mercoledì 13 aprile 2011

"La auspicata re-genesis di Phil Collins?" di Giulio Loiacono


"Phil Collins vuol dire Genesis….non si può partire da lui senza parlare del gruppo che lo ha abbracciato, lo ha coinvolto, lo ha fatto leader e front man indiscusso per un lungo periodo, conferendogli maturità definitiva per la sua notevole carriera solistica.
Correva l’ anno 1969 ed il mondo (non solo quello musicale) pendeva dalle labbra dei Fab Four di Liverpool; il fermento tra i quattro era perenne e già si aspettava la loro disunione definitiva. I Rolling Stones, appena nati, non erano ancora in grado di prendere il sopravvento sulla scena dello star system del rock, che avvertiva un profondo senso di rinascita interiore, proprio sulla scorta di quanto i Beatles avevano fatto.
I primi Genesis, formatisi attorno ai geniali Rutherford, chitarrista, e, soprattutto, Peter Gabriel, provengono dall'ottima ed abbiente borghesia della campagna londinese e si raccolgono nella esperienza collegiale della prestigiosa università di Charterhouse.
Il poliedrico musicista Gabriel, financo oboista di buona fama, oltre che flautista e percussionista, fornisce al trio (divenuto tale con l’ ingresso del tastierista Tony Banks) quel quid in più, dovuto ai suoi solidi studi classici e biblistici, da cui il nome della Band, di cui ne diventa il front man assoluto.
Il loro incontro con un altro ex allievo dello stesso College, Jonathan King, esperto nelle sonorità tradizionali della musica classica colta, dà una spinta definitiva al gruppo.
King, che era stato autore di alcuni apprezzati singoli, di buon riscontro, in quella Swingin’ England, introduce i tre nel mondo della discografia vera e fa da mentore indiscusso della prima fase del gruppo, in qualità di loro manager.
L’ossessione per la religione, l’atteggiamento nel trattare le tematiche sessuali con ironia e distacco nei testi di Gabriel e l’ostinazione nell’abbandonare il solco beatlesiano per avvicinarsi alle sonorità dei Bee Gees, soprattutto per iniziativa del loro manager, procurano al gruppetto, che si avvale, in questi anni, di volta in volta, di altre sporadiche collaborazioni, una serie di fiaschi commerciali, ragion per cui il gruppo decide di giubilare King.
Ma non si può tornare indietro, anche perché emerge il talento organizzativo e la personalità di Peter Gabriel, che organizza, col tempo, dei veri e propri casting completi, alla ricerca di grandi interpreti delle sue idee musicali, sempre più innovative e rivoluzionarie.
In uno di questi meeting viene selezionato il giovane Phil Collins, che rivela, fin dall’ inizio, delle notevolissime qualità, innanzitutto percussionistiche, cosa che permette al Gabriel di allontanarsi dalla postazione defilata della batteria e dalla seconda fila dei fiati per fare, a tempo pieno, l’ autore, il cantante, il totem.
La eccezionalità di Collins emerge subito; egli è in grado di tenere a mente il già buon repertorio della band, che passa, in epoca glam, di successo in successo, per merito di Gabriel, che diviene, financo, icona di stile, come diremmo noi adesso, “trasgressivo”, accompagnato da un uso, sempre più esplicito, nei testi di Gabriel, del sesso, ora sfacciato e messo in piazza.
Dopo un infortunio di Gabriel, il quale, gettatosi nel corso di un concerto tra il pubblico, ne causò il temporaneo defezionamento, i restanti Genesis meditano l’ ammutinamento da questo personaggio, oramai, ingombrante ed anche un poco scomodo, anche se garante di successi, financo in termini di “look”( celebre la testa di volpe ed il manto dello stesso animale che Gabriel indossava quasi sempre).
La miccia era già accesa: il casus belli fu un dissidio attrorno a probabili nuovi elementi della band; infatti, da una collaborazione con gli Smile ( di cui facevano parte i due quarti dei futuri Queen), Gabriel propose di inserire, come percussionista Roger Taylor. L’irrigidimento degli altri, a cominciare da Collins stesso, ovviamente, causò la rottura definitiva (1975) con Peter Gabriel, che proseguì una fortunatissima carriera solo.
Sono quelli gli anni di “The dark side of the Moon” dei Pink Floyd, che dominano la scena di quegli anni e che “spingono” i nuovi Genesis, ancora con Gabriel, al celebre “The lamb lies down on Broadway”, il loro grande LP, per il cui lancio si organizzò una tournèe in stile Pink Floyd, con grandi palchi, mezzi, luci, lasers e quant’ altro.
L’abbandono di Gabriel non provocò alcun sussulto ed i Genesis contribuirono allo sviluppo del pop rock degli anni ’80, con successi quali Invisible Touch e Sussudio; proprio da Sussudio e, soprattutto, da Aganist all Odds, lo straordinario talento teatrale e la indubbia presenza scenica di Collins, divenuto il leader indiscusso della band, lo spinsero, pur non rinnegando mai, a differenza di Gabriel, la formazione Genesis, ad una splendida carriera da solista, sino al capolavoro del 1989, Another Day in Paradise, la canzone numero uno di quell’ anno, singolo estratto dal notevole LP “But seriously”.
Il resto è quasi cronaca: le periodiche reunions con i vecchi “compagni d’ arme”, i tantissimi tours mondiali, le milionate di copie vendute sino all’ esilio dorato in Svizzera di Phil.
Ora, triste, solo, sordo, con problemi fisici, che gli impediscono di suonare la sua amatissima batteria, abbandonato dalla moglie, preoccupato di non vedere i suoi figli più piccoli, depresso ed angosciato da una situazione familiare a dir poco deprimente, ha di recente dichiarato di desiderare andar via a piedi dal mondo ed augurarsi che gli accada un incidente, grazie al quale togliersi definitivamente di mezzo. Il grido a questo punto mutuato da un noto film spieberghiano è: “SALVATE IL SOLDATO COLLINS”!
E se sarà necessario, occorrerà avviare una apposita spedizione di recupero e salvataggio di un artista incomparabile, facendogli capire la sua importanza con la sua sola presenza di indubbio riferimento di hall of famer del rock."

GIULIO LOIACONO

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