fatto conferire la Medaglia di Stato dalla Polonia, terra natia del celebre compositore. Le opere di Adnan Saygun sono sempre presenti sia ai concerti che nelle registrazioni della Onay. Il secondo concerto per pianoforte di Saygun è dedicato proprio a lei, che lo ha eseguito per la prima volta in Turchia e all’estero. Inoltre Gülsin Onay è stata la prima al mondo ad eseguire i concerti di Stuppner e Tabakov e la sua registrazione del primo concerto per pianoforte di Tchaikovsky con la Slovak Philarmonic è stata giudicata una pietra miliare da critici ed intenditori. La Onay, che è impegnata quest’anno in molti eventi organizzati in occasione del centesimo anniversario dalla nascita di Saygun, scomparso nel 1991, oltre alla sua intensa attività per cause benefiche, detiene il titolo di Artista di Stato nella nativa Turchia ed è solista dell’Orchestra Sinfonica Presidenziale di Ankara, città dove, per inciso, insegnò e morì la grande cantante leccese Cloe Elmo.
Per il suo concerto al Festival di Miami in Lecce, la Onay ha scelto un programma che comprende le Variazioni ABEGG Op. 1 di Schumann, le Variations sérieuses op. 54 di Mendelssohn, Smyrna del compositore inglese Elgar (scritta nel 1905 in occasione di una crociera sul Mediterraneo fatta insieme all’amico Franz Schuster) e Andante spianato e Grande Polonaise brillante, Mib magg. Op. 22 di Chopin. Nella seconda parte del concerto, la pianista proporrà il suo consueto omaggio a Saygun, con 2 Preludes on Aksak Rhythms from Op. 45 n.4, 12 e Sonatine op. 15 e chiuderà con Gaspard de la Nuit di Ravel. Per informazioni http://www.nireo.it/

Il Principe Porcaro di Nino Rota coprodotto da Fondazione Petruzzelli, Teatro Kismet e Conservatorio di Bari sbarca a Birmingham

E' stato presentato venerdì scorso nella splendida cornice della Baia San Giorgio a Bari il prossimo debutto a Birmingham dello spettacolo "Il Principe Porcaro", opera giovanile di Nino Rota (nella foto) coprodotto per l'occasione dalla Fondazione Petruzzelli insieme al Conservatorio "Niccolò Piccinni" e al Teatro Kismet OperA. Alla conferenza stampa hanno partecipato Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo della Regione Puglia, Onofrio Sisto, Vice presidente Provincia di Bari, Giandomenico Vaccari, Sovrintendente Fondazione Petruzzelli, Augusto Masiello, presidente Teatro Kismet OperA, Valfrido Ferrari, Vice Direttore Conservatorio di Bari, Stuart Rogers, Responsabile Birmingham Repertory Theatre Company e Teresa Ludovico, regista dello spettacolo. Il Principe Porcaro che ha debuttato con successo al Teatro Kismet OperA il 9 dicembre 2005 sarà per l'occasione messo in scena con orchestra e coro inglesi (provenienti dalla prestigiosa City of Birmingham Symphony Orchestra) e ad Augusto Masiello, che interpreta Nino Rota, sarà affiancato John Ramm, attore inglese, nel ruolo di Hans Christian Andersen. La tourneè inglese dello spettacolo rappresenta il momento qualitativamente più alto della collaborazione fra le strutture baresi coinvolte. Quando Rota, appena quattordicenne, scrisse Il Principe Porcaro, si ispirò ad una fiaba di Hans Christian Andersen. Tuttavia la musica non rivela in effetti la giovane età dell’autore grazie all'incredibile padronanza del linguaggio musicale. Il melodramma non fu all'epoca mai rappresentato e solo in tempi recenti il maestro Nicola Scardicchio (allievo del compositore e membro del comitato scientifico dell’Archivio Rota presso la Fondazione Cini di Venezia) ne ha personalmente curato l’orchestrazione. L’opera gioca con ironia attraverso i vari registri stilistici: l’alto e il basso, il serio e il faceto, il lieve e il tragico si mescolano nelle vicende di una corte eccentrica e bizzarra che si affianca ad un elegante e divertente “cortile di maiali”. La scena evoca un’enorme lanterna magica da cui nascono immagini incantevoli mentre i personaggi si muovono come figurine di cartone. La regia di Teresa Ludovico non tralascia livelli di lettura troppo profondi e dona un reale spessore drammatico all’azione scenica, grazie ad una stilizzazione dei movimenti.Lo spettacolo, come nella migliore tradizione del melodramma, è incastonato in un prologo, un intermezzo ed un epilogo (quest'ultimo in prosa e scritto personalmente dalla suddetta regista), in cui Andersen e Rota aiutano i più piccoli ad entrare nei meccanismi di una messa in scena pensata principalmente per i bambini.Un progetto musicale, che attraverso il contributo significativo di alcune tra le più importanti forze artistiche e produttive della città di Bari, intende valorizzare le risorse musicali del territorio e potenziare la forza evocativa e lo spessore teatrale dell’opera lirica, tributando il meritato omaggio ad uno dei protagonisti della musica del Novecento, che diresse tra l'altro per ben trent'anni il Conservatorio di Bari, oltre che al celebre letterato danese di cui ricorre proprio quest'anno il bicentenario della nascita.
Info sul website: http://www.birmingham-rep.co.uk/

