venerdì 17 maggio 2013

Una "Fantastica" di Berlioz da ricordare per i Giovani dell'Orchestra del Petruzzelli


Qualche giorno fa, mi ha chiamato un amico musicista che segue il mio blog per dirmi di non essere così severo con i giovani dell'Orchestra del Petruzzelli, soprattutto nei concerti sinfonici.

In effetti, nel concerto di un paio di settimane fa lo sono stato. Sono pur sempre giovani, per non dire giovanissimi i vincitori delle audizioni/concorsi indette dalla Fondazione Petruzzelli per formare un'orchestra nuova di zecca, e bisogna dargli il tempo di crescere e maturare. Giustissimo.
Ieri sera, però quei giovani, un po' discontinui e distratti, del concerto diretto da Daniel Kawka, si son presi una bella rivincita su chi scrive. Il programma era di quelli da accapponare la pelle, proprio tosto (si può scrivere in una recensione?) con il Primo Concerto per pianoforte e orchestra op. 15 (una sorta di sinfonia con...pianoforte concertante!), quasi un'ora di musica, che campeggiava all'inizio e la difficilissima Sinfonia Fantastica di Berlioz, altrettanto lunga nei suoi visionari cinque movimenti, che completava il programma.
Sul podio  Pascal Rophé, al pianoforte per Brahms, Pierre-Laurent Aimard, uno dei migliori e apprezzati pianisti del pianeta. C'erano insomma tutti gli ingredienti per un gran concerto. Ecco, se proprio devo dirla tutta, la prima parte brahmsiana, mi ha lasciato perplesso. Aimard sarà anche un grande pianista, e questo non si discute, ma per suonare il primo concerto di Brahms occorrono le famose "dita d'acciaio in guanti di velluto". Non mi pare che Aimard abbia queste caratteristiche: Brahms non è nè Chopin, nè Mozart; ci vuol forza, energia, esplosività, vibrante romanticismo. Se posso citare due pianisti di tal fatta, dico Emil Gilels e Krystian Zimerman. Niente di tutto questo. Abbiamo invece assistito a un concerto di rara eleganza baroccheggiante, dove il pianoforte si sentiva anche poco (almeno in platea) e l'orchestra, talora lo sovrastava pesantemente; nè pareva che andassero molto d'accordo pianista e direttore sui tempi.
 In particolare il lungo primo movimento è parso rallentato più del dovuto.
Tutt'altra storia nella seconda parte, dove ci saremmo aspettati una lettura di complicata soluzione, abbiamo invece ascoltato una Sinfonia Fantastica di Berlioz (non ricordo di averla mai sentita a Bari, almeno negli ultimi trent'anni) davvero eccellente, pulita, vibrante, ritmicamente travolgente. Bravissimo Rophé, che se in Brahms non aveva lasciato una gran traccia della sua indiscussa personalità, qui si è riscattato in pieno. Bravissima anche l'orchestra barese, in specie negli archi e nelle pletoriche percussioni berlioziane, che in appena due prove, ha messo su questa smagliante esecuzione. Ovazioni meritate alla fine (comprese quelle del critico-romanelli spesso troppo "severo" con i giovani).

La foto è di Carlo Cofano

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