mercoledì 29 novembre 2017

Domani sera alla Vallisa andrà in scena "La Ianara" diretto e interpretato da Elisabetta Aloia.


È ispirato all’omonimo romanzo di Licia Giaquinto, edito da Adelphi, lo spettacolo «La Ianara» diretto e interpretato da Elisabetta Aloia (nella foto), in scena giovedì 30 novembre (ore 21) all’auditorium Vallisa di Bari per la rassegna «Le direzioni del racconto» della Compagnia Diaghilev, che produce l’allestimento (info 333.1260425).
La protagonista, Adelina, è una donna che nega per l’intera esistenza la sua natura di strega e per buona parte anche quella di donna, perché «diventare donna significa sangue». È, infatti, figlia e nipote di ianare, come vengono chiamate nel Sud Italia le streghe, e sulle quali Elisabetta Aloia, partendo dal romanzo di Licia Giaquinto, ha condotto uno studio minuzioso di testimonianze provenienti dall’Irpinia, dalla Basilicata, dalla Puglia e dalla Sicilia.
Il destino di questa donna è segnato. Adelina vorrebbe vivere la sua infanzia come le altre bambine, invece le tocca essere scacciata come un’appestata. E tutto questo le fa rabbia. Lei non è come le altre donne, deve «imparare cose molto più importanti», ereditare il sapere delle erbe, delle viscere, delle voci nascoste, delle cose che non ci sono più. Così, un giorno decide di fuggire via da tutto. Lascia la sua vecchia vita per iniziarne una nuova presso il Palazzo di un Conte. Qui può essere libera, vivere senza il marchio di dannata. Ma l’illusione dura poco. È, infatti, costretta a confrontarsi, senza volerlo, con il suo essere donna, il suo sentire nuove passioni e sensazioni, rabbia, dolore, amore, possessione: sentimenti che spingono Adelina a ricercare in sé la sua vera natura. E il ritorno all’essenza.
Elisabetta Aloia, che dà voce e corpo a questa donna sospesa nel passaggio tra la vita e la morte, tra ciò che era e ciò che sarà, si muove in scena «come un cane randagio», in uno spazio circoscritto, in cui mescola il racconto a rituali e scongiuri salmodiati. Parla una lingua non definita, una sorta di dialetto creato da una mescolanza di idiomi del Meridione, con un salto nel passato che rievoca l’istante di un ricordo lontano, attraverso la parola e il gesto. È una sorta di respiro sospeso, tra lo ieri e il domani, un respiro che tocca corde dell'intimità dell'essere umano di sconcertante attualità e verità. Il lavoro mira, dunque, al recupero della tradizione orale, della narrazione di storie di altri tempi in cui superstizione e credenze popolari prendono forma, e in cui i personaggi si annodano in una formula ancestrale e perfetta di continuità sociale. Perché nelle nostre terre, le ianare, le mavare, le masciare, sono presenti ancora oggi.

Il 4 dicembre Fiorella Mannoia canta a Bari per l'unico concerto pugliese al TeatroTeam.


Amo molto il mio lavoro e cerco sempre di dare il massimo per il pubblico che mi segue e che vuole venire a vedermi dal vivo. Parola di Fiorella Mannoia (nella foto) che con i suoi 100 concerti tra l’Italia e l’estero, concluderà il suo anno da Combattente a New York a febbraio. Di rientro dalle capitali europee dove si è esibita al Bataclan di Parigi, a Lussemburgo, Bruxelles, Londra,Fiorella Mannoia tornerà a Bari per l’ultimo ed unico concerto pugliese in programma il 4 dicembre alle 21.00 al TeatroTeam. Un anno straordinario quello vissuto da Fiorella Mannoia: il successo dell’album “Combattente” uscito lo scorso autunno, il secondo posto al Festival di Sanremo con “Che sia benedetta”, il ruolo da protagonista al cinema nel film “7 minuti” di Michele Placido, il “Combattente Il Tour” in tutta Italia, dai teatri della prima tranche invernale e della seconda in primavera, passando poi ai luoghi prestigiosi e alle suggestive location dell’estate e al gran finale estivo all’Arena di Verona. E questo è stato anche l’anno del debutto televisivo per l’artista che ha sorpreso tutti nel suo one woman show Un, due, tre… Fiorella!”. su Rai 1, “un programma che mi ha tolto il sonno – ha dichiarato la Mannoia - Me l’hanno proposto e io non ero per niente sicura di esserne all’altezza, non l’avevo mai fatto. Ma mi piacciono le sfide e ho accettato”. Ora Fiorella Mannoia è pronta a calcare i palchi di tutta Italia per l’ultima parte del fortunatissimo live.​ Dopo il concerto di New York, infatti, sarà tempo  di pensare a nuovi progetti, musicali e non. I biglietti per la nuova data sono disponibili in prevendita al botteghino del TeatroTeam in Piazza Umberto, 37 a Bari e sul sito www.teatroteam.it.

L'intervista di Paolo Rossi inaugura la stagione del Teatro Garibaldi di Bisceglie venerdì 1° dicembre.