lunedì 25 giugno 2007

Adam Neiman è davvero il nuovo Horowitz?

Quando la dottoressa Isabella Puccini, attuale agente del giovane pianista americano Adam Neiman (nella foto), mi ha scritto un paio di settimane fa dagli Stati Uniti, pregandomi di intervenire al concerto leccese in programma sabato 23 giugno, vi confesso che sono rimasto un po’ perplesso per una serie di motivi. Il primo, perché oggi giorno attraverso la posta elettronica può arrivarti davvero di tutto (dall’esortazione all’acquisto di un formidabile e risolutivo viagra sino alle vincite milionarie nelle lotterie di mezzo mondo). Secondo, non conoscendo Isabella di persona o di fama, ho persino pensato al tiro burlone di qualche vecchio amico. Quando poi, va detto, sempre la predetta Isabella mi ha garantito che avrei ascoltato una sorta di giovane Vladimir Horowitz redivivo, ho immediatamente sentito come un sussulto per tutto il corpo. Quante volte mi hanno esortato in questi venticinque anni di…“marciapiede” (come direbbe il mitico Paolo Isotta) ad ascoltare “nuovi” Rubinstein, “nuovi” Benedetti Michelangeli, “nuovi” Pollini, “nuovi” Karajan, “nuovi” Kleiber e mi trovavo poi di fronte, se tutto andava bene, solo a pallide imitazioni di quegli ineguagliabili originali. E poi, mi chiedevo: perché voler trovare a tutti i costi i cloni di un compositore, o peggio, di un interprete? Ci saranno ragioni promozionali. Pompiamo, o meglio, enfatizziamo quel tal compositore, pianista o direttore d’orchestra e poi…si vedrà ;-)
Ecco dunque lo stato d’animo con cui sono andato al concerto di sabato scorso al Paisiello. Adam Neiman è senz’altro uno straordinario virtuoso e l’ha dimostrato vincendo prestigiosi concorsi, apparendo nelle sale da concerto più importanti del mondo, incidendo alcuni eccellenti dischi: ma bastava tutto questo per essere già considerato il nuovo Horowitz? No, di certo.
Il programma che ha presentato a Lecce l’altra sera, era poi di quelli da far accapponare la pelle. In sala qualcuno (non faccio nomi, nemmeno sotto tortura) ha sibilato: “Ma chi sarà mai questo pazzo che in una sola sera mette insieme la Suite Inglese n.2 di Bach, Jeux-d’Eau e Sonatine di Ravel, tre Etudes-Tableaux di Rachmaninoff e (udite, udite) i Quadri di un’esposizione di Mussorgsky?”
Ci vuole coraggio e il nostro Adam ha subito dimostrato di averne a iosa. Il suo Bach è stato prodigioso: accarezzato con la perfezione e la maestrìa dei grandi, oltre ad una partecipazione emotiva sempre più rara oggi giorno tra i cosiddetti pianisti “bachiani”; ancor più sensazionale il Ravel del Jeux-d’Eau, con quella straordinaria mano destra che scorreva sui tasti con liquida e plasmata morbidezza. I tre Etudes-Tableaux (numeri 1-2-8 dell’op.39) di Rachmaninov, rivissuti con somma eleganza, hanno evidenziato in lui anche quella naturalezza espressiva davvero disarmante, di cui ho letto in alcune riviste specializzate inglesi e americane. Il piatto forte della serata era però costituito dai Quadri di un’esposizione”, trasformati negli Anni Venti in smagliante capolavoro sinfonico da quell’impareggiabile “Mago del Suono” che era Maurice Ravel. Adam Neiman li ha riletti con fuoco primitivo e la spettacolare ridondanza di una pagina sinfonica. Non stava cioè suonando un pianoforte, ma un’intera orchestra, quella probabilmente di Ravel. Un’interpretazione indubbiamente suggestiva, giocata su forti accenti, improvvisi contrasti, stellari velocità (a tratti quasi parossistiche). C’era tanto temperamento, ma anche una bella dose di sana e ingenua gioventù in quest’esecuzione di Neiman dei Quadri mussorgskiani. Ci può stare, eccome se ci può stare. Chissà, a proposito, cosa ne avrebbe detto proprio lui, se fosse ancora vivo, il “Grande Vecchio degli 88 tasti”? Eppure, scherzi a parte, dopo il concerto, invero applauditissimo, ho scambiato alcune battute con il giovane Adam e mi sono reso conto di avere di fronte una bella persona davvero con una dote straordinaria, che potrebbe portarlo presto vicino ai leggendari virtuosi del passato: l’umiltà. Per cui gli auguro di cuore che tra molti, anche moltissimi anni un giovane studente di pianoforte possa dire al suo insegnante: “Maestro, un giorno mi piacerebbe diventare il nuovo Adam Neiman!”

