
Diciamo che, ogni tanto-ma il tutto non è poi non è così strano né casuale- ci si sveglia e ci si ritrova, quasi magicamente, all' avanguardia in qualcosa...
Ciclicamente, ciò è avvenuto anche per la musica popolare....a metà degli anni settanta, giusto per non essere da meno delle altre potenze musicali, anche l'Italia gonfiò il petto e sparò le sue cartucce...e furono bei botti. Nel delirio di quegli anni, fenomeni assoluti come i Krisma, poi diventati mentori dei Subsonica, fecero strage di vendite.
Ma non è di questa trita istoria di cui vorrei brevemente parlarvi, ma del movimento della dance anni 90, targato made in Italy e segnatamente di due suoi protagonisti, scelti tra la folla: la veneziana Moony ed i torinesi Eiffel 65.
La prima ebbe vita breve; di lei si ricordano solo due singoli: Acrobats e Dove, in cui la sua voce flautata e mai sgradevole, molto equilibrata e di stampo quasi black ebbe modo di rifulgere, ma fu per poco, anche se lo scrivente la annota proprio grazie alla sua pronuncia inglese limpida e mai forzata, al contrario di molti altri divetti della penisola, che, alla prova dell'inglese, mostrano la corda, abbandonandosi a svisate verbali che sanno di sovrana storpiatura.
Degli Eiffel 65 basta che si ricordino solo due titoli: Too Much of Heaven, qui in basso, e Blue (da ba dee)...ciò li ha resi celebri, davvero, dall' Alpe-di cui, lo rammentiamo, sono originari- sino agli Urali, costituendo, ancor oggi, un autentico punto di riferimento, per la scena dance russa e sono tra i pezzi più ballati, i loro, nei dance clubs più alla moda della nuova Russia.
Milionate di dischi hanno avvolto i torinesi in una spirale di fama-ben meritata-anche nel nondo occidentale ed il loro mirabile mix di dance ed electro rappresenta una delle ventate più originali nel campo della dance music all time.
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