Naturalmente affidare l’apertura di una stagione a Paolo Rossi (nella foto) comporta dei rischi. Tutt’altro che pacifici, i suoi spettacoli sono delle festose battaglie: scontri a viso aperto contro il perbenismo, le convenzioni, la retorica, il quieto vivere e tutte quelle forme di conformismo che questo incontenibile giullare, erede di un maestro come Dario Fo, affronta a viso aperto e senza rete. Perché l’Improvvisatore non si risparmia e da piccolo Davide carica la sua fionda e colpisce. Il Teatro Garibaldi di Bisceglievenerdì primo dicembre, alle 21.00, inaugura la sua stagione (e un mese di programmazione fittissimo), con l’ultimo capitolo dell’infinito repertorio di un artista che, da Monfalcone approda a Milano per diventare un pilastro della satira italiana e del Teatro contemporaneo. Dopo il felice esito del prologo, lasciata l’isola dedicata a Maestri e Margherite, il Garibaldi approda su quella di un anarchico gentile. Non un terrorista, che prima chiede permesso e poi piazza l’esplosivo, ma semplicemente un eversivo educato, per bene, capace di accoglierci con grande generosità. Ad accompagnarlo: “l’avanguardia” de I Virtuosi del CarsoEmanuele Dell’Aquila e Alex Orciani. E quindi anche musica, canzoni, scimmie e cotillon. Perché la battaglia qui è un fuoco d’artificio e il Teatro: il miglior posto per trasformarla in festa. Ecco così, L’intervista: una raffica di risposte a domande vere e immaginarie, adoperate per raccontare il nostro tempo, le sue folli contraddizioni e riconoscere al riso il ruolo di antidoto contro l’ignoranza e il torpore. Occasione questa anche per incrociare un’esperienza produttiva importante, che troverà più spazi di rappresentanza nella stagione in corso: quella de La Corte Ospitale di Rubiera, a cui è stato appena attribuito il premio Nico Garrone 2017, per la capacità d’interpretare nel miglior modo il ruolo di centro produttivo. A questa produzione fanno capo anche artisti come Danio Manfredini e Giuliana Musso: tutti nostri ospiti quest’anno. SistemaGaribaldi è un progetto diretto da Carlo Bruni e sostenuto dalla Città di Bisceglie con la collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese e la complicità della Regione PugliaBotteghino aperto dal martedì al venerdì, dalle 18.00 alle 20.00 e il venerdì anche dalle 11.00 alle 13.00. Info: 080.395703 – 371.1189956 - sistemagaribaldi@gmail.com. Varrà la pena acquistare il proprio biglietto anche a distanza, online o presso le rivendite del circuito BookingShow e non si manche di considerare la possibilità di un abbonamento al Garibaldi (da 90€ in poi per 10 spettacoli!).

martedì 28 novembre 2017

Domani nel Teatro Kismet di Bari Pietro Borgonovo dirige un concerto con l'Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana.


Domani, mercoledì 29 novembre 2017, alle ore 21.00, nel Teatro Kismet di Bari l’Orchestra Sinfonica della Città metropolitana si esibirà in un concerto diretto dal maestro, Pietro Borgonovo (nella foto)(Info biglietti: intero € 10,00ridotto € 5,00).
In programma brani di Arnold Schönberg Verklärte Nacht op. 4° versione per orchestra d'archiMarco Di Bari Un frammento dell'inquieto viola per soprano e orchestra e Franz Schubert Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589.
Il concerto sarà replicato giovedì, 30 novembre, alle ore 21.00, nel cinema Vittoria di Monopoli (info e biglietti: 080.2084108).

Venerdì 1° dicembre si esibisce al Teatro Forma di Bari un duo emergente del Jazz mondiale: Camille Bertault e Dan Tepfer.


Dopo le note del tango popolare e colto di Daniel Melingo prosegue la IX^ Rassegna “Ecotopia” dell’Associazione musicale “Nel Gioco del Jazz”. Venerdì 1° dicembre al Teatro Forma a Bari, alle 21,00  si esibisce un duo emergente del jazz mondiale:Camille Bertault e Dan Tepfer (nella foto).
Un vivace talento, una vocalist che swinga con naturalezza come le grandi del passato, un'autrice matura: tutto questo è Camille Bertault, la rivelazione del jazz francese, che a Bari sarà accompagnata da  Dan Tepfer, tra i più quotati giovani pianisti jazz americani.
Non ancora trentenne Camille Bertault sta illuminando la scena del canto jazz offuscando decine di cantanti contemporanee.
Dalla metà del 2015 ha condiviso sul suo profilo Facebook, e poi su You Tube, virtuosistiche interpretazioni di "Giant Steps" e "Mr PC" di John Coltrane, "Anthropology" nella versione di Brad Mehldau e vari altri brani (di Parker, Henderson, Mobley ecc...), vocalizzando gli assoli originali sull'esempio di Eddie Jefferson, King Pleasure, Jon Hendricks, Annie Ross e altri maestri del vocalese. In vari casi Camille ha aggiunto ai temi, suoi versi in francese.
Così quella che poteva sembrare una virtuosistica curiosità si è rivelata la punta di un talento più ampio, dimostrando d'essere una cantante completa in grado di offrire convincenti e sensibili interpretazioni.
Nata a Parigi, Camille ha iniziato a studiare pianoforte classico ad otto anni, prima al conservatorio della capitale e poi a Nizza cinque anni dopo. Nell'adolescenza ha studiato canto, iniziando subito a comporre sue musiche e a scrivere testi su classici del jazz. Tornata a vivere a Parigi si è esibita in vari club, postando i suoi video casalinghi sul web. Il produttore Matt Pierson l’ha notata e ha curato la sua prima incisione.  Il suo album “In Life”, pubblicato nell’aprile 2016 dalla Sunnyside Record, è un insieme di  testi, arrangiamenti e composizioni. La cantante intanto sta preparando un secondo album che sarà pubblicato dalla Sony nel gennaio 2018.  
In questo suo concerto al Teatro Forma il pianista Dan Tepfer,  messosi in luce da un decennio con eccellenti lavori da leader e con prestigiose collaborazioni con Lee Konitz,  e il sestetto con Billy Hart, le fornisce un supporto di alto profilo, nonché uno straordinario compagno con cui dialogare alla pari. 
Costo biglietto: 25,00 euro settore “A” – 20,00 euro settore “B” - 15,00 euro settore “C” 
Il prossimo appuntamento dell’Associazione “Nel Gioco del Jazz” è per martedì 12 dicembre, sempre al Teatro Forma, con un concerto fuori rassegna, “Seven for a friend”, con Roberto Ottaviano, Maurizio Quintavalle, Mimmo Campanale, Enzo Falco, Guido Di Leone, Bruno Montrone e Domenico Cartago.  

lunedì 27 novembre 2017

Per l'inaugurazione del Ghironda Winter Festival il 3 dicembre c'è Andrea Motis al Tatà di Taranto.


