venerdì 29 settembre 2017

Il musicista e fotografo Andrea Pandolfo dedica una Mostra sull'acqua dal 1° ottobre nel Festival "Anima Mea" nel Salone della Città Metropolitana di Bari.



Suoni e visioni, dentro e intorno all’acqua, per l’avvio a Bari, domenica 1 ottobre, del festival Anima Mea diretto da Gioacchino De Padova (nella foto) nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro, in programma sino al 10 novembre con dodici progetti per un confronto tra musiche antiche o nuovissime, lontane nel tempo ma vicine nello spirito.
L’acqua diventa strumento nelle mani degli spettatori nell’installazione multimodale interattiva «L’acqua non è suono», visitabile domenica 1 e lunedì 2 ottobre (ore 19, ingresso libero), nel Salone della Città Metropolitana, dove da domenica 1 ottobre a sabato 7 ottobre (ore 10-19, ingresso libero) è in calendario la mostra «L’isola che non c’è» che il musicista e fotografo Andrea Pandolfo dedica a Trieste, città multietnica e di confine circondata da un ampio “mare”. 
Acqua da accarezzare, toccare, regolare, per produrre suono attraverso algoritmi generati da un computer e diffusi da un sistema quadrifonico: funziona così l’installazione multimodale interattiva ideata da Giuseppe Bergamino, Marco Cucciniello, Giuseppe Imbimbo e Armando Santaniello in collaborazione con Alba Battista del Conservatorio di Musica Domenico Cimarosa di Avellino. Una vasca, quattro gocciolatoi e quattro piastre di diverso materiale formano l’impianto, che tesse un ambito sonoro per esaltare la qualità liquida dell’acqua. Acqua che non ha suoni che le appartengono, perché sono tutti indotti e prodotti da elementi estranei.
E idealmente circondata dall’acqua è Trieste, l’Isola che non c’è negli scatti di Andrea Pandolfo, racconto di una città di frontiera sostanzialmente ignorata e misconosciuta dall'Italia continentale, dal regno, come ancora qualcuno la chiama. Nel personale sguardo di Pandolfo, la multietnica Trieste è - per l’appunto - un’isola, un’isola che non c'è. Perché non c'è geograficamente, nella consapevolezza delle persone che la vivono e nell’assenza di consapevolezza delle persone che ne hanno semplicemente sentito parlare. È una città che si basta a se stessa con le indicazioni stradali esclusivamente in italiano ma abitata da gente che, oltre all’italiano, parla sloveno, croato, serbo, greco, inglese e altre mille lingue. E Pandolfo restituisce l’immagine di un luogo accogliente e di gente che vorrebbe attraversare l’ampio “mare” che la circonda. Per  vedere il mondo laggiù, con desiderio e difficoltà. 
Preceduto dal prologo con Peppe Barra e Marina Bruno, e dopo la doppia inaugurazione tra suoni e immagini di domenica, il Festival Anima Mea, prevede sino al 10 novembre, dodici diversi progetti musicali, per un totale di ventiquattro concerti in sei Comuni (Bari, Monopoli, Altamura, Molfetta, Ruvo di Puglia e  San Severo) e uno Stage di Belcanto. Ci saranno molte novità, ma ferme rimangono le linee di ricerca del festival, che quest’anno sarà attraversato, tra le tante, da musiche di Bach, Satie, Händel, Rossini, Mario Castelnuovo-Tedesco e, ancora, degli autori pugliesi che scrissero per il salterio, l’aristocratico strumento dal suono soave. Tra gli interpreti, Annamaria Bellocchio (soprano), l’ensemble di strumenti antichi di Alessandro Ciccolini (violino), la Cappella Corradiana diretta da Antonio Magarelli, i virtuosi del fagotto Giovanni Battista Graziadio e Alessandro Nasello, i fratelli Pandolfo, Andrea (tromba, flicorno, voce recitante e canto) e Paolo (viola da gamba e voce recitante) con Michelangelo Rinaldi (fisarmonica, pianoforte e piano giocattolo), l’Ensemble Meridies, Paola Crema (soprano) e Teresa Iervolino (mezzosoprano), Massimo Felici (chitarra), la cantante e performer Gaia Mattiuzzi, Gioacchino Visaggi (violino barocco), Antonella Parisi (viola da gamba), Davor Krklius (clavicembalo) e l’Ensemble Boito.

Enrico Rava e Makiko Hirabayashi in concerto il prossimo 5 ottobre al Teatro Forma di Bari.



Giovedì 5 Ottobre alle 21,00 al Teatro Forma a Bari, l'Associazione musicale “Nel Gioco del Jazz” nell’ambito della Rassegna “ECOTOPIA”, presenta Enrico Rava (nella foto) nella nuova formazione in duo con la pianista giapponese Makiko Hirabayashi.

I due debuttano in questa formazione sul palco del Teatro Forma per eseguire un repertorio che attinge a piene mani dalla carriera di Enrico Rava, un musicista poliedrico che, ancora oggi, prosegue instancabile nel suo intento di intraprendere nuovi percorsi e collaborazioni artistiche. “Quello con Makiko è stato un colpo di fulmine professionale, avvenuto durante il mio tour Enrico Rava and Japanese Friends”, il primo con una formazione interamente nipponica che vedeva al piano la stessa Makiko Hirabayashi, al contrabbasso Seigo Matsunata e alla batteria Yoshigaki Yasuhiro”.
 Pianista e compositrice, Makiko Hirabayashi ha ricevuto particolari menzioni nell’ambito della scena jazz già subito dopo la pubblicazione del suo primo album per trio, nel 2006: la freschezza delle sue composizioni e il vibrante interplay all’interno hanno catturato l’attenzione di numerosi ascoltatori in tutto il mondo. È una musicista cosmopolita, il cui background multiculturale si riflette nella sua musica, fondendo elementi di jazz, classica, sonorità dell’estremo oriente e del nord Europa. Makiko Hirabayashi ha pubblicato sei album da leader, tre dei quali con il trio composto dal batterista e percussionista Marilyn Mazur e dal bassista Klavs Hovman per l’etichetta tedesca Enja. Il loro secondo album, “Hide And Seek” (2009), ha vinto due premi assegnati dalla Jazz Critique Magazine, per il suono e la composizione. Del 2016 è, invece, “Gong”, album di Makiko in duo con Bob Rockwell. Tra gli altri progetti, si trova “Binocular”, con il trombettista Flemming Agerskov e Francesco Cali alla fisarmonica, con i quali Hirabayashi ha registrato il loro album di debutto al leggendario Rainbow Studio di Oslo nel 2011. Enrico Rava è sicuramente il jazzista italiano più conosciuto ed apprezzato a livello internazionale. Da sempre impegnato nelle esperienze più diverse e più stimolanti, è apparso sulla scena jazzistica a metà degli anni sessanta, imponendosi rapidamente come uno dei più convincenti solisti del jazz europeo. Molto nutrito è l’elenco delle sue prestigiose collaborazioni: Franco D’Andrea, Massimo Urbani, Stefano Bollani, Pat Metheny, Archie Shepp, Michel Petrucciani, solo per citarne alcuni. Di recente, oltre al suo Rava Tribe (insieme a Gianluca Petrella, Giovanni Guidi, Gabriele Evangelista e Fabrizio Sferra) ama esibirsi con il quartetto di recentissima costituzione con Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria, con i quali ha inciso l’album “Wild Dance”. Enrico Rava è stato in tour in duo con Geri Allen e in quintetto con Tomasz Stanko. Inoltre, quest’anno è uscito il film documentario “Enrico Rava. Note necessarie” diretto dalla regista Monica Affatato: un viaggio attraverso il mondo del jazz per scoprirne la forza di musica rivoluzionaria e il potere di arte liberatoria. 