Emanuele Arciuli incanta al Miami Piano Festival di Lecce

L’Orecchio di Dioniso ha disertato i vostri personal computer per alcuni giorni, in modo da raggiungere Lecce e seguire direttamente diversi concerti e incontri di rilievo del prestigioso Miami International Piano Festival, importato nella capitale del Barocco per la terza volta in sei anni. Sono arrivato venerdì scorso in una giornata climaticamente meno infuocata di quella di oggi (a Bari, oggi a mezzogiorno, abbiamo superato addirittura i...46 gradi !!!), accolto con squisita cortesia e simpatia dagli organizzatori del Festival, il maestro Francesco Libetta e il critico musicale Eraldo Martucci. Già nel pomeriggio di venerdì ho assistito all’incontro davvero significativo con il compositore Yehudi Wyner, vincitore nel 2006 del Premio Pulitzer per la musica che ha fatto una brillante prolusione in inglese, in occasione dell’apertura della mostra al Museo Castromediano, sul tema “La memoria del suono”. In bella vista ci sono alcuni rari esemplari di grammofoni, dischi a 78 giri, manifesti, articoli e quant’altro…Tutto molto bello.
A seguire in serata l’atteso recital pianistico di Emanuele Arciuli al Teatro Paisiello, assiduo frequentatore del Miami Festival in America, che ha proposto un eccellente programma in cui si incardinavano alla perfezione in un percorso di evoluzionistica compatezza il Debussy di quel sublime capolavoro che sono i Preludi del primo libro, le “New Fantasies” di Yehudi Wyner (con l’autore naturalmente presente in sala) e i “Phrygian Gates” di John Adams. Al posto di Debussy era inizialmente prevista la Sonata n. 2 “Concord” di Charles Ives, per un omaggio (a trazione integrale) alla musica americana. Invece, la scelta di Emanuele di proporre un “classico” della letteratura pianistica come i Preludi di Debussy invece della Sonata di Ives, ci è parsa più giusta, anche per gustare quanto il geniale compositore francese del primo Novecento sia stato tra i chiari modelli di riferimento di alcuni tra i maggiori compositori americani nati agli inizi del secolo scorso.
Arciuli è stato in grado di cogliere proprio queste preziose analogie anche tra Debussy e gli altri due compositori in programma, attraverso una lettura emozionante dei Preludi, restituiti con classe cristallina e in tutta l’articolata gamma dinamica e agogica prevista dall’autore; senza dimenticare la pura bellezza di quei colori che diventano, poco a poco, sonorità incancellabili nella memoria di chi sa ascoltare con il cuore, più che con la testa, queste sublimi pagine pianistiche. Divertenti i tre lavori di Wyner, mentre grande impressione ha poi suscitato l’esemplare interpretazione di Phrygian Gates in cui il minimalista Adams ha saputo combinare l’arcaico “modo” frigio con una struttura logica, il “gate”, mutuata dall’informatica. Per cui, a tratti il pianoforte pare quasi trasformarsi, soprattutto nell’inarrestabile accelerato finale, in un sintetizzatore. Successo calorosissimo per Arciuli, giustamente poi condito da alcuni preziosi bis.

