giovedì 25 febbraio 2016

Nabucco di Verdi, un successo che convince il pubblico del Petruzzelli.


La seconda opera di stagione, dopo le Nozze mozartiane del 2016 al Petruzzelli, è il Nabucco di Giuseppe Verdi, ed è praticamente uno dei primi melodrammi del grande compositore di Busseto, prima di arrivare a quelle della maturità in cui si staglia la grande e geniale figura del musicista.
Traviata, Trovatore e Rigoletto, nella fase di mezzo della produzione verdiana, per poi passare ai veri capolavori di  definitive, come Simon BoccanegraForza del Destino, Don Carlos, Otello e Falstaff. Il Verdi di Nabucco, si ascolta, sempre, con piacere. e' disinvolto e schietto ed un po' troppo bandistico. Un'opera, dove emergono le tenzoni guerresche, i cori a tutto spiano ed a "tutta voce", le cabalette spinte e un po' chiassose. Insomma, è un Verdi ancora alle prime armi, che però determina già un suo personalissimo linguaggio, pur tra reminiscenze rossiniane (soprattutto nella Sinfonia, con la ripresa dei temi) e donizettiane.
A Bari, ad aiutare il tutto, una scenografia sontuosa ed efficace  (ben curata da Marta Ferri ) ed "illuminata" dal Light designer Claudio Schmid e dal costumista di rara classe, Pasquale Grossi, autore di un ottimo lavoro su tutti i personaggi dell'opera. L'unico serio problema è quello di uno spettacolo realizzato molti anni fa ed in cui i fondali son cartonati, e sul recupero da parte dell'americano Joseph Franconi Lee di bozzetti a firma del grande Peter Hall, scomparso nel 2010. Uno spettacolo sì da Scala milanese, ma che offre poco in termini di efficacia gestuale e pittorica alla produzione del Petruzzelli.
Il protagonista assoluto dell'opera è invece il coro, e ci vuol poco tempo, per apprezzarne tutte le parti più intense ed efficaci. Il bravissimo Franco Sebastiani, non ultimo, nel Va Pensiero, Inno nazionale d'Italia glorioso, ha regalato un buon momento sotto la direzione eccellente ed equilibrata, di Roland Boer, un passato scaligero di discreto livello ed in tanti altri teatri di prestigio internazionale.
I cantanti, tutti di buona taglia, a cominciare dal Nabucco di Giovanni Meoni, di intensa espressività e con un colore timbrico che ricorda quello del giovane Bruson, con fraseggi rotondi e sinuosi, e buone capacità  nel registro medio-acuto. La scena della pazzia, per esempio, è stato uno dei momenti più toccanti e patetici dell'opera. Come anche i duetti tenuti con il suo contraltare Abigaille, una abile e virtuosistica soprano, la Susanna Branchini, che appariva un po' in difficoltà sulle tessiture più impervie e complesse della prima parte, rifacendosi invece ottimamente in quelle più agevoli delle successive parti. Non garbato, invece, lo Zaccaria del greco Christophoros Stamboglis, dalla vocalità abbastanza approssimativa e poco curata, ha saputo poi riprendersi bene nel finale dell'opera. Squillante e dal timbro pastoso l'Ismaele di Antonio Corianò e la ottima Fenena di Daniela Innamorati, che hanno dato prova di buoni mezzi vocali nel primo quadro del Nabucco.
Al Petruzzelli non proprio pieno (ma quasi...), il risultato complessivo dell'opera verdiana è piaciuto.
A dimostrarlo gli applausi entusiastici nei confronti del Coro e dei personaggi in scena. Sette repliche previste, da qui a giovedì 3 marzo. Speriamo solo di vedere il teatro sempre pieno, se non esaurito.





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