giovedì 25 settembre 2014

"La stagione sinfonica della Scala punta sul Sacro" di Elena Percivaldi


"E' uno Zubin Mehta un po' trafelato (arrivava direttamente da Malpensa: «Sbarco bagagli in ritardo» - dice sorridendo) ma in gran forma, quello che presenta, insieme al sovrintendente Alexader Pereira e al nuovo responsabile dell'ufficio stampa scaligero Paolo Besana, la stagione sinfonica 2014-2015 del Teatro alla Scala di Milano. Stagione che presenta un ricco cartellone di concerti - 9, con 19 date – dove la musica sacra sarà la grande protagonista. Si parte il 29 settembre con la “Creazione” (“Die Schöpfung”) di Franz Joseph Haydn, il grandioso oratorio per soli, coro e orchestra composto dal maestro austriaco tra il 1796 e il 1798. Sul podio ci sarà proprio lui, il maestro Mehta: solisti Julia Kleiter, Peter Sonn e Thomas E. Bauer con il Coro del Teatro alla Scala diretto al solito da Bruno Casoni.
Il capolavoro sacro di Haydn manca dal Piermarini dal 1994, allora c'era Riccardo Muti. Oggi, con il ritorno di Mehta, si dà il via a una stagione sinfonica di particolare prestigio e di forte sapore internazionale, che vede sfilare sul podio Daniel Barenboim (12, 14 e 15 novembre, direttore e solista), Daniel Harding (23, 24 e 26 gennaio 2015, con il pianista Rudolf Buchbinder), Georges Prétre (16, 18 e 21 marzo 2015) e Cristoph von Dohnányi (13, 14 e 15 aprile, con il baritono Thomas Hampson). In programma Bruckner (sinfonie 4 e 8), Mozart (concerto per piano n.27 kv 595), Bartok, Mendelssohn, Mahler (sinfonie 1 e 9), Cajkovskij e Sostakovic, Schumann e Beethoven. Di quest'ultimo oltre al concerto per pianoforte n. 5 sarà eseguita, in occasione del concerto di Natale (21 dicembre), la Missa solemnis in re maggiore op. 123: altro capolavoro che, assieme al Requiem verdiano per Claudio Abbado il 3 e 4 ottobre (sul podio Chailly), dimostra un rinnovato e deciso interesse della Scala per il repertorio sacro.
La novità principale della stagione è però l'introduzione dei concerti di tre grandi orchestre straniere, una per turno di abbonamento: Riccardo Chailly dirigerà l'Orchestra del Gewandhaus di Lipsia il 16 febbraio del prossimo anno con il violinista Julian Rachlin, Vladimir Jurowski la London Philharmonic Orchestra con il pianista Daniil Trifonov e Paavo Järvi l'Orchestre de Paris con la pianista Hélène Grimaud.
«La stagione sinfonica della Scala – ci spiega Pereira – è ambiziosa perché coinvolgerà non solo l'orchestra ma anche il coro. Il nostro sarà un grosso impegno, importante ma senza esagerare. Ho voluto di proposito la presenza di maestri di grande esperienza perché l'auspicio è che trasferiscano la loro conoscenza all'orchestra e ai giovani. Voglio approfittarne finché ci sono». Il riferimento, in particolare, è a Prétre (classe 1924) ma anche allo stesso Mehta (classe 1936) che torna alla Scala dopo quattro anni, da quando cioè diresse “Tannhäuser”, che per lui e il cast fu un trionfo ma la regia e l'allestimento, firmati dai catalani Fura dels Baus, furono duramente contestati soprattutto dal loggione. Oltre all'oratorio di Haydn dirigerà, tra febbraio e marzo, una nuova produzione dell'Aida.
«Adoro la “Creazione” – commenta il Maestro – è un vero miracolo in cui si sente già Beethoven e persino Wagner, con quei tocchi di puro impressionismo. L'ho già diretta varie volte anche con cinque voci. Qui ne userò tre, più una dal coro, con un organico piuttosto limitato: una sessantina di coristi e un'orchestra piccola, per dare un senso di trasparenza e raccoglimento».
La “Creazione”, del resto, è un'opera molto speciale anche per Pereira. «La mia bis-bis nonna – racconta sorridendo - fu una dei fondatori del Musikverein di Vienna e finanziò un'accademia di ben 600 musicisti per eseguire questo capolavoro di Haydn. E' una pagina intensissima che trasmette grande energia: è il manifesto, straordinario, della fede del compositore. Quando la ascolto non posso non commuovermi».
Non poteva mancare, e infatti puntuale arriva,  la domanda su Riccardo Muti e la sua decisione di lasciare l'Opera di Roma. La risposta sorprende, ma neanche tanto:  «Sono molto triste per lo sviluppo della situazione fra il Maestro  e l'Opera di Roma - dice - : l'Italia non può lasciare senza domicilio le sue idee artistiche». Ma  subito rilancia: «Da oggi fino all'ultimo giorno del mio mandato proverò a riportare Muti alla Scala».
A chi gli chiede ancora del cartellone Expo, il sovrintendente risponde rimbalzando le polemiche sollevate da chi ha accusato il Festival che segnerà il 2015 di presentare poche orchestre italiane: «Ho preferito – spiega – concentrarmi solo su Santa Cecilia e la Filarmonica, con un progetto chiaro affidato a due sole orchestre, e puntare sull'estero come biglietto da visita. Quelle che verranno a Milano - i Berliner, i Wiener, la Boston Symphony eccetera – lo faranno per presentarsi al mondo. E il Festival delle Orchestre Internazionali di Expo 2015 sarà uno dei più grandi festival d'orchestra d'Europa degli ultimi vent'anni». Un augurio? Forse. Comunque vada, questa sarà una stagione davvero speciale. «Inizia con la “Creazione”, e mi auguro davvero che sia una creazione anche tutto ciò che seguirà. Ma garantisco che faremo tutto, anche le cose brutte, con entusiasmo»." 
Programma completo su www.teatroallascala.org

Elena Percivaldi

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