giovedì 21 giugno 2007

Le feste fiesolane della musica

Il 21 giugno, si sa, è già da diversi anni il giorno in cui si “festeggia” la musica. Appuntamenti e concerti si accavalleranno nella giornata di oggi in Italia e in Europa. Anche a Fiesole naturalmente si fa festa. Prendono infatti il via oggi le consuete Feste fiesolane della Musica. “Si tratta della ventitreesima edizione di una manifestazione che rappresenta nel miglior modo possibile il vero spirito della Scuola, fatto di entusiasmo, dedizione totale alla musica e un grande senso della libertà conquistata attraverso una rigorosa disciplina. Quest’anno la festa avrà però dimensioni contenute, perché continuiamo ad avere il piacere di programmare una cospicua fetta di attività al Teatro Puccini, grazie al sostegno della Regione Toscana. Proprio al Puccini si svolgerà oggi alle ore 21.00 il concerto per la Festa europea della Musica con protagonista l’Orchestra dei Ragazzi sotto la direzione di Edoardo Rosadini. Il solista vincitore del concorso è il violista Leonardo Papa. L’apertura della nostra Festa del 24 giugno, che ha preceduto di ben otto anni le consorelle europee, è affidata ad un nuovissimo gruppo che ha già raccolto l’ammirazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e della sua Signora; si tratta de I Piccoli Musici, un ensemble formato da sessanta bambini fra i cinque e i dieci anni guidati dall’indomita Brigitte Mancini, straordinaria animatrice. I Piccoli sono così bravi da essersi guadagnati in questo 2007 uno sponsor tutto per loro, La Fondiaria SAI Spa. I Piccoli Musici avvieranno la festa alle 10.00 sul grande palco di fronte alla villa. Si avvicenderanno, poi, i giovanissimi fiati di Fiesole Harmonie, l’originale creazione del dipartimento di fiati. Oltre ai consueti luoghi all’interno di Villa la Torraccia la festa sarà ospitata dagli amici della Badia Fiesolana dove, grazie alla gentilezza di Padre Sereni, vi abbiamo potuto collocare tutte o quasi le produzioni vocali, ma soprattutto quelle corali. Chiuderà la Badia intorno alle 20.00 il concerto della nostra Schola Cantorum diretta da Fabio Lombardo con un programma, come sempre, di grande spessore culturale e musicale dedicato a Bach ieri e oggi. Gli amici di lontano quest’anno vengono davvero da molte migliaia di miglia… Infatti, sono rappresentati da un gruppo di giovani musicisti statunitensi guidati da una discendente della prolifica scuola del grande maestro Piero Farulli (nella foto), Tea Vismara Hoffman. Il gruppo diretto e fondato da Tea e sponsorizzato dal dipartimento del College-Conservatory of Music dell’Università di Cincinnati è formato da nove musicisti tutti adolescenti dai 13 ai 17 anni e ospita nel sue file il Concertmeister della Cincinnati Youth Orchestra. Daranno vita a un simpatico e vario programma di musica da camera che