Costo biglietto:  27,00 euro settore “A” – 21,00 euro settore “B” - 15,00 euro settore “C”

Il prossimo appuntamento della rassegna “Ecotopia” è per venerdì 27 ottobre, al Teatro Forma a Bari con il trio del chitarrista danese Jakob Bro.

giovedì 28 settembre 2017

I prossimi appuntamenti alla Scala di Milano.


Avanza l’autunno e la Scala si ammanta delle atmosfere romantiche e sovrannaturali di Der Freischütz (Il franco cacciatore) di Carl Maria von Weber. Il maestro Myung-Whun Chung (nella foto) si prepara a dar vita a questa partitura straordinaria che racconta il patto demoniaco del cacciatore Max e le preghiere dell’ingenua Agathe. Un capolavoro che torna alla Scala dopo venti anni di attesa in una nuova produzione firmata da Matthias Hartmann, già direttore del Burgtheater di Vienna. Ancora pochissimi posti disponibili per gli altri tre titoli del mese. Il 4 ottobre l’ultima data (ScalAperta al 50%) di Tamerlano di Händel, fino al 18 ancora tre recite dell’elegante “dramma in danza” Onegindi John Cranko e dal 24 il ritorno di uno dei titoli più amati e legati alla storia della Scala, Nabucco di Giuseppe Verdi, diretto da Nello Santi nell’allestimento di Daniele Abbado.Sul fronte concertistico il 1 ottobre è già una data da segnare: Daniela Barcellona, una delle più importanti voci di mezzosoprano dei nostri giorni, affronta in recital un programma eclettico, dal liederismo di Schumann all’estro operistico di Rossini. Dal 14 ottobre parte invece la nuova Stagione Sinfonica, aperta da Daniele Gatti con l’intensa e spirituale Sinfonia n.2 “Resurrezione” di Mahler. Continuano anche le proiezioni gratuite delle "Grandi opere sul grande schermo" con il Tristan und Isolde di Barenboim e Chéreau e l’Aida di Chailly e Zeffirelli, rispettivamente le mattine di domenica 15 e 22 ottobre.

L'edizione 2017 del Festival Verdi di Parma segna l'avvio di una nuova collaborazione per il Teatro Comunale di Bologna.


L'edizione 2017 del Festival Verdi segna l'avvio di una nuova collaborazione per il Teatro Comunale di Bologna (nella foto l'Orchestra ed il Coro del Comunale), che è presente con l'Orchestra e il Coro ed è impegnato come coproduttore in due dei quattro titoli operistici in programma: grazie infatti all'accordo siglato quest'anno tra il Comunale e il Teatro Regio di Parma, il Festival Verdi si potenzia strutturalmente privilegiando i rapporti territoriali con le istituzioni della Regione Emilia Romagna; dopo la collaborazione per La traviata del 2014, per Rigoletto del 2015 e masnadieri del 2016, il Comunale partecipa adesso al Festival dedicato al compositore di Busseto con ben due nuovi allestimenti di opere verdiane.
Il primo è quello della Traviata in scena al Teatro Verdi di Busseto (29 settembre – 18 ottobre), una nuova produzione del Regio di Parma con il Comunale e la Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, in collaborazione con il Comune di Busseto e il Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”. Lo spettacolo è firmato dal regista Andrea Bernard, vincitore, con Alberto Beltrame (scene) e Elena Beccaro (costumi), dell'European Opera-directing Prize, concorso internazionale organizzato da Camerata Nuova in collaborazione con Opera Europa, che ha premiato questo progetto sugli oltre 70 presentati. “Capita spesso di sentire persone incapaci di stare da sole o che una volta terminata una relazione ne cercano subito un’altra  spiega il regista Andrea Bernard. Che tipo d’amore potrebbe essere questo? Da questa e altre domande sono partito per leggere La traviata attraverso gli occhi dell’uomo di oggi, così come cercò di fare Verdi con i suoi contemporanei, prima che la censura intervenisse”. Sebastiano Rolli sul podio dell’Orchestra del Comunale dirigerà il capolavoro verdiano secondo l’edizione critica a cura di Fabrizio Della Seta; con il Coro del Comunale di Bologna, guidato da Andrea Faidutti, ci sarà in scena un cast di giovani talenti da scoprire. Le luci sono firmate da Adrian Fago e i movimenti coreografici da Marta Negrini.
Il secondo nuovo allestimento, coprodotto dal Regio di Parma e dal Comunale, è lo Stiffeliofirmato da Graham Vick (per la prima volta a Parma), in scena al Teatro Farnese di Parma (30 settembre – 21 ottobre) con le scene e i costumi di Mauro Tinti, le luci di Giuseppe Di Iorio e i movimenti coreografici di Ron Howell. Maestro concertatore e direttore Guillermo Garcia Calvo che seguirà la partitura nell’edizione critica curata da Kathleen Kuzmick Hansell, sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna, maestro del coro Andrea Faidutti. Tra i protagonisti Luciano Ganci (Stiffelio), Maria Katzarava (Lina) e Francesco Landolfi (Stankar). Questa attesa produzione dello Stiffelio rientra nel progetto pluriennale del Festival Verdi “Maestri al Farnese” inaugurato lo scorso anno con Peter Greenaway e che vede il seicentesco teatro ligneo come luogo di sperimentazione affidato a grandi registi, maestri della scena contemporanea.
Lina si innamora di Rodolfo Müller e lo sposa – scrive Graham Vick. Si scopre che è un pastore evangelista carismatico, Stiffelio. Costui trascura la moglie per inseguire la propria vocazione, lasciando Lina costantemente da sola. Lei è sedotta dalle confortanti attenzioni di Raffaele. Il padre di Lina la dissuade dal confessare a suo marito ciò che ha fatto ponendo l’apparenza esteriore e la reputazione  specialmente la sua  al di sopra della pace mentale di sua figlia. La costringe a mantenere il segreto in famiglia, sarà il loro piccolo segreto. Quando i sospetti di Stiffelio sono destati, l’uomo di Dio si scopre incapace di mettere in pratica ciò che predica; per lui le donne sono le 'custodi del pudore', mentre l’uomo racchiude in sé un 'occulto nell’anime'. Il male nell’unità familiare e la rottura di un matrimonio è il coraggioso soggetto di Verdi. La scelta di Stiffelio – prosegue Vick – è un momento decisivo della sua carriera: è un’opera contemporanea alla sua epoca e lo è tuttora per noi. Come Ibsen, Verdi ha rinunciato a soggetti storici e ha messo in scena il proprio tempo”.

