martedì 11 giugno 2013

Le fondazioni liriche contro lo Stato: "La crisi la pagano i lavoratori" *


"La crisi uccide la lirica. "Lo Stato abdica ai suoi doveri e demanda le sue responsabilità", è l'allarme lanciato dai dipendenti e da alcuni sovrintendenti delle Fondazioni liriche italiane riunite ieri a Roma all'Auditorium Parco della Musica per iniziativa dei sindacati confederali. In prima fila il presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli (nella foto) che sottolinea: "La battaglia riguarda tutti. Dal Mibac servono certezze. Si devono eliminare ritardi e razionalizzare i contributi. A Santa Cecilia da 11,7 milioni di euro siamo passati ai 9 del 2012. Siamo andati avanti mantenendo l'amministrazione in pareggio con il contributo dei sostenitori, non tagliando la produzione".

L'allarme unisce l'Italia della musica da nord a sud. Il sovrintendente della Fenice di Venezia, Cristiano Chiarot, punta il dito contro le "fantomatiche leggi che avrebbero dovuto incentivare la defiscalizzazione e attirare investimenti, ma che non sono mai arrivate".
"Per anni - aggiunge la sovrintendente del San Carlo di Napoli, Rosanna Purchia - si è perpetuata la politica delle non scelte e del si salvi chi può."
Anche i lavoratori dicono la loro lamentando i tagli ai posti di lavoro: "Al Petruzzelli di Bari hanno spacciato la precarietà per flessibilità"; al Carlo Felice di Genova "hanno appena chiesto 50 nuovi licenziamenti"; al Lirico di Cagliari "si potrebbe chiudere ad agosto per la fine dei finanziamenti".
Drammatica è poi la condizione del Maggio Fiorentino: ieri, lo sciopero proclamato per consentire la partecipazione dei lavoratori alla manifestazione romana, ha fatto saltare la prima dello spettacolo "Grandi Coreografi" che vantava la partecipazione di Sylvie Guillem."

*(Fonte: Quotidiano la Repubblica, 11 giugno 2013, pag. 54)

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