Nell’anno in cui si festeggiano i cent’anni del primo disco di jazz, la musica di Louis Armstrong ha visto nascere una nuova stella nella costellazione Donna. Anche lei suona la tromba (e canta). Ed è spagnola. Non a caso la chiamano «la niña prodigio». È Andrea Motis (con l’accento sulla «i», nella foto), ventunenne musicista di Barcellona che la critica ha già paragonato a Norah Jones dopo il debutto col disco «Emotional Dance» per la Impulse Records, la mitica etichetta di John Coltrane. E prima di volare in Giappone per nove date al Blue Note di Tokyo, al termine di un 2017 che l’ha vista conquistare la scena internazionale, Andrea Motis si affaccia in Puglia con un appuntamento in esclusiva per l’inaugurazione dell’XI edizione del Ghironda Winter Festival, in programma domenica 3 dicembre (ore 21), al Teatro TaTà di Taranto (biglietti in vendita sul circuito booking show, 10 euro più prevendita), dove a conclusione della serata verranno premiati i centosettanta partecipanti al progetto Piano Solo Lab per i quali gli organizzatori hanno anche previsto l’ingresso gratuito. «Una scelta, quella del Tatà, al quartiere Tamburi, in linea con la filosofia Ghironda, che con la musica continua ad accendere i riflettori sui luoghi simbolo della regione», spiega il presidente Giovanni Marangi.
Allieva del polistrumentista Joan Chamorro, che l’ha scoperta e voluta in sette dei suoi album per poi restituire il “favore” suonando in «Emotional Dance» e accompagnarla con la sua band in tour, Andrea Motis ricorda Chet Baker per lo stile struggente con cui infila gli assolo alla tromba. E se per la voce molti l’hanno avvicinata a Norah Jones, i miti della musicista spagnola rimangono Billie Holiday, in memoria della quale ha scelto di aprire il disco del debutto con «He’s Funny That Way», ed Amy Winehouse, cui abitualmente rende omaggio dal vivo con una sicurezza che tradisce la giovane età. Del resto, Andrea Motis è cresciuta in fretta nei jazz club di Barcellona, cantando in inglese, catalano e portoghese e incantando col suono dello strumento simbolo del jazz, dal quale non si separa da quando aveva sette anni.
Proprio alla presenza di quest’astro nascente della musica mondiale, alla fine del concerto l’associazione La Ghironda terrà le premiazioni del progetto Piano Solo Lab. Per la categoria professionisti è previsto il sorteggio di un buono per noleggio pianoforte grancoda, mentre per la categoria «amatori» verranno premiati Giovanni Pentassuglia, Antonio Conte, Antonella Marangi, Gaia Furio e Mirko Della Rocca, le cui esibizioni hanno ottenuto il maggior numero di like sulla pagina Facebook dell’iniziativa.
Info 080.4301150 www.laghironda.it.

Il pianista Gabriele Carcano annuncia il suo ritorno all'Unione Musicale di Torino presso il Conservatorio Verdi il prossimo 29 novembre.


«Tornare è sempre un momento di gioia nel ritrovare gli amici e di “verifica” del mio percorso: mi permette di ripercorrerlo dall’inizio e di vedere dove mi sta portando». Con queste parole Gabriele Carcano annuncia il suo ritorno a Torino per la Stagione dell’Unione Musicalemercoledì 29 ottobre 2017, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi alle ore 21. (intervista completa a Gabriele Carcano su http://www.unionemusicale.it/la-ricchezza-della-classica-sono-le-emozioni-che- -intervista-a-gabriele-carcano/) 
Torinese, classe 1985, Gabriele Carcano (nella foto) ha iniziato lo studio del pianoforte a sette anni e si è diplomato a diciassette, con il massimo dei voti presso il Conservatorio cittadino. Nel 2010 ha vinto il prestigioso Borletti Buitoni Trust Fellowship e nel 2016, dopo le recensioni entusiastiche del suo primo album dedicato a lavori giovanili di Brahms, è stato premiato con il Supersonic Award dalla rivista “Pizzicato”.
L’Unione Musicale lo segue fin dagli anni del suo perfezionamento con Andrea Lucchesini presso l’Accademia di Musica di Pinerolo e poi anche in seguito, quando si è trasferito prima a Parigi, per perfezionarsi con Aldo Ciccolini e Marie Françoise Bucquet, e poi a Berlino. E proprio ad Aldo Ciccolini è legato il commovente ricordo dell’ultima esibizione di Carcano all’Unione Musicale, il 1° febbraio 2015, giorno della scomparsa del leggendario maestro al quale il pianista era unito da un forte sentimento di stima e gratitudine. 
Apprezzato ovunque per la sua «maturità interpretativa e per il tocco che delizia, sorprende e realmente illumina», nel recital di novembre Gabriele Carcano propone un impegnativo programma che prevede due Sonate di Beethoven: l’op. 28, pubblicata nell’agosto 1802 e nota con il soprannome apocrifo di Pastorale la Sonata op. 106, la più ampia e complessa di tutte le Sonate di Beethoven, nata negli anni 1817-18 e pubblicata nel settembre del 1819, un caposaldo della letteratura pianistica, sia per le sue dimensioni titaniche, sia per le difficoltà d’esecuzione presenti in tutta la partitura e, in particolare, nell’intricatissima fuga finale. In apertura un brano dedicato al genio di Bonn del compositore contemporaneo Matteo Manzitti che così descrive il suo lavoro: «Non volendo assolutamente accostarmi a giganti della sperimentazione (come Berg e Duttilieux), desidero però anche io recuperare il termine Sonata nel senso da loro frequentato: come il contenitore di una rigorosa ricerca linguistica, dove colore, armonia e forma possano allineare i loro vettori». 

mercoledì 29 novembre 2017 - ore 21
Torino, Conservatorio Giuseppe Verdi, piazza Bodoni
serie dispari

Gabriele Carcano pianoforte

Matteo Manzitti (1983)
Sonata

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sonata in re maggiore op. 28 (Pastorale)
Sonata in si bemolle maggiore op. 106 (Grosse Sonate für das Hammerklavier)
poltrone numerate, euro 30
in vendita online su www.unionemusicale.it e presso la biglietteria di Unione Musicale

ingressi, euro 20 e riduzioni per i giovani fino a 21 anni
in vendita il giorno del concerto presso il Conservatorio dalle ore 20.30

Il prossimo 30 novembre Juraj Valčuha dirigel'OSN della Rai con il pianista Roberto Cominati.


Ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale “Alfredo Casella” di Napoli nel 1991. Nel 1993 si è imposto all’attenzione internazionale grazie al primo premio al Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano. Ha inciso l’integrale per pianoforte di Ravel. È il pianista partenopeo Roberto Cominati che, dopo il recente successo al Festival di Bratislava, torna a suonare con l’Orchestra Nazionale della Rai giovedì 30 novembre alle 20.30 all’Auditorium Rai "Arturo Toscanini" di Torino, con trasmissione in diretta su Radio3. Apprezzato «per il suono, per l’estro dei fraseggi, per la profondità del sentire», Cominati – che con l’Orchestra Rai è stato protagonista di una tournée in Sud America – interpreterà la Fantasia per pianoforte e orchestra di Claude Debussy, uno dei lavori meno diffusi del compositore francese. Scritta tra il 1889 e il 1890, la Fantasia fu eseguita pubblicamente solo nel 1919, un anno dopo la scomparsa dell'autore, dalla Royal Philharmonic Orchestra con il grande Alfred Cortot come solista. È proprio all’integrale per pianoforte di Debussy - di cui ricorre il centenario della morte nel 2018 – è dedicata la nuova incisione discografica a cui sta lavorando Cominati, in uscita il prossimo anno. Sesto appuntamento della stagione sinfonica 2017/2018, il concerto è diretto dallo slovacco Juraj Valčuha (nella foto) – già Direttore principale della compagine Rai dal 2009 al 2016 e attuale Direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli – recentemente impegnato sul podio dell’Orchestra Rai con pagine di Glazunov, Stravinskij e Beethoven. Il concerto si aprirà con Ibéria, la più popolare tra le Images per orchestra, composte da Debussy tra il 1905 e il 1912. Completano il programma la suite dalle musiche di scena Pelléas et Mélisande di Gabriel Fauré e i ballabili dal Faust di Charles Gounod. Il concerto è replicato venerdì 1° dicembre alle ore 20. Le poltrone numerate, da 30 a 15 euro (ridotto giovani under 35), sono in vendita sia online sia presso la biglietteria dell'Auditorium Rai. Un'ora prima dell'inizio sono messi in vendita gli ingressi non numerati a 20 e 9 euro. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it www.osn.rai.it

Martedì 28 novembre al Teatro Abeliano va in scena "Gli arnesi della Musica: la voce bianca" con Aldo Lotito ed Emanuela Aymone.


Dopo il successo di pubblico e critica dell'appuntamento precedente sulle percussioni tenuto dal maestro Stefano Baldoni con i B's friends, continua brillantemente la XXII stagione musicale del Collegium Musicum  diretto dal maestro Rino Marrone (nella foto).
 Martedì 28 novembre alle ore 20.45  sempre presso il teatro Abeliano (‪via Padre Massimiliano Kolbe, 3 Bari) "Gli arnesi della Musica: la voce bianca" con Aldo Lotito a colloquio con Emanuela Aymone (maestra del coro di voci bianche) per scoprirne insieme il repertorio e le peculiarità della voce bianca.
 Il programma prevede la partecipazione del Coro di voci bianche "Vox Juvenes"accompagnati al pianoforte da Jing Yang. Si eseguiranno le Musiche di Johann Sebastian Bach, Georges Bizet, Benjamin Britten, Raffele Gervasio, Hans Krasa, Wolfang Amedeus Mozart, Giacomo Puccini e Nino Rota.
 Lunedì 27 novembre alle ore 17.30 si terrà la “Prova Aperta" presso il Salone degli Affreschi Palazzo Ateneo con la partecipazione dei ragazzi della scuola primaria “N. Piccinni" di Bari.

mercoledì 22 novembre 2017

Stasera nell'Auditorium della Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca si terrà un concerto in omaggio a Santa Cecilia.

  
Mercoledì 22 novembre 2017 alle ore 19.00 nell'Auditorium della Fondazione Paolo Grassi in programma un concerto in omaggio a Santa Cecilia, patrona della musica e protettrice di strumentisti e cantanti. 
Grande musica classica dal vivo con i giovani artisti della Fondazione Paolo Grassi: Silvia Grasso e Katiuscia Accettura (violino), Gaetano Simone (violoncello), Valeria Zaurino (flauto), Liubov Gromoglasova (pianoforte). A seguire, la tradizionale pettolata nel Chiostro di San Domenico organizzata in collaborazione con la Parrocchia di San Domenico. [Ingresso libero]

In occasione del 450° anniversario della nascita di Monteverdi va in scena "L'Incoronazione di Poppea" a Santa Teresa dei Maschi il 24 e 25 novembre diretta da Sabino Manzo e con la regia di Maria Grazia Pani.


