mercoledì 1 giugno 2011

Prende il via domani all'Odeon di Molfetta la seconda edizione di "Sulle Ali della Bellezza"


Tradizione e sperimentazione si fondono nel nuovo spettacolo “Le Variazioni della Follia, quadri di suoni e parole”, che inaugura giovedì 2 giugno al teatro Odeon di Molfetta (alle 21.00) la seconda edizione di Sulle Ali della Bellezza, curata dall’etichetta discografica Digressione Contemplattiva.
In scena l’Ensemble Meridies (Alessandro Ciccolini violino, Gioacchino De Padova e Claudio Mastrangelo viola da gamba, Rosario Conte tiorba e chitarra, Michele Visaggi clavicembalo), Gianvincenzo Cresta e Nunzia Antonino, guidati dalla regia di Carlo Bruni.
Il progetto ruota intorno alla Follia musicale, un motivo di origine portoghese elaborato e variato da innumerevoli musicisti europei a partire dalla fine del ‘500. Fu materia prediletta dall’utopia barocca esprimere in musica la teoria degli affetti, riproducendo i moti dell’animo umano, in modo tale da irretire l’ascoltatore attraverso le continue variazioni del tema musicale.

“Le Variazioni della Follia è uno spettacolo che nasce, appunto, sul contrasto di due mondi musicali diversi e viaggia su tre piani la musica dal vivo dell’Ensemble Meridies, le mie tre collazioni elettroniche e il percorso drammaturgico interpretato da Nunza Antonino”, come ha spiegato il maestro Gianvincenzo Cresta, compositore irpino e docente del Conservatorio di Bari.
Alle Follie di Marin Marais e di Giovanni Battista Vitali si alterneranno le Invenzioni e le Passacaille di Bonporti e Kapsbeger, gli interventi in elettronica di Cresta, i testi di Erasmo da Rotterdam, Alda Merini e Àngel Gonzàlez selezionati da Nancy De Benedetto e proposti dalla voce di Nunzia Antonino.
“I miei interventi sulla musica dal vivo dell’Ensemble Meridies – continua Cresta - sono delle “collazioni” basate sull’elaborazione del suono del flauto, strumento scelto non a caso proprio perché le variazioni di folia barocca venivano spesso eseguite con le arie del flauto. Il respiro che si trasforma in suono contrasta con la musica degli archi dell’Ensemble”.
La cura della scena è affidata a Carlo Bruni.

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