venerdì 24 aprile 2015

Mario Caroli, il magico flautista incanta il pubblico del Petruzzelli.



Una presenza assai rara, quella di Mario Caroli (nella foto) al Petruzzelli. E' tornato a Bari dopo alcuni anni per suonare il concerto per flauto op.39 di Lowell  Liebermann, cinquantatreenne talentuoso compositore americano che lo tenne a battesimo nel 1992 alla Powell Hall di Saint Louis nel Missouri con Leonard Slatkin sul podio, e con il grande flautista James Galway. Un'isola di dolcezze melodiche, armoniche, incantate; l'amore per questo strumento si avverte subito nella gestualità fatata e naturalissima di Caroli, e nella direzione sempre misurata di Marshall con l'Orchestra del Petruzzelli.

Non sembra un'opera contemporanea, tanto la musica è melodiosa e ricca di creatività. Idee neo-romantiche che arrivano senza filtri alle orecchie ipnotizzate dell'ascoltatore. La poesia è luminosa e arricchisce la Musica di una vena unica e spensierata. Eccezionale la lettura che il flautista di Pezze di Greco offre nel finale dalle elettrizzanti e sincopate atmosfere. Applausi scroscianti ed un bis di rara bellezza, con Syrinx di Debussy, un Classico davvero immortale per flauto solo.
Nella seconda parte, invece, Wayne Marshall, direttore di colore di incandescente musicalità, ha offerto una lettura altrettanto appassionata e davvero "latina" della Quinta di Ciaikovskij. Il primo movimento è stato ritagliato e smussato da splendidi colori, dove si avvertiva la prevalenza smagliante dei fiati e dei legni, come anche lo spettacolare uso dei violoncelli (mai così corposi come ieri sera). La ritmica agile e tagliente ha regalato un suono quasi "jazzistico" all'Autore russo. Da manuale anche l'ultimo movimento, così enfatico e spettacolare, da trascinare l'orchestra a risultati di eccellente levatura. Solo nel finale abbiamo sofferto un po', per via della concertazione non proprio da manuale,  di alcuni punti con evidenti squilibri tra sezioni, e che non hanno risparmiato alla lettura una certa confusione, nei passaggi più ritmicamente accelerati. Nel complesso, però, una buona esecuzione, anche se discontinua. Successo convincente alla fine per tutti, Direttore e Orchestra.

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