La grande violinista Midori ottiene un trionfale successo con il Concerto di Beethoven al Petruzzelli di Bari.


Attesa già nella scorsa stagione, la grande violinista giapponese Midori (nella foto)
, si è confermata nel concerto di Beethoven, diretto da Gunter Neuhold alla guida dell'eccellente Orchestra del Teatro Petruzzelli, come una dei migliori archetti in circolazione. Per fascino e bellezza, la sua minuta figura ha sfoderato una strepitosa lettura del celebre Concerto beethoveniano, suonandolo con grazia e delicatezza straordinarie. Figlia di una violinista, ha esordito a soli 11 anni alla celebre Carnegie Hall con la New York Philarmonic, diretta da Zubin Metha; suo infatti il merito di averne riconosciuto le doti non comuni da grande virtuosa dello strumento.
Oggi, è certamente più matura e più consapevole della sua bravura e ha messo n luce soprattutto nel primo movimento tutta la bellezza del fraseggio beethoveniano con una sublime agilità e freschezza tecnica. splendido anche il secondo movimento, accompagnato plasticamente da Neuhold e dall'ottima Orchestra barese, con eccellente bravura. Alla fine davvero meritati sono stati i due bis bachiani proposti con abilità e sicurezza invidiabili da Midori, tra l'altro occupando oggi la cattedra che fu del mitico Jasha Heifetz alla Thornton School in California.
Un concerto davvero memorabile, completato nella seconda parte da due affreschi sinfonici di sfavillante bellezza come le Danze di Galanta di Kodaly e la suite dall'Uccello di fuoco di Stravinskij, pagine che sono state rese con una splendida interpretazione dalla bacchetta dell'austriaco Nehuold, che ha offerto una splendida lettura di entrambi i capolavori del Novecento con un'orchestrazione mirabile e di raro effetto emotivo.
Non erano presenti tantissimi spettatori, ma l'emozione è stata palpabile e trascinante durante tutto il concerto. Alla fine applausi scroscianti hanno salutato l'ottima prova dell'Orchestra e del suo direttore. Caloroso successo e serata indimenticabile, grazie anche alla incomparabile stella di Midori e del suo magico violino.

mercoledì 27 settembre 2017

Al festival Donizetti Opera di Bergamo c'è un nuovo direttore musicale: è il direttore d'orchestra Riccardo Frizza.


Si arricchisce di una nuova figura di riferimento il festival Donizetti Opera: il direttore d’orchestra Riccardo Frizza (nella foto) che assume il ruolo di direttore musicale. Lo hanno annunciato l’Assessore alla cultura del Comune di Bergamo Nadia Ghisalberti, il direttore generale della Fondazione Teatro Donizetti Massimo Boffelli con il direttore artistico della Fondazione Donizetti Francesco Micheli e il direttore scientifico Paolo Fabbri. L’impegno del nuovo Direttore Musicale si concretizzerà subito nella preparazione del festival 2018 durante il quale sarà anche impegnato sul podio
Riccardo Frizza (Brescia 1971), formatosi al Conservatorio di Milano e all’Accademia Chigiana di Siena, è considerato fra i principali direttori d’orchestra della sua generazione, particolarmente dedito al repertorio operistico italiano dell’Ottocento, ed è regolarmente ospite del Teatro alla Scala di Milano, del Maggio Musicale Fiorentino, del Teatro Regio di Torino, della Fenice di Venezia, dell’Opera di Roma, del Rossini Opera Festival di Pesaro, del Festival Verdi di Parma. All’estero ha diretto fra l’altro all’Opéra National de Paris, alla Lyric Opera di Chicago, alla San Francisco Opera, al Metropolitan Opera di New York e alla Bayerische Staatsoper di Monaco. Nell’ambito sinfonico è salito sul podio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della Gewandhaus di Lipsia, della Sachsische Staatskapelle di Dresda, l’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, della Mahler Chamber Orchestra, dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, della Philharmonia Orchestra di Londra, della Tokyo Symphony Orchestra e della Tokyo Philharmonic Orchestra. Ha recentemente interpretato Norma alla Lyric Opera di Chicago, Rigoletto al Liceu di Barcellona, Lucia di Lammermoor al Teatro la Fenice e I Puritani a Budapest, in questi giorni è impegnato al Festival Verdi di Parma nel Falstaff; prossimamente terrà una Lectio Magistralis alla Chicago University oltre che all’Istituto Italiano di Cultura.
Il suo repertorio donizettiano include Lucia di LammermoorL’elisir d’amoreLinda di ChamounixMaria Stuarda (al MET con Sondra Radvanovsky), La fille du régimentLucrezia Borgia (alla San Francisco Opera con Renée Fleming).

Orchestra sinfonica metropolitana di Bari: da domani i prossimi appuntamenti.


