giovedì 1 ottobre 2015

"L'ultimo appuntamento del festival Anima Mea si chiude felicemente" di Pino Marsico


"Nella cornice dell' auditorium della Vallisa  l' Ensemble Florilegium Vocis diretto dal maestro Sabino Manzo (nella foto), ha dato vita ad una serata veramente ricca di suggestioni ed emozioni scaturite da un viaggio nella antichissima  tradizione dei canti sacri e popolari della cultura armena: un concerto di voci a cappella, terz' ultimo appuntamento del Festival Anima mea, che fa parte del circuito Orfeo Futuro.
La serata si è aperta con un una breve presentazione del direttore artistico Gioacchino De Padova, che ha sottolineato il profondo valore dei momenti musicali dedicati alle celebrazioni per il ricordo del centenario del genocidio del popolo armeno; importante in questo senso è stata la presenza dell' ambasciatore armeno in occasione del concerto inaugurale al villaggio armeno Nor Arax, fondato a Bari dal poeta esule Hrand Nazariantz.
Il concerto ha per titolo Patarag, che in armeno significa Liturgia divina, ed infatti il primo brano eseguito è un pezzo di padre Komitas, un religioso esule a causa dei terribili eventi del 1915 che ha dedicato tutta la sua vita a ricostruire il grande patrimonio di musica religiosa e popolare, componendo tantissimi brani di musica sacra per solo coro, e per questo è ricordato come il 'Bartok armeno'.

Fin da subito il pubblico si è trovato immerso in un atmosfera in cui si poteva avvertire chiaramente la profondità della nostalgia per una patria tragicamente perduta in un gioco di dissonanze che raggiungeva punte di alta drammaticità, sostenute dalle parti soliste dei soprani e dei bassi, in un dialogo sempre avvolto in una vibrante tessitura armonica.
La bellezza e la forza evocativa di questi canti ha ispirato i musicisti contemporanei , che immergendosi nelle testimonianze poetiche oltre che musicali di questo popolo,  hanno  voluto rendergli  omaggio con delle composizioni per coro eseguite per la prima volta in questo festival.
Dentro questo concerto si è potuto assaporare quindi anche la ricchezza di interpretazioni che la sensibilità moderna ha potuto esprimere facendosi ispirare dalla bellezza di questo patrimonio musicale.
Gianmartino Durighello ha musicato per il coro il salmo di re David, a testimonianza della peculiarità della religiosità armena, che è un ponte tra il mondo ebraico e la tradizione cattolica.
Le suggestive dissonanze dei temi dell' XI e XII secolo, sono all' origine del brano di Da Rold, intitolato 'Il madrigale del ritorno', ispirato alla raccolta di poesie 'Il canto del pane' di Daniel Varuian, poeta armeno vittima del genocidio, nelle quali è centrale il tema dell' Agnello, simbolo del sacrificio del suo popolo.
Vito Andrea Morra ha invece composto un brano per coro, ispirandosi alla poesia 'Io me ne andrò nella notte' della poetessa Vittoria Aganoor, mentre Mario Lanaro ha rielaborato musicalmente una poesia preghiera del grande Nazariantz dedicata alla montagna dell' Ararat.
Le irruzioni dei toni gravi dei bassi, soprattutto nelle parti da solista, e nei dialoghi concitati con i soprani, creavano effetti di alta drammaticità, nei quali era palpabile l' abisso della tragedia che questo popolo ha vissuto.
Nell' ultimo brano invece un aria più distesa descrive la nostalgia delle bellezze del monte Ararat, con un andamento di filastrocca giocosa e piena di luce che ci immerge nella sua natura festosa; un intreccio di voci, tra alternanze di forte e pianissimo volteggia quasi sospeso ad esprimere l' immenso affetto per questa terra.
Ed è proprio quest' ultimo brano, con la sua nota di speranza, a ricapitolare tutta la gamma dei sentimenti che il pubblico durante la serata ha vissuto con un intensità tale, testimoniata dal lungo e caloroso applauso seguito dal bis del coro diretto splendidamente dal maestro Sabino Manzo."  
                                                                                                               Pino Marsico


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