È il trionfo del «recitar cantando». L’ha scritta Claudio Monteverdi oltre quattro secoli fa. E in occasione del 450° anniversario della nascita del compositore, «L’incoronazione di Poppea» viene allestita a Bari, nella Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, venerdì 24 e sabato 25 novembre alle ore 20 e domenica 26 novembre alle ore 18.30,  in una nuova produzione tra innovazione e tradizione, all’interno di Baroque Opera Studio, iniziativa musicale di alta formazione internazionale che vede per la prima volta insieme la regista Maria Grazia Pani e l’Associazione Florilegium Vocis con l’Orchestra Barocca Santa Teresa dei Maschi, formazione specializzata nell’esecuzione di musica antica diretta da Sabino Manzo (nella foto).
L’allestimento, con i costumi realizzati da Angela Grassi, viene presentato a completamento di un laboratorio teatrale e musicale della durata di venti giorni, in corso sino a giovedì 23 novembre (grazie ad una collaborazione con l’Associazione Vallisa), con l’obiettivo di investire, attraverso l’assegnazione di borse di studio, sulla formazione di giovani cantanti lirici under 32 provenienti da Spagna, Germania, Croazia, Corea del Sud, Colombia e Italia (Puglia inclusa).
Il capolavoro di Monteverdi, in questo nuovo allestimento, si richiama ai principi di TeatrOpera, un format elaborato da Maria Grazia Pani nel 2001 che risponde alla necessità di aprire l’Opera verso nuove possibilità di fruizione e risemantizzare i luoghi delle città, al fine di ottenere una rappresentazione teatrale in spazi che non sono teatro, come, per l’appunto, la chiesa di Santa Teresa dei Maschi.
La riscrittura drammaturgica di Maria Grazia Pani, partita dalle fonti di Tacito e altri documenti storici, prevede la figura di un attore - il pugliese Ivan Dell’Edera - nel ruolo di Ottone, che diventa pertanto il protagonista e, in un certo senso, il motore stesso dell’azione, oltre che narratore delle vicende da lui vissute e subite alla corte di Nerone. Intorno a Dell’Edera, un cast internazionale composto da Rosa Garzia Domiguez, Carlos Arturo Gomez Palacio, Nina Cuk, Claudia Conti, Alberto Comes, Ilenia Lucci, Luise Merleski, Melissa Wedekind, Paola Leoci, Nicolò Marzocca, Francesca Lanzolla, Cinzia Dimatteo, Vito Gattullo e Hyunmo Cho, molti dei quali con carriere già avviate e partecipazioni in Puglia al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca e per la Stagione d’opera del Petruzzelli.
Tra l’altro, la complessità di un’opera come «L’incoronazione di Poppea», contenente la prima aria “femminista” della storia (Disprezzata regina), cantata all’imperatrice ripudiata Ottavia, offre il pretesto per una rilettura in chiave moderna di temi come quello del femminicidio e del narcisismo come passione smodata di sé, che si trasfigura nell’uso e nell’abuso del potere.
Con il progetto «Incoronazione di Poppea», del quale verrà realizzato un cortometraggio dal giovane regista barese Enrico Acciani, per due volte in concorso al Festival del Cinema di Cannes nella sezione corti, Santa Teresa dei Maschi chiude le celebrazioni monteverdiane iniziate nel settembre 2016 con la rappresentazione itinerante del «Vespro della Beata Vergine» e conclude la programmazione operistica della Stagione 2017 avviata con l’operina «L’impresario in angustie» e proseguita con «La serva padrona» e gli intermezzi buffi «Morano e Rosicca».

martedì 21 novembre 2017

Domani Isabella Ferrari e Iaia Forte portano in scena "Sister. Come stelle nel buio" al Teatro Mercadante di Cerignola.


Cominciano giorno per giorno ad “aprirsi” tutte le stagioni teatrali del circuito del Teatro Pubblico Pugliese. Domani, mercoledì 22, è la volta del Teatro Mercadante di Cerignola. In scena, Sister. Come stelle nel buio,  commedia con la regia di Valerio Binasco che vede in scena Isabella Ferrari (nella foto) e Iaia Forte.
Giovedì 23 lo spettacolo sarà al Teatro Comunale di Corato, poi un giorno di pausa per poi toccare sabato 25 e domenica 26 il Teatro Giordano di Foggia. Sempre alle 21.00. 
SISTERS - come stelle nel buio, di Igor Esposito, è un lavoro velato di allegria e malinconia, “dai risvolti ironici e grotteschi, dove - scrive Esposito - due sorelle convivono con i ricordi del loro passato fatto di successi ormai tramontati, mentre la loro vita scorre nel rancore e nell’incomprensione, fino al momento d’una imprevedibile pacificazione”. Una black comedy che vede protagoniste due delle migliori interpreti del cinema e del teatro italiano, tra umorismo nero e sofisticata ironia, Isabella Ferrari e Iaia Forte saranno le protagoniste di Sisters di Igor Esposito, la regia è di Valerio Binasco, regista tra i più apprezzati e premiati della scena italiana.




Mercoledì 22 novembre Paolo Panaro si confronta con L'"Orlando Furioso" di Ariosto in Vallisa.


Paolo Panaro (nella foto) si confronta con l’«Orlando Furioso» di Ludovico Ariosto per la rassegna «Le direzioni del racconto» della compagnia Diaghilev, mercoledì 22 novembre (ore 21), nell’Auditorium Vallisa di Bari, in uno spettacolo del quale è interprete, regista e autore della drammaturgia.
L’«Orlando Furioso» è il più noto fra i poemi cavallereschi della nostra letteratura. Fu iniziato tra il 1502 e il 1503 e pubblicato nella sua forma definitiva nel 1532. Le fonti dell’opera sono l’«Orlando Innamorato» del Boiardo (di cui si riprendono i personaggi principali e gli antefatti), il «Morgante» del Pulci, i romanzi bretoni, l’«Odissea», l’«Eneide», le «Metamorfosi» di Ovidio e la «Tebaide» di Stazio. È difficile, se non impossibile, riassumere la trama dell’opera, ricchissima di episodi molto spesso interrotti e ripresi nel corso della narrazione, secondo una avvincente tecnica di cui Ariosto è maestro. L’azione e le vicende dei suoi protagonisti, drammatiche e insieme esilaranti, sono il fulcro stesso dell’opera. Il poema, a metà strada tra realtà e fantasia, rappresenta un mondo meraviglioso, lontano ed affascinante, nel quale è appassionante immergersi. Eppure le vicende, l’ambiente e i personaggi sono caratterizzati da una notevole realismo. Il contatto con la realtà avviene attraverso un uso sapiente dell’ironia, che nel «Furioso» si eleva a strumento conoscitivo del mondo e delle sue contraddizioni. Essa emerge in ogni ottava del poema. L’opera ci esorta a prendere continuamente le distanze da quello che racconta, a guardare con sospetto ciò che i suoi protagonisti fanno e dicono. Delle innumerevoli storie che costeggiano e incrociano il flusso narrativo del poema, Paolo Panaro ha scelto di seguire la vicenda di Orlando alla ricerca di Angelica all’isola d’Ebuda, la storia di Olimpia e Bireno, l’innamoramento di Angelica e Medoro fino alla pazzia e alla guarigione di Orlando.