Giovedì 28 settembre, alle ore 21.00, nella Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta a Gravina in Puglial’Orchestra sinfonica della Città metropolitana di Bari si esibirà in un concerto diretto dal maestro, Vito Clemente (nella foto).
In programma l’esecuzione di Qua resurget ex favilla di Vittorio Pasquale (liberamente ispirato al Requiem di Mozart - Prima esecuzione assoluta Commissione del Traetta Opera Festival) e Requiem k 626 di Wolfgang Amadeus Mozart.
Il concerto sarà replicato il 29 settembre, alle ore 20.30, nella Chiesa del Sacro Cuore a Mola di Bari, il 30 settembre, alle ore 20.30, nella Cattedrale di Bari e il 2 ottobre, alle ore 20.00, nella Chiesa Madre di Modugno. Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero.
 I concerti vedranno la partecipazione di Paola Leoci (soprano), Tina D'Alessandro (contralto), Cataldo Caputo (tenore), Daniela Degennaro (soprano), Antonella Colaianni (contralto), Gianni Leccese (tenore) e Alessandro Arena (basso). Inoltre prenderanno parte il Coro Harmonia dell’Ateneo Barese di Bari, diretto dalmaestro Sergio Lella, il Coro Sine Nomine di Bari diretto dal maestro Bepi Speranza, il Coro Jubilate di Conversano diretto dal maestro Donato Totaro, il Coro Vox Dei di Mola di Bari diretto dal maestro Donato Totaro e la Corale Polifonica “Michele Cantatore” di Ruvo di Puglia diretta dal maestro, Angelo Anselmi

martedì 26 settembre 2017

Dal 28 settembre al 15 ottobre parte il Festival Pianistico "Città di Corato", con la direzione artistica di Filippo Balducci.


Il pianoforte “oltre” la performance, tra recital di classica, jazz, concerti-spettacolo e didattica. Nella Puglia degli ottantotto tasti, e una schiera di interpreti che ha conquistato le scene internazionali, continua ad avere un ruolo importante il Festival Pianistico Città di Corato, appuntamento nel quale il momento interpretativo rimane legato alla formazione di musicisti - e nuovo pubblico - attraverso un forte legame col territorio, rappresentato dalle principali istituzioni - Regione Puglia e  Comune di Corato - dal mondo della scuola (con repliche di concerti in matinée per gli studenti), dalle associazioni culturali e dagli imprenditori locali. Ed è con questo spirito che il direttore artistico Filippo Balducci (nella foto) ha concepito dal 28 settembre al 15 ottobre i nove appuntamenti della settima edizione della manifestazione, da quest’anno inserita nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro col preciso intento di condividere esperienze all’interno di un consolidato sistema di relazioni artistiche capace di ampliare lo sguardo e gli orizzonti.
Proprio nel segno della didattica il festival si apre giovedì 28 settembre con quattro giornate, in programma sino a domenica 1 ottobre, durante le quali si terrà il workshop di pianoforte aperto al pubblico «Oltre la performance» condotto dallo stesso Balducci, concertista di respiro internazionale e docente di Pianoforte al Conservatorio di Bari con in uscita un trattato sulla tecnica pianistica. Il workshop si svilupperà tra l’Agorà del Liceo Classico Oriani e la Sala Verde del Municipio, dove domenica 1 ottobre, alle ore 18.30, si terrà un concerto con i migliori studenti del laboratorio.
Sabato 7 ottobre (Sala Verde del Municipio, ore 21, ingresso libero) il Festival accenderà i riflettori sul giovane talento pugliese Giuseppe Campobasso, formatosi con Balducci e impegnato in un recital che prevede la Sonata «Appassionata» di Beethoven, la Toccata op. 7 di Schumann e i Dodici Studi op. 10 di Chopin. Mentre domenica 8 ottobre (Sala Verde del Municipio, ore 21, ingresso libero) la programmazione proseguirà col concerto estemporaneo di un altro fenomeno emergente del pianoforte, ma in ambito jazz, Danilo Blaiotta, allievo di Kenny Werner, John Taylor, Franco D’Andrea e Stefano Battaglia.
Quindi, l’ospite internazionale, il russo Yuri Bogdanov, vincitore del Premio Johann Sebastian Bach di Lipsia e del Premio Schubert di Dortmund. Per il Festival Pianistico Città di Corato, giovedì 12 ottobre (ore 21), suonerà nel Teatro Comunale proprio musiche di Bach (Partita n. 6 BWV 830) accanto a pagine di Liszt (Mephisto Walzer n. 1) e Chopin (Sonata op. 35, Notturno op. 27 n. 2 e Scherzo n. 2 op. 31).
E con Bogdanov è un gradito ritorno quello del Duo pianistico di Firenze formato da Rodolfo Alessandrini e Sara Bartolucci, che sabato 14 ottobre, al Teatro Comunale, si esibiranno nel concerto-spettacolo «Io e Beethoven» con la Sinfonia «Pastorale» trascritta per pianoforte a quattro mani dall’allievo Carl Czerny, del quale verranno non solo raccontati suoi aneddoti sul genio di Bonn ma anche proposta l’Ouverture caratteristica e brillante op. 54 di rara esecuzione.
Chiusura domenica 15 ottobre (Teatro Comunale, ore 21) con un altro concerto-spettacolo sul melologo dal titolo «Quando la poesia incontra la musica» che vede insieme le voci recitanti Paola Martelli e Michele Cuonzo e le pianiste Angela Montemurro e Rossana Giove in un excursus nel genere tra pagine di Schubert, Villain, Thomè, Schumann, Pessard e Ricordi.
Per i tre concerti serali del 12, 14 e 15 ottobre biglietto 10 euro (ridotti 7 euro), abbonamento 20 euro (ridotto 14 euro). Info http://coratopianofestival.altervista.org.

IL 28 SETTEMBRE PROSSIMO DANIELE GATTI FESTEGGIA I VENT'ANNI DI COLLABORAZIONE CON I BERLINER PHILHARMONIKER.