sarà presentato nelle ore centrali del pomeriggio in Auditorium Latini. Altri due momenti “straordinari” sono la presentazione del Trio vincitore la borsa di studio intitolata a Ildebrando Pizzetti, creata dalla nipote, Signora Maria Braibanti Valletti, e destinata al Trio Caravaggio, ovvero i due mitici fratelli Cerrato e il pianista Paolo Gilardi vincitori lo scorso anno del terzo premio al Concorso Internazionale “V. Gui”. Il Caravaggio, oltre ad offrirci la rara occasione di riascoltare il Trio di Pizzetti, chiuderà la festa al Sinopoli con il Trio di Ravel. L’altro momento è quello dedicato al Quartetto Feguš che darà il suo addio al periodo di apprendistato a Fiesole con l’esecuzione del Primo Quartetto di Smetana. Anche i quattro fratelli Feguš si sono avviati nella difficile strada del concertismo, diventando uno dei complessi di punta nella loro musicalissima patria, la Slovenia, dopo aver passato a Fiesole svariati anni della loro vita studiando con i maestri Škampa, Farulli e Nannoni. Una piccola curiosità: se scrutate con attenzione i nomi dei pianisti accompagnatori; potrete trovare un “certo” Andrea Lucchesini che accompagna un giovane violoncellista di nome Paolo. Spetta all’Orchestra dei Ragazzi, con il concerto finale sul palco, la conclusione all’incirca alle 22.00. Per inciso l’orchestra è ormai diventata una “star” internazionale impegnata com’è fra la Spagna, Ischia e la Fondazione Walton, Bardonecchia con il Festival Musica d’Estate e il concorso internazionale di Portogruaro “Il piccolo violino magico”. Come sempre la grande abbuffata concluderà questa bella giornata dedicata alla musica, ai giovani e al piacere di stare insieme.
Infine i ringraziamenti non formali a quegli Enti ed Istituzioni che hanno continuato a sostenerci negli anni: la Regione Toscana, l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, una sorta di polmone di riserva per la Scuola tutta e per l’OGI, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Grazie al Comune di Fiesole e al suo Sindaco Fabio Incatasciato, al Comune e alla Provincia di Firenze che con l’accordo pluriennale, sottoscritto insieme alla regione, ci consentono una programmazione meno miope, meno a corto raggio. Un affettuoso ringraziamento alla Fondazione OMINA Freundeshilfe, amici sinceri della Scuola che da più di dieci anni ci sostengono con costante generosità. Last but not least, grazie all’Associazione Amici e alla sua battagliera presidente, Anna Bucciarelli, che non perde mai occasione per spendersi a favore della Scuola, della musica e dei giovani. E grazie al nostro Consiglio di Amministrazione che per puro spirito di servizio, assieme al nostro Presidente Lucio Lussu, si addossa la non lieve responsabilità di questo grande alveare della musica.” Info: tel. 055.597851 - http://www.scuolamusica.fiesole.fi.it/