Venerdì 24 novembre suona il Quartetto di chitarre "Leonardo" nella Chiesa Santa Maria Amalfitana di Monopoli.


Massimi Felici (nella foto), Goran Listes, Alessandro Paris e Agostino Valente, straordinari virtuosi della chitarra, formano il Quartetto Leonardo per il quale il compianto Luis Bacalov scrisse il «Caminos del Sur». Ed è questa la formazione che venerdì 24 novembre (ore 21, ingresso libero), nella Chiesa di Santa Maria Amalfitana di Monopoli, chiude col concerto «Estampas» la programmazione autunnale del Ritratti Festival di Monopoli, manifestazione diretta dallo stesso Felici con Antonia Valente nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro.
Il recital, un viaggio trasversale nel repertorio della sei corde che prende il titolo dalla suite del compositore madrileno Moreno-Torroba, una collezione di cinque piccole e preziose immagini del folclore spagnolo la cui esecuzione è prevista in apertura di serata, attraversa la letteratura musicale per questa formazione partendo dall’inizio dell’Ottocento per arrivare sino ai nostri giorni.
E proprio al raro repertorio dei primi anni del XIX secolo risale l’«Air variée et dialoguée» del francese Antoine Lhoyer, militare di carriera nell’esercito napoleonico, ma anche raffinato virtuoso delle sei corde, mentre al repertorio brasiliano contemporaneo appartengono «A Furiosa» di Paulo Bellinati, «Agua e vinho» di Egberto Gismonti e «Uarekena» di Sergio Assad, che verranno proposte di seguito prima del finale dedicato a Giovanni Sollima, il «Jimi Hendrix del violoncello» che nella composizione per quartetto di chitarre si è cimentato con «Il Bestiario di Leonardo», pagina ispirata ai disegni degli animali fantastici di Leonardo da Vinci.

Maddalena Crippa interpreta Riccardo II di Shakespeare a Bari.


Richard II occupa un posto particolare nell’opera di Shakespeare, anche fra le sue tragedie dedicate ai Re. Il dramma tratta esclusivamente della deposizione di un re legittimo - un tema politico eminente che facilmente si può trasporre ai nostri tempi: è possibile deporre un sovrano legittimo? Il nuovo re non è un usurpatore? Una tale deposizione non è simile all'assassinio di ogni ordine tradizionale? Durante il suo regno Richard II ha messo contro di sé tutte le forze sociali: egli ha sfruttato il proprio potere in tutte le direzioni immaginabili, ha sconfinato le proprie competenze e si è preso ogni libertà, anche sessuale. È un giocatore, un attore, ma pur sempre un re che, anche dopo la sua deposizione, rimane un re; mentre il suo rivale - che prende il suo posto sul trono come usurpatore - genera esattamente lo stesso meccanismo di ostilità contro il suo potere, poiché tale potere si basa sul puro arbitrio. Richard, che nella sua esaltazione va oltre il proprio tempo, poiché la monarchia assoluta si sarebbe sviluppata molto più tardi, può essere interpretato utilmente da una donna che recita la parte maschile. In questo modo diventa ancora più chiaro il carattere inconsueto di questo re e gli aspetti fondamentali della discussione politica risultano più evidenti. Anche la profonda malinconia dell’ultimo monologo di Richard, quando è in carcere, dove parla dell’inutilità e della mancanza di senso dell'esistenza umana, ci può toccare in modo più commovente.
Peter Stein 
giovedì 23 alle 15.30 Palazzo ex Poste Bari Incontro con Maddalena Crippa (nella foto). Modera: Cristina Consiglio, dipartimento di Lettere lingue arti Italianistica e culture comparate Università Aldro Moro Bari


lunedì 20 novembre 2017

Pietro Borgonovo dirige il prossimo 23 novembre l'Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana a Loseto nella Chiesa del Salvatore.


Giovedì 23 novembre 2017, alle ore 20.00, nella Chiesa del Salvatore a Loseto – Bari (in Via Raffaele Perrone - 6), l’Orchestra Sinfonica della Città metropolitana si esibirà in un concerto diretto dal maestro, Pietro Borgonovo (nella foto). L’ingresso è libero. In programma i seguenti brani di: Joseph Haydn Sinfonia n. 1 in re maggiore Hob I:1 e Sinfonia n. 43 in mi bemolle maggiore Hob I: 43 "Merkur" e Samuel Barber Adagio per archi.

venerdì 17 novembre 2017

Al Teatro alla Scala di Milano la "Prima mondiale" di "Ti vedo, ti sento, mi perdo" di Salvatore Sciarrino affascina il pubblico presente.


Dieci minuti di applausi hanno salutato la Prima mondiale di Ti vedo, ti sento, mi perdo, nuova opera scritta da Salvatore Sciarrino (nella foto) per il Teatro alla Scala. Un’accoglienza calorosa per il compositore italiano vivente più rappresentato al mondo, ma anche per tutta la compagnia artistica guidata da Laura Aikin, impegnata in un ruolo da vera primadonna.  Come ispirazione per la sua opera, Sciarrino, poiché non vediamo mai in scena il protagonista, che viene invece evocato dal racconto dei personaggi, una compagnia di canto che attende in vano l’arrivo dell’ultima aria del grande compositore, riecheggiata fra colorature barocche e stilemi contemporanei.  Un limbo metaforico, fuori dal tempo e dallo spazio, un gioco di teatro nel teatro ben colto dalla regia di Jürgen Flimm, in cui veri protagonisti sono la musica e il canto stessi, che emergono nella loro capacità di sedurre e ammaliare, come nei miti di Orfeo e delle Sirene. Repliche fino al 26 novembre.