Celebra i vent'anni dalla sua prima collaborazione con i Berliner Philharmoniker il concerto che Daniele Gatti (nella foto) dirige alla Philharmonie di Berlino giovedì 28 settembre alle ore 20.00 nell'ambito della stagione della prestigiosa compagine tedesca.
Attualmente a capo della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, Daniele Gatti ha ricoperto incarichi presso istituzioni musicali come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Royal Philharmonic Orchestra di Londra, l’Orchestre national de France, il Teatro Comunale di Bologna e l'Opera di Zurigo. Dal suo primo concerto, nel 1997, ha diretto più volte i Berliner Philharmoniker proponendo programmi sempre diversi: dal grande repertorio tedesco di Brahms e Wagner, a quello francese di Berlioz, Debussy e Dutilleux, passando per compositori come Liszt, Berg e Bartók.
Il programma del concerto del 28 settembre – replicato a Berlino venerdì 29 e sabato 30 - comprende due capolavori del repertorio sinfonico tedesco molto diversi tra loro: la Seconda Sinfonia di Johannes Brahms e la Sinfonia Mathis der Maler di Paul Hindemith.
Brahms compose la seconda delle sue quattro sinfonie nel 1877, e la descrisse al suo editore in modo quasi sarcastico: “Non ho mai scritto nulla di così triste, la partitura dovrà essere stampata su pagine bordate di nero!”. La prima esecuzione tuttavia sorprese il pubblico con una musica che secondo le parole del critico viennese Eduard Hanslick “brilla come il caldo sole” e “irradia freschezza e trasparenza”.
Totalmente differente è invece la sinfonia di Paul Hindemith Mathis der Maler, commissionata nel 1933 da Wilhelm Furtwängler e basata sull’omonima opera dello stesso compositore, a quel tempo ancora non portata a termine. I titoli dei movimenti - Concerto degli Angeli, La deposizione, La tentazione di Sant'Antonio – fanno riferimento ai pannelli dell’altare di Issenheim, dipinto da Matthias Grünewald tra il 1510 e il 1516 e destinato alla preghiera dei monaci antoniani, mentre la musica riflette le condizioni di vita del compositore in Germania dopo l’avvento del Nazismo. La prima esecuzione della sinfonia da parte dei Berliner Phiharmoniker diretti da Furtwängler il 12 marzo 1934, apprezzata sia dal pubblico sia dalla critica, fu una disavventura culturale e politica. Il resto è storia: nel 1938, nonostante il risoluto appoggio da parte di Furtwängler, Hindemith decise di voltare le spalle alla Germania e non vi fece ritorno prima della fine degli anni Quaranta.
Dopo il concerto di Berlino, Daniele Gatti inaugurerà la stagione sinfonica del Teatro alla Scala di Milano, il 14 ottobre, con la Seconda Sinfonia di Gustav Mahler “La resurrezione”; sarà ad Amsterdam e in tournée in Corea e Giappone con l'Orchestra del Concertgebouw; e inaugurerà la stagione dell'Opera di Roma, il 12 dicembre, con La damnation de Faust di Hector Berlioz.

Assegnato al critico musicale Paolo Isotta il Premio Giovanni Paisiello Festival di Taranto.


È stato assegnato a Paolo Isotta (nella foto), outsider della critica musicale, storico della musica, e scrittore napoletano di successo, il Premio Giovanni Paisiello Festival che dal 2007 viene conferito ad una personalità o ad una istituzione contraddistintasi nella riscoperta e valorizzazione dell’arte del compositore tarantino. La cerimonia di consegna si è tenuta lunedì 25 settembre, poco prima della rappresentazione del «Barbiere di Siviglia» di Paisiello, in programma a Taranto nel Chiostro di Sant’Antonio ancora stasera, martedì 26 settembre (ore 21), a chiusura della quindicesima edizione del Giovanni Paisiello Festival diretto da Lorenzo Mattei per gli Amici della Musica «Arcangelo Speranza».
Dopo l’attribuzione lo scorso anno al Teatro San Carlo (nelle mani del sindaco Luigi de Magistris), il Premio va dunque ad un’altra “istituzione” partenopea nel segno di uno dei compositori simbolo della cosiddetta «scuola napoletana», dal quale prende il nome questo riconoscimento, andato in passato a studiosi, artisti e istituzioni quali Bruno Praticò, Dino Foresio, Pierfranco Moliterni, Roberto De Simone, Dinko Fabris, Festival della Valle d’Itria, Pietro Spada, Alessandro Lattanzi, Giovanni Di Stefano, Domenico Colaianni, Lucio Tufano e, per l’appunto, Teatro San Carlo di Napoli, lo scorso anno.
«Intellettuale eclettico ed erudito, con il consueto acume critico Isotta ha saputo vagliare nelle sue più recenti pubblicazioni lo spessore compositivo paisielliano mettendolo a confronto stilistico con alcune opere mozartiane», recita la motivazione del Premio Paisiello. «Alcune pagine del volume Altri canti di Marte (Marsilio 2015) assegnano in modo definitivo il giusto peso alle composizioni strumentali di Paisiello, liberandole da quella presunta marginalità che fin ad oggi ne ha impedito la piena valorizzazione; il libro Paisiello e il mito di Fedra (Napoli, Artem, 2016) sfata un altro accanito pregiudizio critico che poneva in secondo piano il repertorio serio paisielliano rispetto a quello buffo. Isotta, fautore dell’allestimento a Catania di Fedra, indaga i meccanismi drammaturgici e i nessi tematici di una delle opere chiave per comprendere l’assimilazione italiana della riforma di Gluck. Il fatto che una personalità come Isotta - vero outsider, talvolta scomodo per il suo porsi al di fuori degli schemi - si sia interessato in modo tanto approfondito e appassionato a Paisiello vale come garanzia e conferma di quanto sia necessario studiare, pubblicare e mettere in scena le opere paisielliane che hanno portato l’Europa in Italia e l’Italia in Europa».
Il festival gode del sostegno di Mibac, Regione Puglia, Comune di Taranto, Puglia Promozione e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e di alcune eccellenze imprenditoriali nazionali e territoriali, Conad, Programma Sviluppo, Caffè Ninfole e Basile Petroli, BCC di San Marzano di San Giuseppe e Confindustria Taranto.
Info 099.730.39.72 e www.giovannipaisiellofestival.it.

lunedì 25 settembre 2017

Il prossimo 28 settembre per l'Associazione "Nel Gioco del Jazz" un concerto fuori rassegna al Teatro Forma di Bari con il trombettista Flavio Boltro e l'Ensemble dei docenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio "N.Piccinni".