Partirà il 15 luglio la quarta edizione del Bitonto Opera Festival

Ieri mattina nella Sala Giunta della Provincia di Bari è stata presentata alla stampa la IV edizione del Bitonto Opera Festival, che dal 15 luglio al 12 agosto animerà la cittadina barese con una rassegna caratterizzata da ben due opere liriche, tre concerti per pianoforte, un concerto lirico sinfonico e un balletto classico.
Erano presenti, tra gli altri, e sono direttamente intervenuti alla conferenza stampa, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Bari Vittorino Curci, il Sindaco di Bitonto Nicola Pice, l’Assessore alla Solidarietà Sociale, sempre del comune bitontino, Francesco Ricci, il maestro barlettano Sergio Monterisi (nella foto), direttore musicale del festival, impegnato da tempo anche nel prestigioso incarico di direttore musicale aggiunto all'Opera di Nizza e la regista Rosanna Amati. Aprirà la rassegna il concerto per pianoforte di Gabriella Sanna (15 luglio) e si proseguirà poi il 22 e il 24 luglio con l'opera lirica “La Traviata” di Giuseppe Verdi, con la direzione dello stesso Monterisi e la regia di Rosanna Amati. A seguire ci sarà un concerto lirico-sinfonico dell’Orchestra e del Coro Città di Bitonto (25 luglio); spazio inoltre anche alla danza con le celebri “Quattro stagioni” di Vivaldi accostate a quelle di Astor Piazzolla (6 agosto) sul palcoscenico allestito nel chiostro dell'Istituto del Sacro Cuore di Bitonto, in compagnia dell’Altradanza di Domenico Iannone. “La Bohème” di Giacomo Puccini chiuderà infine la rassegna il 10 e 12 agosto. Il progetto Bitonto Opera Festival è nato all'interno dell'Associazione "La Macina", che già da alcuni anni è presente nella Provincia di Bari, occupandosi meritoriamente del recupero e del reinserimento sociale dei minori residenti nel centro storico di Bitonto. Ed è, oltre all’indiscussa qualità dei prodotti artistici realizzati in quest’ultimo periodo, proprio questo il dato più significativo. C’è – mi chiedo - da qualche parte in Italia un modo analogo di operare? La vicina Bari che da anni conduce un’ardua battaglia per combattere la delinquenza minorile nei quartieri più a rischio (penso a Bari Vecchia, al San Paolo e a Enziteto, in primis) dovrebbe a mio avviso saggiamente “importare” un tale modello di solidarietà attiva. Lo ribadisce con convinzione Anna Lacassia coordinatrice dell'associazione socio-culturale La Macina ed eccellente soprano ella stessa, che insieme al maestro Monterisi, al ben noto direttore del coro Emanuela Aymone (presente anche lei alla conferenza stampa) e ad altri validi collaboratori dell’associazione, è impegnata nel divulgare la grande musica e regalare soprattutto - se non la possibilità di diventare musicisti professionisti - almeno una sana e importante passione che possa arricchire e sensibilizzare l’animo umano. In chi vive condizioni sociali di estremo disagio e degrado questo sarebbe già un bel passo in avanti. Infotel: 080.9903129 / http://www.bitontooperafestival.it/

