mercoledì 18 novembre 2015

Franco Pulcini è l'ospite di prestigio della Scala di Milano che presenta la lezione-concerto su Leos Janacek a Martina Franca.


Il direttore editoriale della Scala di MilanoFranco Pulcini (nella foto), è l’ospite di prestigio della conferenza-concerto su Leóš Janáček promossa per il ciclo «Musiche tra i libri» dalla Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca. L’appuntamento, realizzato in collaborazione con l'Associazione Musicale Euterpe e l’Ensemble '05, è in programma sabato 21 novembre (ore 19, ingresso libero) nell’auditorium della Fondazione Paolo Grassi, dove il noto musicologo, saggista e storico della musica parlerà del massimo compositore ceco del Novecento, la cui opera musicale ha analizzato nel fortunato volume Leóš Janáček. Vita, opere, scritti (Albisani Editore - Collana De Sono).
Autore «alieno» della modernità, la cui musica - scrive Pulcini - «agisce sul sistema nervoso dell’ascoltatore come la musica rock», Janáček verrà osservato e raccontato nel corso di una serata moderata dal giornalista Francesco Mazzotta e impreziosita dalle performance della pianista Antonia Valente, del mezzosoprano Margherita Rotondi e della violinista Silvia Grasso, nella cui interpretazione si potranno ascoltare il breve pezzo pianisticoLe nostre serate tratto dalla raccolta Sul sentiero ricresciuto (1908), alcuni brani vocali estrapolati dalla raccolta dei cinquantatre Canti su poesie popolari morave (1899) e laSonata per violino e pianoforte (1913-1921), forse la più popolare tra le composizioni da camera di Janáček, considerato uno dei principali esponenti del XX secolo anche in campo teatrale per l’opera Jenufa (1904).

Docente di Storia della Musica al Conservatorio di Milano dal 1979 e autore di diversi libri, tra cui la monografia Šostakovič e le conversazioni con Franco Battiato dal titoloTecnica mista su tappeto, nel libro dedicato al compositore ceco Pulcini documenta l’essenza dello stile musicale di Janáček, nato dallo studio delle inflessioni della lingua parlata, con cui i destini della musica moderna vengono spinti verso l’istintualità fonica primordiale, cioè verso quel “puramente umano” vagheggiato da Nietzsche e Freud al limitare del Novecento.

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