‘A Jazz Meeting’ è il titolo del concerto fuori rassegna con il trombettista Flavio Boltro l'Ensemble dei docenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio N. Piccinni di Bari che si esibiranno giovedì 28 settembre alle 21,00 al Teatro Forma di Bari per  per l’Associazione culturale musicale “Nel Gioco del Jazz.
Il Dipartimento di Musica Jazz del Conservatorio N. Piccinni di Bari, diretto da Roberto Ottaviano (nella foto) da circa 30 anni, vanta oggi un parterre di musicisti d'eccezione e promuove con regolarità occasioni di incontro con musicisti internazionali di grande rilievo. Quest'anno sarà la volta del grande trombettista Flavio Boltro, che eseguirà in prima assoluta le partiture degli stessi docenti. Avvicinatosi al mondo del jazz sin dalla più tenera età, a 9 anni comincia a suonare la tromba. Artista brillante e versatile, Boltro si è messo in luce con gruppi come i Lingomania di Maurizio Giammarco e Roberto Gatto negli anni '80. Ha al suo attivo una carriera strepitosa che annovera collaborazioni con Jimmy Cobb, Michel Petrucciani, Cedar Walton e l'Orchestra Nazionale del Jazz Francese. Altra determinante formazione per il suo percorso musicale è l'originale trio con Manu Roche alla batteria e Furio Di Castri al contrabbasso, poi ampliatasi in quartetto con l'arrivo del sassofonista Joe Lovano. Nel 1984 viene eletto "miglior talento" dalla rivista Musica Jazz. Nel 1994 Laurent Cugny sceglie Flavio Boltro e Stefano Di Battista come trombettista e sassofonista dell'ONJ (Orchestra Nazionale del Jazz) poco prima di lasciare la quale Boltro entrerà nel sestetto di Michel Petrucciani. Risale al 1997 la formazione del quintetto con Stefano Di Battista, Eric Legnini al piano, Benjamin Henocq alla batteria e di Rosario Bonaccorso al basso. Oltre a Boltro il Jazz Ensemble Dipartimento del Conservatorio è composto da Roberto Ottaviano - sax, Andrea Sabatino – trombaVito Andrea Morra – tromboneMauro Campobasso – chitarra elettrica, Gianna Montecalvo – voce, Massimo Colombo, Alessandro Diliberto, Livio Minafra – pianoforteMaurizio Quintavalle – contrabbassoEnzo Zurilli – batteria.

Costo biglietto unico : 15,00 euro
Particolarmente vantaggiose le riduzioni a favore degli studenti universitari, muniti di relativo tesserino. L’Associazione “Nel Gioco del Jazz” mette a loro disposizione 40 biglietti al costo di 5,00 euro, direttamente al botteghino del Teatro Form la sera del concerto. 
Il prossimo appuntamento della rassegna “Ecotopia” è per giovedì 5 ottobre, al Teatro Forma di Bari con il duo Enrico Rava (tromba) e Makiko Hirabayashi (pianoforte). 
Per informazioni su tutti gli eventi dell’associazione è possibile scaricare l’APP dal sito ufficiale, www.nelgiocodeljazz.it, Google Store, Facebook e da tutti i dispositivi tablet, smartphone e iphone.

Il 27 settembre prossimo la grande violinista Midori suona al Petruzzelli per la Fondazione


Midori (nella foto) si può annoverare oggi fra i leggendari violinisti di questa generazione. Il 27 settembre suonerà al Petruzzelli, diretta dal M° Gunter Neuhold, a capo dell'Orchestra del Teatro, nel concerto per violino e orchestra di Beethoven. Oltre ad esibirsi ai più alti livelli internazionali, è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite e dal World Economic Forum per la sua eccezionale dedizione all’ insegnamento e l’ impegno a favore delle comunità in tutti gli Stati Uniti, in Europa, Asia e nel mondo in via di sviluppo. Più recentemente, Midori ha compiuto un deciso impegno a favore dello sviluppo del repertorio per violino del futuro, commissionando nuovi concerti e lavori cameristici. Midori ha ampliato la sua discografia con l’integrale delle Sonate e Partite di Bach per violino solo e il concerto per violino DoReMi scritto per lei da Peter Eötvös e inciso con l’Orchestre Philharmonique de Radio France. Nel 2014 la registrazione del Concerto per violino di Hindemith, con la NDR Symphony Orchestra di Amburgo e Christophe Eschenbach, ha vinto il Grammy Award come “Best Classical Compendium”.Midori è nata ad Osaka nel 1971 e ha iniziato fin da piccola lo studio del violino con la madre, Setsu Goto. Zubin Mehta l’ha ascoltata nel 1982 e subito invitata per quello che sarebbe poi diventato il suo leggendario debutto all’ età di 11 anni – con la New York Philharmonic durante il tradizionale concerto di capodanno, ricevendo una standing ovation e l’impulso per l’inizio di una splendida carriera.Oggi Midori vive a Los Angeles, dove presiede la cattedra di Distinguished Professor of Violin nonché la Jascha, Heifetz Chair alla Thornton School of Music dell’ University of Southern California.

sabato 23 settembre 2017

Grande successo per Settembre Musica. Soddisfazione da parte del direttore Nicola Campogrande e della presidente Anna Gastel


