giovedì 18 settembre 2008

Muzio Clementi autentico rivale di Mozart?

Tanto, troppo trascurato dagli odierni virtuosi degli 88 tasti, Muzio Clementi, l’autentico padre del pianoforte, negli ultimi anni qualche pur angusto risarcimento discografico lo ha ricevuto. A cominciare da un paio di buone incisioni del suo fondamentale testamento didattico, e cioè il “Gradus ad Parnassum”, tre densi volumi contenenti 100 esercizi intesi a sviluppare, di volta in volta, determinati procedimenti di tecnica pianistica ed al contempo a fornire modelli di forme classiche (canoni, fughe, preludi, suites, rondò, primi tempi di sonate). Nato a Roma nel 1752 e morto in Inghilterra a Evesham (Worcestershire) nel 1832, Clementi studiò inizialmente nell’ambiente musicale pontificio e venne in seguito assunto come organista nella Chiesa di San Lorenzo in Damaso. Ad appena 14 anni avvenne poi la svolta importante della sua ancora giovane vita: un ricco viaggiatore, Sir Peter Beckford lo ascoltò ammirato mentre suonava al clavicembalo. Il nobile inglese decise immediatamente di prendersi cura di quel giovane talento e convinse il padre di Muzio a portarlo via con sé nella sua residenza di Fonthill Abbey nel Dorsetshire dove almeno per sette avrebbe provveduto alla sua educazione e al suo mantenimento. In quegli anni di intenso studio, Clementi maturò il proprio stile pianistico, inziando con l’associare l’eredità clavicembalistica italiana (si pensi in primis a Domenico Scarlatti) con il classicismo contemporaneo di Haydn e lo stile galante del londinese d’adozione Johann Christian Bach (per chi non lo sapesse uno dei figli del sommo Johann Sebastian). Quest’ultimo, si sa, influenzò non poco anche la formazione del (quasi) coetaneo di Clementi, Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791). Quanto possa aver inciso la fama e la popolarità universali raggiunte - soprattutto “post mortem” - da Mozart per oscurare (almeno in parte) le opere pianistiche e concertistiche del nostro Clementi non è dato con certezza sapere. Certo è che il notissimo pianista Leone Magiera (nella foto) sottotitolando il suo nuovo cd, pubblicato di recente da Bongiovanni, “Muzio Clementi, Mozart’s Real Rival” spezza più di una lancia a favore del pianista-compositore capitolino. Ascoltando poi tutte d’un fiato le sei sonate contenute nel prezioso cd, sarà anche agevole cogliere quanto lo stile dell’uno (Mozart) e dell’altro (Clementi) abbiano diversi punti in comune. Il musicologo Alessandro Taverna, autore delle note del booklet, sottolinea giustamente come nella Seconda Sonata op. 47 sia addirittura evidente l’ "anticipazione" da parte di Clementi del celebre tema introduttivo del Flauto magico di Mozart. Infatti, questa sonata fece parte integrante della celebre sfida pianistica che li vide entrambi protagonisti alla Corte Imperiale di Vienna nel 1781. Dieci anni dopo, nell’accingersi a comporre il suo “Flauto magico”, il genio salisburghese non aveva evidentemente dimenticato l’incipit così intrigante di quella sonata del rivale italiano. Da sottolineare, aneddotica a parte, la brillante lettura che Magiera offre di queste godibilissime sonate: agilità, leggerezza e sublime eleganza nel tocco. Da auspicare che il suddetto cd della benemerita etichetta bolognese sia solo il primo di una lunga serie per rivalutare degnamente la figura e l’opera del compositore romano.

1 commento:

  1. O dio... se c'è una cosa che da pianista ho studiato senza sentirne alcun vantaggio tecnico nè tantomeno estetico... sono stati proprio quelli orrendi studi del Gradus. Mai sentiti pezzi più brutti, più inadatti a formare un pianista del livello dei nostri giorni... Si sente tutto il vecchiume della riforma gentiliana nella scelta di quei pezzi...

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