mercoledì 20 giugno 2007

Presentato questa mattina a Lecce il Miami International Piano Festival

Si è svolta questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo Carafa, la conferenza stampa di presentazione della terza edizione del Miami International Piano Festival in Lecce, che vivrà domani, in concomitanza con il giorno della festa europea della musica, la sua serata inaugurale all’interno della suggestiva cornice del Chiostro dell’ex Monastero dei Teatini (inizio ore 21.30), con la prima esibizione pubblica dell’Orchestra di fiati del Master del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce diretta dallo statunitense William Noll. Al pianoforte, si alterneranno quattro solisti d’eccezione: Ratimir Martinovic, Valeria Vetruccio, Emanuele Arciuli e Jorge Luis Prats.
Eraldo Martucci, responsabile organizzativo del Festival e consulente alla direzione artistica, ha presentato l’evento. “Questa edizione del Miami Piano Festival a Lecce è la più corposa. Ci aspettano quindici giorni densissimi di appuntamenti con undici concerti serali al Paisiello più quelli pomeridiani e le tre serate a Gallipoli, nate dal gemellaggio con la rassegna dell’Istituto Mendelssohn, dove, oltre a Grigory Sokolov e Francesco Libetta, il 2 luglio si esibirà l’Orchestra del Festival di Miami”.
Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha ringraziato l’Associazione Nireo e la Fondazione “Patrons of Exceptional Artists” per aver scelto, nel 2003, il capoluogo salentino per ospitare l’edizione europea del Miami Piano Festival. “Grazie per averci dato la possibilità – ha detto – di diventare il palcoscenico di questa splendida manifestazione. Noi vogliamo che Lecce si distingua per essere città di eventi e al Miami parteciperanno artisti di primo livello provenienti da ogni parte del mondo. Apprezzo, poi, il connubio con alcuni dei nostri più affermati artisti locali”.
Antonio Corvino, direttore generale di Confindustria Lecce, ha spiegato la ragione per cui il Miami International Piano Festival è stato inserito fra le iniziative per gli 80 anni dalla fondazione dell’Associazione degli Industriali. “Abbiamo accolto questa proposta – ha affermato Corvino – con entusiasmo. L’obiettivo di Confindustria Lecce è quello di sradicare il Salento dalla sua condizione periferica. Vogliamo che Lecce diventi ombelico del mondo e il Festival di Miami è un’occasione importante perché in America si parli di Lecce e della nostra economia. Noi crediamo che la cultura sia una leva straordinaria per lo sviluppo complessivo del territorio”.
Giselle Brodsky, presidente della Fondazione ““Patrons of Exceptional Artists” e direttore artistico dell’edizione americana, ha fatto eco alle parole di Corvino. “Con il Festival di Miami a Lecce, è il mondo stesso che scopre a che livello Lecce può presentarsi. Il 6 maggio scorso, il New York Times – ha rivelato la Brodsky – ha pubblicato in prima pagina un lungo articolo proprio sulla capitale barocca del Salento”.
Il direttore artistico, Francesco Libetta, ha illustrato, infine, i punti di forza di questa ricca edizione del Festival, soffermandosi, fra le altre cose, sulle due serate speciali che la chiuderanno: quella del 3, con il Balletto del Sud di Fredy Franzutti e la partecipazione di Maria Luisa Bene, presente alla conferenza stampa, che reciterà Leopardi, e quella finale del 4 luglio, con lo straordinario concerto di sedici pianoforti suonati a quattro mani sotto le arcate dei Teatini.
“Nella serata del 3 luglio, in cui il Balletto del Sud – ha spiegato Libetta – porterà in scena Les Sylphides, atto unico su libretto di Mikhail Fokine e musiche di Fryderyk Chopin, con le coreografie di Fredy Franzutti, abbiamo voluto esaltare i legami strettissimi fra Chopin e Giacomo Leopardi, le cui liriche saranno recitate da Maria Luisa Bene, simbolo della cultura teatrale che guarda alla musica. L’ultima serata, poi, rappresenta un evento, credo, irripetibile: sedici pianoforti suonati a quattro mani che, a un certo punto, diventeranno addirittura ventiquattro. Fra i pianisti che suoneranno il 4 luglio, ci sono nomi di altissimo livello come Riccardo Risaliti, Stefano Fiuzzi, Roberto Prosseda, solo per citare alcuni di quelli italiani, ma, in questo festival, è rappresentato davvero tutto il mondo. In questo senso, il nostro è un investimento culturale. Il cervello umano funziona con i paragoni. Solo guardandosi attorno, riesce ad approfondire”. Per informazioni http://www.nireo.it/ .