L’undicesima edizione del festival MITO SettembreMusica, fortemente sostenuto dalle Amministrazioni di Torino e di Milano, si è chiusa il 20 settembre a Milano e il 21 settembre a Torino, con i concerti della Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly (nella foto), ultimi successi di una manifestazione che ha registrato una serie di 76 sold out, seguita in totale da circa 82.000 spettatori con un riempimento medio delle sale dell’86%. Per tutti gli appuntamenti si è registrata una partecipazione convinta e consapevole del pubblico, sempre attento e vivace, carico di entusiasmo e particolarmente sensibile anche al repertorio barocco o quello contemporaneo che si sono definiti come attrattori di nuovo pubblico. «Sono davvero soddisfatto – dice il direttore artistico Nicola Campogrande –: una partecipazione così numerosa ai 140 concerti in cartellone e questo altissimo numero di “tutto esaurito” confermano il desiderio di ascoltare musica classica, soprattutto se proposta in modo non banale, come MITO cerca di fare. Il pubblico, giorno dopo giorno, si è ritrovato a vivere un clima di forte coinvolgimento, anche per la presenza in platea di numerosi giovani; e gli stessi musicisti mi hanno confessato di aver suonato e cantato in modo particolarmente intenso, proprio per l’atmosfera attenta che si respirava. Certo, visti i bei risultati dello scorso anno, quando per MITO Open singing 25.000 persone si erano radunate per cantare in coro in piazza Del Duomo e in piazza San Carlo, mi è dispiaciuto che la pioggia a Milano abbia impedito la realizzazione all’aperto dei due concerti previsti, spostati al Teatro Dal Verme, e a Torino abbia scoraggiato l’affluenza in piazza San Carlo (dove comunque, nelle due serate con MITO Open Singing e con l’esecuzione della Nona di Beethoven, sono accorse 10.000 persone, un dato che mi pare particolarmente significativo nel momento storico che stiamo vivendo). Ma le 82mila presenze registrate, con una percentuale di riempimento delle sale cresciuta all’86%, mi sembrano un risultato eccellente». Nell’arco di diciannove giorni, tenuti insieme dal tema “Natura” si sono succeduti 70 concerti per ogni città, con programmi musicali originali, creati appositamente per il festival, e proposti da alcuni dei più importanti musicisti del panorama internazionale, alternati alle forze musicali torinesi e milanesi di maggior prestigio che hanno unito simbolicamente le due città in un clima di gioia ed entusiasmo, sfidando talvolta un clima metereologico non favorevole e le severe norme di sicurezza cui la cronaca obbliga oggi le manifestazioni. A Torino la realizzazione dei due concerti in piazza San Carlo, l’Open Singing e la Nona dei Ragazzi, ha assunto un valore ancora maggiore: attraverso la musica, la piazza è stata restituita ai cittadini in un’atmosfera serena e di grande coinvolgimento emotivo. Tutto ciò è avvenuto grazie allo sforzo organizzativo messo in campo da tutte le istituzioni per garantire le necessarie misure di sicurezza. «Il Festival si è concluso con un successo – osserva il presidente Anna Gastel – di cui siamo tutti veramente contenti. Il format, inaugurato lo scorso anno ripartendo dalla musica classica in un equilibrato mix tra pezzi di repertorio e brani contemporanei, sembra aver definitivamente incontrato il favore di un pubblico attento e curioso che ha seguito con passione l'articolato e vario programma. Avvicinare con interesse ed emozione alla musica classica un pubblico eterogeneo e sempre più numeroso e giovane è la "missione" del nostro Festival». Le pagine di 115 autori viventi insieme al grande repertorio classico e romantico, al moderno e a quello antico hanno segnato quest’edizione con 10 prime italiane e 7 assolute per un’offerta variegata che ogni ascoltatore ha potuto apprezzare in luoghi usuali o inconsueti, alcuni proprio da scoprire grazie alla musica. Tra gli appuntamenti più apprezzati dal pubblico il concerto inaugurale della Gustav Mahler Jugendorchester diretta da Ingo Metzmacher, quello dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Mikko Franck, quello dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Semyon Bichkov, il concerto finale della Filarmonica della Scala guidata da Riccardo Chailly e quello di Salvatore Accardo con l’Orchestra da Camera Italiana. Ma enorme successo hanno avuto anche i concerti dei giovani artisti portati alla ribalta, dalla pianista cinese Zee Zee al tedesco Notos Quartet, e la riscoperta dell’oratorio barocco “Il diluvio” di Michelangelo Falvetti. Sold out anche diverse decine di altri concerti, sia nelle sale centrali che in quelle distribuite sul territorio delle due città e notevole successo degli spettacoli di teatro musicale destinati ai bambini e ai ragazzi. I momenti più significativi del Festival sono stati oggetto di un documentario prodotto da Rai Cultura che andrà in onda su Rai5 sabato 30 settembre alle ore 22.50 con repliche domenica 1 ottobre alle ore 17.25, mercoledì 4 ottobre alle ore 11 e giovedì 5 ottobre alle ore 18.10). Radio3 Rai ha trasmesso in diretta o differita 8 concerti. La Rete Due della RTSI ha dedicato, durante la prima settimana del festival, una trasmissione speciale quotidiana di oltre due ore. Anche quest’anno apprezzamento unanime per le brevissime presentazioni che hanno aperto ogni appuntamento musicale, affidate a Gaia Varon e Mattia Palma, a Milano e a Stefano Catucci e Carlo Pavese, a Torino. Il Festival delle Città di Milano e Torino presieduto da Anna Gastel e con la direzione artistica di Nicola Campogrande, è realizzato dai Pomeriggi Musicali di Milano e dalla Fondazione per la Cultura di Torino con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ed è reso possibile anche grazie al prezioso contributo del partner Intesa Sanpaolo, che ha creduto al progetto sin dalla prima edizione, al sostegno di Compagnia di San Paolo e degli sponsor Pirelli e Fondazione Fiera di Milano.


venerdì 22 settembre 2017

Il 25 ed il 26 settembre va in scena per il gran finale del Giovanni Paisiello Festival a Taranto Il Barbiere di Siviglia.


