lunedì 12 maggio 2008

Mirco Ceci e un futuro da grande pianista


Più volte è stato detto e scritto che tra i grandi musicisti (Haydn, Mozart, Beethoven, Brahms e Bruckner) che vissero ed operarono a Vienna tra Sette e Ottocento facendola diventare, a ragione, ineludibile capitale di riferimento dell’Europa musicale, Franz Schubert fu l’unico ad esserci nato davvero, sebbene da figlio di un emigrato moravo ungherese. Ad ascoltare la musica di questo piccolo (ma solo di statura) grande genio musicale ti si apre il cuore di fronte a melodie sempre di nobilissimo conio e fraseggi di così seducente bellezza. Francamente, lo confesso vergognandomi, non conoscevo sino a qualche giorno fa la splendida Sonata in La maggiore op. 120 -D. 664 con cui ieri sera Mirco Ceci, giovane e talentuoso pianista barese, ha avviato a Mola il suo applaudito recital in un affollato (anche da autorevoli personalità del Conservatorio barese) Teatro van Westerhout, nell’ambito della XIV stagione musicale dell’Agimus.
Una sonata quella di Schubert, composta nel luglio del 1819 per una giovane pianista dilettante, tale Josephine von Koller, e che ne mostra la veste più intimamente spirituale e liederistica, senza ostentazioni virtuosistiche, grazie alla cantabilità raffinata e in realtà sempre priva di autentici contrasti dinamici. Ceci, fresco vincitore nel novembre scorso del prestigioso Premio Venezia ne ha offerto una convincente lettura di incantevole freschezza e buona precisione, pur in presenza di un pianoforte Kawai non proprio...scorrevolissimo.
Del pari, Mirco si è anche ben difeso tra le notorie difficoltà tecniche dello Studio Trascendentale n. 4 “Mazeppa” di Franz Liszt (dieci minuti, va detto, di acrobazie virtuosistiche inenarrabili) ed è stato poi a suo agio sia nella Ballata n. 1 in sol minore op. 23 di Chopin, il primo pezzo davvero “rivoluzionario” del celebre poeta del pianoforte, che nella spesso ingiustamente sottovalutata bella Sonata n. 2 in sol minore op. 22 di Schumann, dove ha messo in luce la sua innata sensibilità interpretativa e tocchi di soffice e malinconica levità. Se Mirco Ceci saprà ancora studiare con l’ammirevole costanza di adesso e approfondire sempre, cosa fondamentale, ciò che studia (da anni segue con profitto anche il corso di composizione), la Puglia potrà presto vantare un altro eccellente completo pianista di quella che è da tempo considerata giustamente un’autentica Scuola Pianistica di prima fascia in Italia e in Europa. Basterebbe citare i nomi di maestri quali Benedetto Lupo, Francesco Libetta, Emanuele Arciuli, Andrea Padova, Alessio Bax, Pasquale Iannone e dei non “più giovanissimi” docenti-pianisti che li hanno preceduti di “qualche” anno: dal grande decano Michele Marvulli a Pierluigi Camicia, Gianna Valente, Valfrido Ferrari, Angela Montemurro e Gino Ceci stesso (padre di Mirco), tra gli altri…Mi fermo qui altrimenti poi rischio di incorrere in gaffes terrificanti con mezzo mondo pianistico pugliese.

1 commento:

  1. il suo applaudito recital in un affollato (anche da autorevoli personalità del Conservatorio barese)

    Se ne deduce che le "personalità del Conservatorio" si muovano più per Ceci che per Zimerman! Potrebbe essere... un buon segno. In ogni caso, complimenti.

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