Un'opera eseguita al Giovanni Paisiello Festival è candidata agli International Classical Music Awards.


Un’opera eseguita al Giovanni Paisiello Festival (nella foto) è candidata agli International Classical Music Awards. La notizia della designazione della «Semiramide in Villa» di Paisiello, pubblicata da Bongiovanni nel 2017 e registrata il 18 settembre 2014 al Mudi di Taranto, è apparsa oggi sul sito ufficiale della manifestazione, www.icma-info.com. «La Semiramide in villa», della quale furono protagonisti Carolina Lippo, Irene Molinari, Fabio Perillo e Pasquale Arcamoni diretti da Giovanni Di Stefano sul podio dell’Orchestra del Giovanni Paisiello Festival (la regia era di Stefania Panighini), concorre ai prestigiosi Oscar della musica classica, nella categoria opera, con altre diciassette produzioni discografiche, tra le quali figura una «Manon Lescaut» interpretata da Anna Netrebko per la Deutsche Grammophon, l’etichetta con il maggior numero di candidature (17). I nomi dei vincitori dell’ICMA verranno pubblicati il 18 gennaio 2018, mentre la cerimonia degli Award e il concerto di Gala si terrà a Katowice, in Polonia, il 6 aprile.

mercoledì 15 novembre 2017

Daniel Melingo, ambasciatore di un tango popolare e colto il prossimo 26 novembre al Teatro Forma di Bari.


Come un illusionista scappato da un racconto di Borges, Daniel  Melingo (nella foto) con la sua voce, il clarinetto e il suo teatro è il protagonista del nuovo appuntamento della IX^ Rassegna “Ecotopia” dell’Associazione musicale “Nel Gioco del Jazz”. Domenica 26 novembre al Teatro Forma a Bari, alle 21,00  si esibirà in un concerto singolare accompagnato da Lalo Zanelli (piano e voce), Facundo Torres (bandoneon e voce), Romain Lécuyer (contrabbasso e voce), Muhammad Habbibi Guerra (chitarra elettrica).
Daniel Melingo, l’uomo della nuova frontiera porteña è una voce tormentata che tenta di riportare la musica argentina al di fuori dei suoi confini più usuali, attraverso immagini e arrangiamenti atipici.
Il tango dei bassifondi di Buenos Aires, dei locali fumosi dove la danza nazionale argentina non è elegante prodotto da esportazione, nè attrattiva turistica, ma vita vissuta ai margini della società del benessere, tra strade sporche e soggetti poco raccomandabili.
E’ questo il tango di Daniel Melingo, cantante e autore di Buenos Aires che ha reinterpretato la forma del tango cancion, inventata da Carlos Gardel, con la sua voce carismatica, oscura, fumosa. Se il tango è finito nei saloni è ora di riportarlo nelle strade dove è nato, e Melingo lo fa con grande efficacia, perchè, come scrive Le Monde de la Musique: “…è un eretico della religione tangueira…un iconoclasta che guarda alla vita degli emarginati di Buenos Aires e per farlo va alle fonti d’ispirazione del tango”.
Ascoltare il suo ultimo album, “Anda”, é un po’ come assaporare un film di Fellini ad occhi chiusi, immergendosi in un cabaret sonoro concepito come una suite di quadri barocchi, dove ogni brano palpita e fa vacillare. In questo album, il tango delle origini si rigenera, come se Carlos Gardel fosse al centro di una fiction neo-rock, con una galleria di personaggi in cui Erik Satie e Serge Gainsbourg sono alcuni dei fantasmi convocati dall’attore-poeta argentino. Recentemente Daniel Melingo è stato premiato due volte al prestigioso Premio Gardel 2017, per il miglior album di tango alternativo, “Anda” appunto,  e come miglior videoclip,“En un Basque de la China”.
I suoi concerti sono veri e propri spettacoli  di ‘teatro canzone’ in cui Melingo interpreta le sue canzoni che parlano di piccole storie ambientate nei bassifondi di Buenos Aires, tra ladri e perdenti, e si impadronisce della scena usando magistralmente il suo corpo ed il volto pasoliniano. Il risultato è un tango moderno ed eclettico, insolito e lunare.
Il linguaggio di Melingo è potente e la sua visione è assolutamente coinvolgente fatta di voce rauca e gestualità efficace, di piccoli passi di jazz e di dixieland, di squarci contemporanei e di lacrime di milonga. Temi appassionati e pieni di un classicismo fuori da ogni moda che rendono questo personaggio una sorta di neo maledetto nato con il punk rock negli anni giovanili, e successivamente, in Spagna, prima di migrare a Parigi dove ha trovato il terreno ideale per le sue provocazioni irrequiete e un pubblico aperto a pronto a recepire il suo linguaggio.

Il prossimo 19 novembre, alle 19.30, per l'AGIMUS di Mola di Bari al Teatro van Westerhout si esibisce nei quartetti di Mozart il Quartetto Alcaplica.