Il Conte d’Almaviva ruba la scena a Figaro nel «Barbiere di Siviglia» in programma a Taranto, lunedì 25 e martedì 26 settembre (ore 21), nel Chiostro di Sant’Antonio, per il gran finale del Giovanni Paisiello Festival diretto da Lorenzo Mattei (nella foto) per gli Amici della Musica «Arcangelo Speranza».  Tuttavia, nell’opera composta dal musicista tarantino a San Pietroburgo nel 1782, l’unione tra Rosina e l’aristocratico personaggio si realizza sempre attraverso gli ingegnosi inganni del factotum che, al contrario di Paisiello, Rossini pose al centro del suo «Barbiere» nel 1816. E quanto la nobiltà venga messa a dura prova dalla borghesia, in questa vicenda amorosa tutta sivigliana, è la chiave di lettura tra Settecento e i giorni nostri di Gianmaria Aliverta, giovane regista in grande ascesa che, subito dopo Taranto, è atteso a Venezia con un «Ballo in maschera» di Verdi per l’apertura di stagione della Fenice, teatro - vale la pena ricordare - inaugurato nel 1792 proprio con un’opera di Paisiello, «I giuochi di Agrigento».
C’è particolare entusiasmo intorno a questo nuovo allestimento del «Barbiere» realizzato in coproduzione con VoceAllOpera di Milano, che vede Fabio Maggio sul podio dell’Orchestra da Camera del Giovanni Paisiello Festival. Nel chiostro di Sant’Antonio, spazio restituito alla città di Taranto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici, Belle Arti e Paesaggio, il tenore Néstor Losàn vestirà i panni del Conte d’Almaviva, il nobile innamorato della borghese Rosina, che avrà la voce del soprano Graziana Palazzo. Il baritono Gabriele Nani sarà, invece, Figaro, il poeta e barbiere che evita il matrimonio tra Rosina e il suo tutore Don Bartolo, a sua volta interpretato dal basso Luca Simonetti, del quale è confidente Don Basilio, il baritono Luca Vianello, altro giovane interprete di questo cast vocale completato dal tenore Maurizio De Valerio (Il giovinetto, un alcade) e dal basso Gabriele Faccialà (Lo svegliato, un Notaro).
E se in questa doppia rappresentazione si potranno ascoltare parti solitamente non previste, come la splendida cadenza dell’aria della “lezione” di Rosina e il nuovo gran finale con altre due arie scritte da Paisiello per le rappresentazioni al Teatro dei Fiorentini di Napoli, si deve all’edizione critica di Francesco Paolo Russo pubblicata dalla casa editrice tedesca Laaber. Un’edizione che tende a restituire il testo musicale secondo la lezione più vicina alla volontà dell’autore, come lo stesso Russo spiegherà domenica 24 settembre, all’Hotel Delfino (18.30), durante la «Prima della Prima».
E rispettoso della musica, la colonna portante dell’intero allestimento, è lo spettacolo confezionato con soltanto qualche elemento scenico, e un lavoro attoriale sui cantanti, da Gianmaria Aliverta, coadiuvato dalla costumista Sara Marcucci, che ha vestito i protagonisti partendo dalle tinte degli abiti settecenteschi per arrivare alle mode dei nostri giorni.
Inoltre, la «prima» del Barbiere di lunedì 25 settembre sarà introdotta dalla consegna del Premio Giovanni Paisiello Festival, che quest’anno andrà a uno degli intellettuali italiani più complessi ed eclettici.
Dunque, con il Barbiere di Siviglia si chiude la quindicesima edizione del Giovanni Paisiello Festival, che quest’anno ha ottenuto il sostegno di Mibac, Regione Puglia, Comune di Taranto, Puglia Promozione e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e di alcune eccellenze imprenditoriali nazionali e territoriali, Conad, Programma Sviluppo, Caffè Ninfole e Basile Petroli, BCC di San Marzano di San Giuseppe e Confindustria Taranto.
Info e prevendite 099.730.39.72 e www.giovannipaisiellofestival.it.

Domani sera riprende Il "Traetta Opera Festival". Vito Clemente dirigerà a Bitonto l'Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana in "Pierino e il Lupo" di Prokofiev. Voce narrante sarà quella di Michele Mirabella.


Sabato 23 settembre, alle 20,30, al Teatro Traetta di Bitonto, il Traetta Opera Festival riprende la sua attività con una serata speciale, intitolata «Per parlar di favole e altre storie». Il festival torna a collaborare con l'Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana, che sarà diretta da Vito Clemente  (nella foto) nella fiaba musicale di Sergej Prokofiev «Pierino e il lupo» e in arie e duetti di Gaetano Donizetti, con il soprano Angelica Girardi e il baritono Giovanni GuarinoVoce narrante della serata sarà Michele Mirabella, che prenderà per mano il pubblico e lo condurrà nei sentieri incantati della fiaba di Pierino e il lupo, che Prokofiev utilizzò per costruire un’opera che avvicinasse i giovani al mondo della musica e, più in particolare, alle straordinarie sfumature coloristiche degli strumenti musicali. L'opera appartiene alla cosiddetta musica a programma, in quanto descrive le gesta di Pierino che, con l’aiuto di un coraggioso uccellino, riesce a catturare il famelico lupo. In questa vicenda i personaggi, descritti dalla voce di Mirabella, saranno interpretati dagli strumenti dell’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana: il genio di Prokofiev è stato proprio quello di rivelare le straordinarie potenzialità descrittive degli strumenti musicali, che diventano attori di una delicata e coinvolgente narrazione sonora.
A seguire toccherà ad alcune arie e duetti scritti da Donizetti: «Chacun le sait» (La figlia del reggimento), «Lazzarune scauzacane» (Le convenienze ed inconvenienze teatrali), «Regnava nel silenzio» (Lucia di Lammermoor), «Udite, o rustici» e «Quanto amore!» (L'elisir d'amore).

L'ingresso alla serata è libero, ma bisogna prenotare il proprio posto ai seguenti numeri: 080.371.61.05 - 080.373.99.12.

Il programma in dettaglio del TOF è sulla pagina Facebook ufficiale Traetta Opera Festival.



giovedì 21 settembre 2017

D’Onghia: “Finalmente la casa della musica dei baresi ritorna a vivere”


La riapertura al pubblico dell’Auditorium ‘Nino Rota’ del Conservatorio ‘Niccolò Piccinni’ di Bari, rappresenta un momento importante per i baresi che hanno atteso quasi 26 anni prima che la struttura tornasse a vivere. Vorrei dire che sono orgogliosa per l’inaugurazione ma un lasso di tempo così lungo mi indigna e mi induce piuttosto a riflettere sulla sua storia travagliata che ha privato la città e non solo di un luogo fondamentale per la musica”. Così la sottosegretaria al MIUR, senatrice Angela D’Onghia (nella foto), sull’Auditorium N. Rota che riapre domani con un concerto dell’Orchestra del Conservatorio diretto dal maestro Giovanni Pelliccia alla presenza della madrina della serata, Carla Fracci. “Un contenitore vuoto per così tanto tempo negato alla sua funzione rappresenta una sconfitta per tutta la città, ma la sua riapertura è il successo invece di una buona logica del lavorare insieme per il bene della collettività”, ha continuato la sottosegretaria D’Onghia.
“Bari ha una rassegna storica della vita musicale che non dobbiamo disperdere. La sua continuità è importante per il potenziale sviluppo del territorio e l’Auditorium può contribuire a dare impulso alla cultura e a produrre professionisti della musica di indiscusso talento. Non è più tempo di polemiche, di veleni e di beghe burocratiche. Gli ultimi ostacoli sono stati superati. Adesso dobbiamo solo pensare ad iniziative importanti e significative di produzione artistica dando il giusto riconoscimento del valore sociale e culturale della formazione accademica musicale. Per troppo tempo abbiamo mortificato le potenzialità creative dei nostri giovani privandoli di un’opera così importante come l’Auditorium N. Rota. Adesso è il momento del riscatto e di continuare a sviluppare competenze in questo settore per contribuire alla crescita economica, sociale e culturale della comunità”, conclude la senatrice D’Onghia.