lunedì 15 settembre 2014

Il cappello di paglia, una "macchina perfetta" al Petruzzelli. Ovazioni e applausi.



Abbiamo visto (finalmente) uno spettacolo bellissimo, degno di tal nome, curatissimo nella scene e nella regia; non meno da apprezzare, per la giovane compagnia di canto e la strepitosa direzione d'orchestra. Coro e orchestra eccellenti, pubblico naturalmente in visibilio.
Non sto raccontando un sogno. La produzione del cappello di paglia di Firenze andato in scena sabato sera al Petruzzelli, capolavoro godibile e raffinato prodotto dal genio assoluto di Nino Rota, resterà per davvero una pietra miliare nella carrellata di titoli che dal 2009 abbiamo puntualmente seguito. L'elenco delle opere di Rota, si sa, non è affatto risicato. Due, peraltro, sono le sue creazioni più popolari. Il cappello di paglia e la Napoli milionaria. A Bari, come è noto, il Cappello andò in scena già una decina d'anni fa al Piccinni, con la regia di Alessandro Piva (l'aiuto regista era, guarda caso, Elena Barbalich) ed un cast interessante. Qui però, al Petruzzelli, ci pare, che l'opera abbia acquistato un fascino ed una eleganza incredibili. Merito, non solo della Barbalich, che ha maturato un'idea splendida di "far teatro" divertendo, ma anche della geniale scenografia di Tommaso Lagattolla, autore eccelso anche dei costumi, oltre che del perfetto disegno luci di Michele Vittoriano e delle dinamiche coreografie di Danilo Rubeca. La vicenda di Labiche, trasformata come si sa, in un fantasmagorico film muto da Renè Clair, rivive qui al Petruzzelli con una leggerezza ed una simpatia uniche. Merito anche di una direzione calibrata ed equilibrata di Giuseppe La Malfa, giovane direttore di cui sentiremo sicuramente parlar in futuro. Un ragazzo che è nato in Sicilia, ma si è affermato qui a Bari in conservatorio, alla scuola di direzione d'orchestra del maestro Rino Marrone. Sin dalla brillante ouverture La Malfa è salito in cattedra, regalandoci dinamiche sottili e brillantezza eccellente nel dipanarsi dei tratti principali dell'opera. Perfetta la sua direzione, anche nel seguire amorevolmente i cantanti. Tutti giovani e di talento, a cominciare da Giulio Pelligra (Fadinard), Pietro Bianco (Beaupertuis), Francesco Castoro (nel doppio ruolo dell'esilarante zio Vezinet e di Achille), Francesco Paolo Vultaggio (Emilio), Marco MIglietta (Felice), Pasquale Scircoli (una guardia), Giuseppe Ippolito (caporale). Ed ancora: l'ottima Damiana Mizzi (Elena) Francesca Bicchierri (Anaide), Francesca Ascioti (Baronessa di Champigny) ed Annamaria Bellocchio (La modista); infine bravo anche Domenico Passidomo (nella parte del violinista Minardi). Un cast numeroso, giovane e adeguato, in cui la ciliegina sulla torta era costituta dalla presenza trascinante, eccellente ed impareggiabile di Domenico Colaianni nel ruolo del suocero "rompino" Nonancourt . Un ruolo che sembra cucito perfettamente sulle sue spalle, recitato e cantato meravigliosamente. Pubblico in visibilio, grandi ovazioni per tutti, ma soprattutto per la regista Barbalich ed il direttore La Malfa, coautori di uno spettacolo bellissimo e pienamente convincente. Si replica domani e giovedì 18. Si spera davvero, che siano recite pienissime. Lo spettacolo lo merita!

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