Un ensemble di musicisti della cosiddetta «scuola pugliese», il Quartetto Alcaplica composto da Pierluigi Camicia (pianoforte, nella foto), Carmelo Andriani (violino), Claudio Andriani (viola) e Vito Paternoster (violoncello), si cimenta con i Quartetti di Mozart per l’autunno delle Stagioni dell’Agìmus  (Associazione Giovanni Padovano Iniziative Musicali) dirette da Piero Rotolo nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro. Il concerto è in programma domenica 19 novembre (ore 19.30), al Teatro van Westerhout di Mola di Bari.
Quella compiuta da Mozart con i suoi due lavori per pianoforte e archi composti tra il 1785 e il 1786 (K478 e K493) fu un’autentica rivoluzione. È grazie a lui che questo singolare genere di musica da camera, prima d’allora relegato alla funzione di puro intrattenimento e destinato a esecutori dilettanti, entra d’un balzo nella modernità. La scrittura si fa complessa e drammatica, gli archi non si limitano più ad accompagnare il pianoforte, ma dialogano con esso su un piano di parità. Insomma, il quartetto diviene una sorta di concerto in miniatura. Sempre difficile penetrare il mistero della bellezza mozartiana, rinnovando il miracoloso equilibrio tra fluida discorsività e introspezione interiore. E gli affermati musicisti del Quartetto Alcaplica, forti di una preparazione di livello internazionale, di un’esperienza consolidata e di una profonda conoscenza della prassi esecutiva, hanno deciso di accettare la sfida con la convinzione e l’entusiasmo di chi crede fermamente nella grande lezione di dialogo e umanità racchiusa nell’opera di Wolfgang Amadé. 
I componenti del Quartetto Alcaplica si sono formati presso autorevoli istituzioni musicali europee, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma all’Accademia Chigiana di Siena, passando per l’Hochschüle für Musik Basel Stadt e la Royal Academy of Music di Londra, sotto la guida di prestigiosi docenti e artisti. La regolare attività concertistica dei quattro componenti nei cartelloni e nelle programmazioni delle più importanti stagioni e festival internazionali, in Italia, Europa, Cina, Corea e Stati Uniti, si affianca alla produzione discografica per le etichette Brilliant Classics, Decca, Tactus, Dynamic, Phoenix Classics, Farelive e Rai. Tra l’altro, i musicisti del quartetto sono impegnati altresì nell’attività didattica come titolari di cattedra nei Conservatori di Musica di Bari, Lecce, Matera e Modena e i qualità di docenti ospiti di corsi di interpretazione ed esecuzione in Italia e all’estero. Biglietti 12 euro (10 euro over 65, 5 euro under 30, gratuito possessori AgìmusCard). Info 368568412 - 3939935266 e www.associazionepadovano.it.

GLI EPHEMERALS LIVE AL TEATRO FORMA: LA BAND LONDINESE CHE HA GIÀ TOTALIZZATO MILIONI DI VISUALIZZAZIONI IN TUTTO IL MONDO.


Sabato 18 novembre, alle 21,30, prosegue «Around Jazz», la stagione musicale 2017-2018 del Teatro Forma di Bari (via Fanelli 206/1): sul palco lo straordinario gruppo londinese degli Ephemerals (nella foto), band molto giovane (età media sui 27 anni) con un'esplosiva miscela di soul e funk. In tre anni e tre album («Nothing is Easy» nel 2014, «Chasing Ghosts» nel 2015 e «Egg Tooth» nel 2017) hanno già raggiunto la notorietà mondiale, totalizzando milioni di visualizzazioni fra streaming e YouTube, soprattutto dopo la collaborazione nel pezzo «I feel so bad» con Kungs, dj francese di vent’anni. Sul palco del Forma si esibiranno il leader Nicholas Hillman Mondegreen (chitarra),Wolfgang Valbrun (cantante), James Graham (tastiere), Adam Holgate (basso), Jimi Needles (batteria), Damian McLean-Brown e Thierry Lemaitre (corni).
Il concerto sarà introdotto da un breve set degli «I Think About It», un collettivo hip hop nato a Bari nel 2013, con l'intento di fondere il genere con le radici personali di ognuno dei componenti, oltre all'esperienza live di puro stampo Nu-Jazz-Soul. Sul palco del Forma saliranno Gabriele Poliseno Aka Elerbagi (voce), Marco Menchise (chitarra),Stefano De Vivo (chitarra), Claudio La Rocca Aka Sup Nasa (live electronics), Gianluca Aceto (basso elettrico), Vincenzo Guerra (batteria).
Biglietti in vendita al botteghino del teatro (è in corso una promozione speciale per gli under 35) e su www.bookingshow.com. Infotel: 080.501.81.61. Quanto agli Ephemerals, la loro è una carriera sempre più in ascesa, contraddistinta da un soul alla vecchia maniera, ma con il tocco dei nostri giorni. Quando il chitarrista Mondegreen (autore, produttore, vero e proprio deus ex machina del gruppo), incontra il cantante Valbrun, ad un concerto in Francia, la band degli Ephemerals prende vita e inizia subito a fondere elementi soul moderni con un deciso piglio jazz. Il loro debutto discografico "Nothing is Easy" ne riassume le incredibili capacità di arrangiamento e il gusto nell'esecuzione. "Chasing Ghost" è l'album successivo, che definisce lo stile musicale della band, impreziosito da sonorità forti, una sezione fiati e una voce intensa e notevolmente ispirata.
«Ho scelto il nome Ephemerals - spiega Mondegreen – quando la mia vecchia band si sciolse: fu un periodo molto difficile. Volevo ricordare a me stesso che le cose finiscono, non durano per sempre. Nonostante questo, abbiamo appena festeggiato il nostro quarto anno e stiamo lavorando al quarto album. Viviamo la musica godendoci il presente, senza guardarsi troppo avanti o indietro».
Anche sull'essenza concettuale e musicale dell'ultimo album, «Egg Tooth», le idee di Mondegreen sono molto chiare. «Il titolo (“Dente d’uovo”) si riferisce alla protuberanza cranica che hanno certi animali, come alcuni rettili, che li aiuta, durante la nascita, a rompere il guscio dell'uovo da cui nascono. Il messaggio che vogliamo lanciare è: graffiamo, scaviamo, perché potremmo ancora essere lì, dentro quell'uovo. Dentro c’è l’idea della reincarnazione, tipica delle filosofie orientali, per spingere l’ascoltatore a valutare la propria esistenza e, se vuole, finirla e cominciarne un’altra».